Il mago del Cremlino, così un film racconta l’ascesa di Putin e svela la propaganda

0
1

C’è tutto quello che uno spettatore europeo si aspetterebbe in media dalla Russia: sterminate distese di boschi innevati, vodka bevuta a canna (praticamente tutti i personaggi girano con una bottiglia in mano), colbacchi alti come le torri del Cremlino, donne bellissime, intellettuali tormentati, lunghi e altisonanti monologhi sul destino della Russia, casette di legno e palazzi sontuosi, e molta violenza. Attentati dinamitardi, guerre di invasione, arresti di oppositori e omicidi politici si susseguono senza sosta, senza peraltro menzionare molte delle vittime più illustri. Naturalmente non mancano gli oligarchi pieni di dollari e gli ufficiali dell’ex Kgb con lo sguardo di piombo, che si contendono il diritto a tirare le fila di una politica russa rappresentata come un teatro di marionette, fino alla metafora letterale di un Boris Eltsin legato alla sedia per farlo stare dritto davanti alle telecamere.

A vedere Il mago del Cremlino, il film del francese Olivier Dessays tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, ci si chiede cosa possa comprendere in due ore e passa uno spettatore che non ha vissuto, studiato e raccontato gli ultimi trent’anni della Russia postsovietica. I personaggi sono tutti reali, hanno nomi e cognomi veri (tranne appunto il “mago”, e Mikhail Khodorkovsky, riconoscibilissimo, ma occultato dietro un pseudonimo, probabilmente per timore di querele), si muovono in circostanze che hanno fatto i titoli dei giornali degli ultimi decenni, e a tratti sembra di guardare più una docufiction che un’opera di fantasia. Se poi, dopo la proiezione, ci si ferma per discuterne insieme agli spettatori, come è successo lunedì sera a Torino alla serata speciale organizzata dal Cinema Nazionale, si capisce che buona parte dei dibattiti che si fanno su Putin e la sua guerra contro l’Ucraina, sono ancora condizionati dal nostro immaginario della “Casa Russia”. Del resto, è proprio quello che vorrebbe un film incentrato attorno al “mago”, uno spin doctor moscovita il cui prototipo dichiarato è Vladislav Surkov. Per anni il “tecnologo politico” di Putin, è stato autore di ideologie e scenografie chiavi in mano, oltre che di un romanzo su se stesso, che poi ha ispirato a un altro “tecnologo politico” e studioso dei suoi simili come Giuliano da Empoli un altro romanzo, in un gioco di specchi che ha spinto qualcuno a Mosca a sospettare che dietro all’operazione hollywoodiana ci sia in realtà una sceneggiatura voluta proprio da Surkov, e finanziata da oligarchi russi.

Motivo per il quale Il mago del Cremlino era stato visto con molta preoccupazione dalle autorità della Lettonia, Paese dove è stato girato, in un ironico ribaltamento dei ruoli: all’epoca sovietica i Paesi Baltici fornivano la scenografia a tutti gli allestimenti ambientati in Europa, dalle fiabe agli sceneggiati storici agli adattamenti di Agatha Christie, oggi al contrario appaiono quanto di più simile all’Urss ai produttori di Hollywood. Il governo di Riga ha addirittura negato alla produzione fiscale le agevolazioni fiscali previste dalla legge, definendolo una «potenziale minaccia alla sicurezza». Ma nonostante il reclutamento di una superstar come Jude Law, il suo Vladimir Putin – più che una interpretazione, una imitazione – non ne emerge come un leader carismatico né uno stratega visionario: viene rappresentato come un dittatore per caso, insicuro e vendicativo, dolorosamente conscio di non venire preso sul serio dai potenti internazionali, e deciso a riparare a questo torto immaginario con l’unico strumento che conosce, la violenza.

Una violenza che gli stessi protagonisti (o i loro prototipi) giustificano come una tara ereditaria della Russia, quasi un destino e una missione. Un signore dalla platea si chiede con quali occhi avrebbero guardato il film i russi, e la risposta è che chi l’ha visto l’ha considerato una klyukva, un mirtillo palustre; un viaggiatore europeo del ’600 aveva raccontato di essersi riparato in Moscovia sotto le «fronde rigogliose di una klyukva», e da allora il mirtillo, oltre a essere l’ingrediente immancabile delle insalate e dei dolci tradizionali, è diventato il simbolo del kitsch folcloristico, di quella versione pacchiana e primitiva della Russia dove la vodka, gli orsi, il Kgb e la neve si fondono in un mix che esercita sugli occidentali un fascino che i russi faticano a capire. Gli accenti dei nomi sono sbagliati, le ambientazioni esagerate (l’anticamera dell’ufficio di Putin come direttore dei servizi segreti è più squallida e scrostata del corridoio di un distretto di polizia siberiano), e Jude Law che per mostrare di essere un vero russo, ordina al ristorante una kasha, i cereali bolliti della colazione dei bambini, suscita nella parte russofona del pubblico una risata fragorosa. Ma nello stesso tempo, molte scene e molti personaggi – esemplare la scena della cena di Putin con i suoi oligarchi, con i tartufi serviti da Evgeny Prigozhin, maestro di cucina, di disinformazione e di guerra – sono azzeccati, e l’idea del potere e della paura come strumento necessario di governo è stata teorizzata da generazioni di intellettuali russi davanti a generazioni di europei ansiosi di capirli.

In una Russia raccontata attraverso intrighi, guerre, omicidi e complotti, mancano però i russi, quelli che abitano fuori dal Cremlino. Non a caso una spettatrice si chiede se davvero Putin sia “l’errore” senza il quale la Storia avrebbe preso un altro corso. Il “mago” è un manipolatore di opinione pubblica, e spiega a lungo cosa vogliono i russi e come manipolare le loro paure e speranze. Una idea molto russa, che il prototipo di Vladislav Surkov avrebbe senz’altro condiviso: l’onnipotenza della propaganda. La vittoria dipende dallo spin doctor giusto, che trasforma abilmente la cronaca in Storia, e la Storia in fiction, che poi il pubblico, non solo russo, finirà per confondere con la realtà, rischiando di finire a dialogare – come a molti in Occidente è già successo – non con il Cremlino reale, ma con la sua proiezione nel nostro immaginario.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it