Il colloquio Meloni-Vance e la nuova sfida dei minerali critici

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ROMA. Il tema dei minerali critici ha attraversato le ultime 48 ore di lavoro di Giorgia Meloni, perlopiù dedicate al confronto con il Quirinale per le ultime modifiche al pacchetto normativo sulla sicurezza. C’è stato un vertice a Washington da cui è uscita la proposta di un accordo commerciale anti-Cina tra Usa, Unione europea e Giappone, a cui ha partecipato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Quasi certamente i minerali critici saranno uno degli argomenti al centro del confronto, domani a Milano, tra la premier e il vicepresidente americano JD Vance a Milano, a margine dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. In agenda, Meloni ha tre appuntamenti: il presidente polacco Rafael Nawrocki, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e il numero due di Donald Trump.

Vance è arrivato a Milano con moglie e tre figli, e nel pomeriggio di ieri è andato a godersi la vittoria della nazionale statunitense di hockey su ghiaccio assieme al segretario di Stato Marco Rubio (per la cronaca, all’Arena di Rho gli Usa hanno battuto la Repubblica ceca 5-1).

Il tempo per approfondire i tanti dossier aperti che legano Italia, Unione europea e Stati Uniti non sarà abbastanza, perché oggi è soprattutto un giorno di festa, dedicato allo sport e ai flash dei fotografi, ma nella breve parentesi diplomatica che si ritaglieranno in una stanza della Prefettura di Milano, alle ore 13, Vance e Meloni si concederanno un rapido aggiornamento su un po’ di questioni. Ovviamente Ucraina, Afghanistan (i due potrebbero tornare sulla gaffe di Trump che anche la leader italiana ha definito irrispettosa verso i soldati europei morti nella lunghissima missione internazionale) e Gaza, con Meloni che attende una risposta sulle modifiche allo statuto del Board of Peace, per poterne entrare a far parte, senza incidenti costituzionali.

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Si diceva, poi, delle materie prime critiche: il vicepresidente è decollato dagli Stati Uniti dopo aver aperto i lavori del vertice di Washington dedicato a come mettere a riparo dal predominio cinese la produzione e il controllo delle terre rare, indispensabili per energia, difesa, digitale e tecnologia del futuro.

È un asset geopolitico sul quale Meloni offre il totale sostegno all’amministrazione Usa, convinta che attorno a questa sfida si costruiranno le convergenze commerciali e le alleanze di domani. Per l’Italia è un settore cruciale, perché vitale per un’industria ad alto tasso manifatturiero sarà rendere sicura e indipendente da Pechino la filiera di queste particolari materie prime. A riprova di quanto sia attuale tra i leader, l’argomento ieri è stato sviscerato anche durante il bilaterale a Palazzo Chigi tra Meloni e il nuovo presidente della Repubblica del Cile Josè Antonio Kast.

Il Paese sudamericano vive una scissione interna, tra il governo di sinistra e la presidenza che di recente ha spostato nuovamente a destra il baricentro elettorale, con gli occhi rivolti sulla Casa Bianca di Trump.

In questa spaccatura, sfruttamento delle terre e investimenti sui materiali critici sono diventati tema di dibattito, relativo anche alle nuove partnership commerciali: «Vogliamo fare progressi su litio e terre rare – ha spiegato Kast uscendo dal colloquio – Ma questo deve avvenire con la nostra popolazione, non contro la nostra popolazione. Dobbiamo chiarire che questo può essere un vantaggio per diverse zone del nostro Paese e dimostrare che quando chiudiamo questa possibilità, gli investimenti se ne vanno». In Cile, ha concluso, «è stata negata la possibilità di investire in alcune zone e questi investimenti sono andati in Brasile».

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