Il bimbo col cuore “bruciato” resta nella lista trapianti. Primi interrogatori dei medici in Procura

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NAPOLI. L’Heart Team dell’ospedale Monaldi di Napoli va avanti per la sua strada, smarcandosi dalla valutazione, che azzera ogni speranza, firmata nei giorni scorsi dai colleghi del Bambin Gesù di Roma: il bimbo di 2 anni e 4 mesi trapiantato con un cuore danneggiato in fase di espianto «resta in lista trapianto». La notizia l’ha data nel primo pomeriggio Patrizia, la mamma del bambino che versa in gravissime condizioni dal 23 dicembre, giorno in cui ha subito l’operazione che avrebbe dovuto regalargli un cuore nuovo e invece lo tiene adesso in Terapia intensiva, attaccato all’Ecmo, il macchinario salvavita che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni.

«Le condizioni di mio figlio sono stazionarie», ha detto Patrizia, riferendo l’esito della tanto attesa riunione dell’Heart Team che era chiamato a pronunciarsi sulla possibilità di sottoporre a un nuovo trapianto di cuore. «Ma oggi resta in lista d’attesa», ha aggiunto. Domani però tutto potrebbe cambiare. L’Heart Team dell’ospedale Monaldi di Napoli effettuerà una valutazione del quadro clinico del bambino giorno per giorno, proprio perché le condizioni del piccolo sono molto gravi. «È stata una giornata ansiosa, ma non perdiamo la speranza», ha detto la donna prima di andare via.

In Procura a Napoli, intanto, si sono tenuti i primi interrogatori nell’ambito dell’inchiesta che vede indagati, per lesioni colpose gravi, sei tra medici e paramedici del Monaldi di Napoli che hanno fatto parte del gruppo deputato all’espianto, avvenuto a Bolzano, e del gruppo deputato al trapianto. Gli inquirenti hanno ascoltato come persona informata sui fatti il cardiologo Giuseppe Limongelli, che lo scorso 29 dicembre si è autosospeso dall’incarico di responsabile del «Follow-up del post-trapianto». Limongelli non è indagato perché non ha fatto parte dei due gruppi oggetto delle indagini, ma gli inquirenti hanno deciso di convocarlo per fare un punto sulle ragioni – presumibilmente collegate all’operazione del 23 dicembre – di smarcarsi dal caso del bambino. Il cardiologo è stato ascoltato in procura per circa tre ore. E in procura, stamattina, si sono recati anche gli avvocati della famiglia del bambino, il civilista Francesco Petruzzi e il penalista Angelo Riccio. I legali hanno chiesto della possibilità di procedere con incidente probatorio per acquisire e blindare tutta la documentazione clinica relativa al bambino, anche allo scopo di poter entrare in possesso degli accertamenti sanitari da girare eventualmente ad altri specialisti per un nuovo consulto. Ma i pm che seguono al caso hanno per il momento deciso di non procedere con questa «blindatura».

«I tempi non sono ancora maturi per accertamenti tramite incidente probatorio», ha spiegato l’avvocato Riccio. I legali, dunque, già stamattina hanno inoltrato formale richiesta al Monaldi di ricevere la documentazione.

«Ovviamente la richiesta è stata subordinata alla estremità dell’urgenza – ha aggiunto l’avvocato Riccio – e, qualora il Monaldi non fornisca l’intera documentazione immediatamente, attiveremo organi di procura anche e soprattutto per sollecitarli». I legali confidano però in una maggiore “collaborazione” dell’ospedale, anche per superare quella poca trasparenza nella comunicazione che ha accompagnato questa difficile storia. «La situazione è stata molto complessa per quanto riguarda le informazioni – ha lamentato l’avvocato Riccio -. Noi abbiamo ricevuto informazioni in un secondo momento rispetto a organi terzi».

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