Jonathan Redmond: “Cento ore di filmati inediti, il mio Elvis mai visto prima”

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«Nessun artista, cantante o performer è mai stato alla sua altezza: Elvis Presley sapeva ipnotizzare il pubblico di tutte le età ai suoi concerti e noi volevamo ottenere lo stesso effetto con questo documentario». Direttamente da Graceland, a Memphis, Jonathan Redmond racconta la sua avventura nel realizzare, gomito a gomito con Baz Luhrmann con cui lavora da 25 anni, il nuovo EpiC: Elvis Presley in Concert, da ieri nelle sale italiane. Uno stordente viaggio musicale accompagnato dalla voce e dal volto di Elvis, il cui mito viene riletto in chiave contemporanea e restituito con vibrante energia sullo schermo, in una scarica inarrestabile di emozioni.

Merito dell’assiduo lavoro a quattro mani del regista Luhrmann e del fedele montatore Redmond, già candidato all’Oscar nel 2023 per Elvis, film biografico con il pluripremiato Austin Butler come protagonista. «Tutto è partito allora, durante le ricerche per quel film – racconta Redmond – . Baz mi chiese di dare un’occhiata agli archivi della Warner Bros nelle miniere di sale sotterranee del Kansas per rintracciare i leggendari concert film di Presley a Las Vegas negli Anni Settanta. In particolare Elvis: That’s the Way It Is ed Elvis on Tour, dati per persi. Con grande stupore di tutti abbiamo trovato 69 scatole di negativi mai visti prima, insieme a numerose registrazioni audio a 16 tracce».

L’idea era inserire qualcosa già nel film, ma l’inattesa quantità di materiale era titanica: 59 ore totali di girato, più altre quaranta tratte dall’archivio personale di Presley, con Super8 privati del tutto inediti scovati da Angie Marchese, vicepresidente degli archivi e delle mostre a Graceland. «Abbiamo subito pensato di farne un documentario a parte, ma ci sono voluti due anni di lunghe e sofisticate lavorazioni per fare di questo footage qualcosa di assolutamente speciale, lavorando sulle pellicole per restaurarle a una qualità mai raggiunta prima, ma anche per ricostruire e remixare le orchestrazioni originali». In altre parole, per restituire la voce di Elvis che racconta la sua vita in prima persona sullo schermo sin dalla prima scena («My side of the story»).

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Come se il tempo non fosse mai passato: «In questo film è Elvis che canta e ci narra la sua storia come mai prima d’ora, prendendo il pubblico per mano attraverso il viaggio della sua vita», spiega Luhrmann. Nella scelta di cosa tenere e cosa eliminare di tutto quel materiale su Elvis la sfida più ardua era «trovare una chiave narrativa che unisse tutto quanto: l’abbiamo rintracciata nelle sue memorabili performance». Ecco perché EpiC è diverso da tutti i documentari musicali dedicati alle rockstar, non mira a raccontare la vita di Presley, ma a mostrare il talento, il genio e l’energia incrollabile di quello che verrà definito «un prezioso dono di Dio» attraverso le sue stesse performance.

Protagonisti non sono solo la musica, la voce e il carisma del Re del rock and roll, ma anche e soprattutto il suo corpo. Corpo esposto, desiderato, baciato dalle fan di ogni età, esaltato dagli iconici costumi di scena, sudato, protagonista di quel ballo forsennato e del movimento di bacino passati alla storia. Il ritmo del film non poteva che essere travolgente, l’obiettivo non era realizzare un’opera commemorativa per i nostalgici fan di Elvis, ma proporre un’esperienza sensoriale capace di parlare a un pubblico più ampio, quello di oggi: «Volevamo realizzare una montagna russa di emozioni per tutte le generazioni, compresi i ragazzi, che in questi novanta minuti avranno la chance di conoscere l’energia di un mito senza tempo», prosegue Redmond.

Il risultato è un’overdose musicale, con oltre settanta brani eseguiti da Elvis a Las Vegas e durante i tour, oltre a prove, registrazioni classiche e alle iconiche cover di artisti come The Beatles, Simon & Garfunkel, Ray Charles e Bob Dylan. Come se non bastasse c’è anche un omaggio di Bono degli U2, American David. Tutto senza mai prendersi troppo sul serio, l’elemento sorpresa su cui insiste il film è la grande ironia di Presley in ogni occasione: «Ci tenevamo a mostrare l’uomo oltre l’icona – conclude -: Elvis non è stato solo un performer tra i più professionali al mondo, o il cantante e l’attore che tutti conosciamo, ma anche un tipo divertente e simpaticissimo, nel pubblico e soprattutto nel privato. Una vera forza della natura». Nel documentario non si ferma un attimo, e chi guarda insieme a lui.

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