Il giallo della scomparsa di Esmail Qaani: è lui la spia del Mossad tra i pasdaran?

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E’ giallo sulle sorti di Esmail Qaani, il sessantasettenne potente capo delle forze di élite Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Il generale che, dopo aver preso parte a missioni in molti scenari di guerra nel 2020 ha preso il posto di Qassem Soleimani ucciso nei pressi dell’aeroporto di Baghdad in un attacco americano, secondo molti post pubblicati su diversi social media, sarebbe stato arrestato, interrogato e ucciso dal regime iraniano perché considerato una spia del Mossad nel paese islamico, responsabile di aver aiutato Israele e Stati Uniti a portare attacchi non solo in Iran, ma anche contro i leader dei gruppi proxy del regime.

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Negli ultimi anni, più volte si è puntato il dito contro Qaani e più volte è stato dato per morto, per poi riapparire in pubblico. Quando a settembre del 2024 Israele uccise nel suo bunker nel sud di Beirut il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, Qaani avrebbe dovuto essere sul posto, ma non risultò fra le vittime. In verità non si presentò neanche al suo funerale eppure, come capo delle forze Quds, e quindi responsabile dei gruppi all’estero, la sua presenza era quasi d’obbligo. Di qui le speculazioni o che fosse morto, o che fosse stato arrestato. Si manifestò in Iran un mese dopo al funerale di Abbas Nilforoushan, il brigadiere generale vice responsabile delle operazioni delle guardie rivoluzionarie iraniane, morto nell’attentato a Nasrallah.

Stesso discorso un anno dopo. Quando Israele attaccò a giugno dell’anno scorso l’Iran, Esmail Qaani è stato dato per morto, per poi riapparire alla fine dello stesso mese a sorpresa in una manifestazione pubblica a Teheran, in abiti civili e indossando un cappellino sportivo.

Dall’inizio lo scorso sabato della nuova ondata di attacchi israelo-americani all’Iran, sono stati uccisi diversi esponenti del regime di Teheran, a cominciare dalla guida suprema l’Ayatollah Khamenei. Israele aveva pubblicato una lista di funzionari iraniani e legati all’Iran che voleva eliminare. Lo scorso fine settimana, la lista è stata dichiarata “completa”. Il nome di Esmail Qaani non figura nell’elenco.

Dato il suo ruolo, le speculazioni sul fatto che sistematicamente quasi tutti i capi dei gruppi che a lui fanno capo siano stati uccisi o decimati e lui è riuscito sempre a sopravvivere, quanto meno desta sospetti o crea un problema di leadership. Oltre infatti alla decapitazione di Hezbollah con l’omicidio dell’ex segretario generale Nasrallah e di altri alti esponenti, l’uccisione a Teheran nel luglio 2024 di Ismail Haniyeh, ex capo politico di Hamas e poi a Gaza quella del suo successore Yaya Sinwar, oltre alla decapitazione dei vertici degli Houthi, mettono in dubbio quanto meno la sopravvivenza politica di Qaani.

Secondo le fonti, sarebbero stati i servizi cinesi, da sempre molto vicini a Teheran, ad aver avvisato l’alleato iraniano della diserzione di Qaani. Il quale non è mai riuscito a sostituire, anche per il suo carattere più schivo, nei cuori il predecessore Soleimani e in più di una occasione ha smentito di essere al soldo del Mossad. Smentita arrivata, in passato, anche sull’account X dello stesso servizio di intelligence esterna israeliano.

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