Italia senza Mondiale: pressioni per far dimettere Gravina. Gattuso verso l’addio da ct

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Parafrasando Flaiano, la situazione è Gravina ma non è seria. L’Italia si ritrova senza Mondiale per la terza volta consecutiva, eppure tutto sembra restare immobile nel sistema calcio. Il presidente Gabriele Gravina ha rinviato ogni ragionamento al Consiglio federale della prossima settimana, senza offrire le dimissioni a caldo dopo il disastro in Bosnia, e la sensazione è che solo un intervento del Coni o del Governo possa portare al radicale cambio di rotta. Perché in Figc c’è una maggioranza solida che sostiene l’attuale governance, Gravina è stata rieletto nel febbraio 2025 con il 98,7% dei voti, e la sensazione è che non ci saranno passi indietro volontari.

Anche se la politica si sta già muovendo, con Fratelli d’Italia che ha chiesto le dimissioni degli attuali vertici e con un duro intervento di Ignazio La Russa, presidente del Senato presente a Zenica insieme a Buonfiglio, presidente del Coni. «Non andiamo ai Mondiali – ha scritto sui social nel cuore della notte -: abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il primo rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo – e non da oggi – sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite».

La pressione sta crescendo sulla Federcalcio e iniziano già a circolare i primi nomi di possibili sostituti di Gravina. In pole position c’è Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e reduce dal trionfo olimpico di Milano-Cortina ed è già stato commissario straordinario della Lega Calcio nel 2018. «Sono anni che accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e che nulla si sposta – ha attaccato Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, in un intervento a Radio Crc -, perché non spostando nulla, tutti vivacchiano: io non sono uno a cui piace vivacchiare. Malagò è stato uno che ha lavorato molto bene, ineccepibile dal punto di vista professionale. Nel calcio bisogna resettare e non avere paura e vergogna di ripartire da zero. Se prendesse in mano il calcio italiano, quest’ultimo risalirebbe prestissimo la china: nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente».

Il primo nodo da sciogliere, dunque, è il futuro della Federcalcio. A seguire quello della guida della Nazionale, visto che difficilmente Rino Gattuso resterà ct. Un po’ per il contratto in scadenza a giugno, ma soprattutto per una questione di orgoglio e di responsabilità. Per quanto Gravina abbia detto pubblicamente di voler proseguire con Gattuso, il futuro del tecnico è segnato. E servirà un’autentica rifondazione dopo il terzo Mondiale mancato: non solo ripartendo dai giovani, come Palestra e Pisilli, ma ricostruendo dalle basi un sistema che non funziona più e ora viene scavalcato da discipline che stanno facendo le fortune dell’Italia sportiva: dal volley al tennis, passando per il rugby, il baseball e l’atletica.

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