Il Belgio ordina undici F35: saranno costruiti a Cameri

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«Dobbiamo produrre gli F35 a Cameri». Lo ha dichiarato Theo Francken, ministro della Difesa del Belgio, in un colloquio con il sito e magazine di settore Breaking defense a margine della Conferenza di Monaco sulla sicurezza. La probabile nuova commessa novarese sarà costituita dagli 11 caccia di tipo F35-A che Bruxelles intende prenotare dopo i primi 34 ordinati nel 2018 dagli Stati Uniti. Allora il governo di Bruxelles entrò a far parte del programma internazionale a seguito di una gara di fornitori che includeva l’Eurofighter Typhoon e il francese Dassault Rafale. A ottobre è stato completato il primo lotto di 11 consegne, di cui 8 di base in Arizona. In attesa di ricevere gli altri jet previsti dall’accordo americano, Francken ha già confermato l’intenzione di potenziare la flotta nazionale da 34 a 45. «Vogliamo rendere l’F35 il più europeo possibile – ha spiegato il ministro -. Ci sono molte opportunità e possibilità».

Gli accordi degli ultimi anni

Secondo il ministro, il contratto per l’ordine aggiuntivo sarà firmato quest’anno. Qui entra in gioco la Faco di Cameri gestita da Leonardo, l’unico sito di assemblaggio e checkout finale per gli F35 in Europa. Finora la base ne ha sfornati 91. Il più recente, il 12 febbraio, è il 42° esemplare (tutti di tipo A) destinato all’Olanda, mentre gli altri 49 sono stati messi a disposizione dell’Italia: di questi, 41 (37 di tipo A e 4 di tipo B) all’Aeronautica militare e 8 (tutti di tipo B) alla Marina. La notizia è stata accolta con amarezza da don Renato Sacco, esponente nazionale di Pax Christi e vice parroco di Villadossola che fin dall’inizio ha manifestato la sua contrarietà sul programma F35: «Chi esulta per il nuovo ordine dovrebbe vergognarsi e pentirsi, visto che siamo in Quaresima. Questo cacciabombardiere – dice – è il simbolo degli affari di guerra. È gravissimo che Cingolani, ad di Leonardo, sia andato nelle scuole dicendo ai giovani di non farsi ingannare da chi sostiene che si spendono troppi soldi per le armi. Siamo vicini al quarto anniversario del conflitto russo-ucraino e le grandi industrie del settore continuano a sfregarsi le mani». In questi giorni don Sacco è ricoverato in ospedale. «Sto meglio – dice – ma è proprio vivendo esperienze come questa che ci si rende conto quanto sia importante sostenere la sanità: qui ci sono persone che salvano la vita, mentre il comparto bellico studia come uccidere».


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