Jerry Calà: “Sarei stato il simbolo perfetto, ma non mi hanno dato la torcia”

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Solo a sentire le parole Milano-Cortina, a Jerry Calà si illuminano gli occhi: «Queste Olimpiadi mi sollevano una marea di bei ricordi. Sia Milano che Cortina sono proprio parte della mia vita, qualcuno ha anche detto che avrei dovuto portare io la fiaccola… E sì che l’avrei fatto il tedoforo, l’hanno chiesto a tutti e a me no, si vede che si sono dimenticati».

Sospeso nello spazio della memoria fra le località che lo hanno consacrato star del cinema leggero italiano, quello condannato a morte dalla critica ma adorato dal pubblico a cavallo degli anni Ottanta, il comico siciliano (sì, Calogero Calà, nato a Catania nel 1951 e ben presto trapiantato nel capoluogo lombardo) torna sui luoghi dei delitti di Vacanze di Natale e Yuppies. Consapevole di quanto quei film abbiano svelato il lato cafone e rampante dell’Italia da bere di quel periodo.

Lei le seguirà le Olimpiadi invernali?

«Lavoro molto e ho un sacco di spettacoli in questo periodo – fra l’altro ho fatto uno show in uno chalet a Cortina due settimane fa -, quindi non sono spesso a casa a vedere la tv, ma cercherò comunque di seguire le specialità che mi piacciono di più: slalom, gigante, libera e pattinaggio artistico».

Cominciamo da Cortina, che cosa le viene in mente all’istante?

«La famosa battuta di Guido Nicheli con Stefania Sandrelli in Vacanze di Natale: “via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina in due ore, 54 minuti e 27 secondi, Alboreto is nothing”. Specificava quanto ci metteva fra Milano e le Dolomiti col suo bolide, era il ritratto di un’Italia un po’ cafona che andava a Cortina non per sciare, ma per farsi vedere lì. Una commedia satirica anche molto feroce su quel momento di opulenza».

Ma lei ci andava a Cortina? Ha frequentato gli ambienti che ha portato sul grande schermo?

«Prima di fare l’attore no, non potevo permettermelo, ma dopo ci ho passato anche lunghi periodi perché mi ero fatto amici cortinesi che ci hanno sopportato e supportato durante le lavorazione del film. I fratelli Vanzina invece la frequentavano e sapevano bene come fare satira».

In che senso sopportati?

«Noi del cast eravamo dei ragazzi un po’ scapestrati, le sere ci divertivamo andando per baite e a volte non sapevano dove venire a ripescarci. Tiravamo tardi e facevamo amicizia con ragazzi e ragazze del posto: una volta mi sono addormentato sotto un tavolo in una baita e hanno chiuso le saracinesche pensando che non ci fosse più nessuno. Al mattino dopo è venuto Aurelio De Laurentiis (produttore del film, ndr) a prendermi per le orecchie e a riportarmi sul set».

Niente male, altri ricordi?

«Abbiamo girato di nuovo a Cortina per Yuppies, dove c’erano questi ricconi che facevano tanto i fenomeni ma poi non avevano i soldi per pagare i soldi al Caminetto, così sono tornato sul luogo del delitto a girare quella scena bellissima».

Yuppies ci porta direttamente nell’altra capitale dell’avventura olimpica.

«Era il ritratto della Milano dei giovani di successo degli anni Ottanta: una settimana prima del film, i Vanzina mi mandarono a frequentare quegli ambienti perché mi facessi un’idea. Pochi giorni dopo sono tornato dicendogli: non abbiate paura di esagerare, la realtà supera la fantasia».

Cioè? Che cosa vide?

«Penso di essere già stato abbastanza esauriente… diciamo che erano atteggiamenti e manie poi descritte nel film, gente sempre in giro la notte dopo aver lavorato tutto il giorno».

La Milano di oggi che si prepara a seguire i Giochi è erede di quella Milano lì?

«Penso che in determinati ambienti una coda dello yuppismo sia rimasta, ma oggi Milano è molto cambiata ed è l’unica città italiana veramente internazionale. La Milano che preferisco però è un’altra: quella degli anni Settanta, quando insieme ai Gatti di Vicolo Miracoli condividevamo un appartamento in zona Loreto e a casa nostra venivano cabarettisti e cantanti».

Che effetto le fa oggi l’abbinamento Milano-Cortina?

«Milano-Cortina sono io! A Cortina sono tornato spesso con mio figlio, perché imparasse a sciare, e ci sono andato anche di recente per uno spettacolo. Quando la frequentavo io era un posto che viveva moltissimo la notte, e io sono molto nottambulo. Ora è un po’ più calma e tranquilla, forse un po’ meno frequentata dai giovani».

Però non le hanno chiesto di fare il tedoforo.

«Si saranno scordati. Hanno anche escluso Boldi per quella battuta, eppure fa il comico… davvero non si può più dir niente».

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