La caduta del fenomeno Malinin: sbaglia tutto ed esce dal podio

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Lì dove doveva esserci il più stupefacente salto mai visto si vede il più semplice. Ilia Malinin poteva solo perdere contro se stesso e succede. La maledizione olimpica travolge il dio dei quadrupli e lo lascia giù dal podio. Lui che è partito vincente, anzi superlativo.

Malinin si presenta con una storia da film, un soprannome da cartellone di Broadway «The Quad God», un bonus di punti in teoria inarrivabile e sulla pista olimpica perde ogni certezza, un secondo dopo l’altro. I Giochi sanno essere crudeli, soprattutto quando sei talmente bravo da non preoccuparti abbastanza. L’americano pattina per ultimo, posizione destinata ai favoriti e si ritrova ottavo nella classifica generale. Oltre la previsione del disastro. Vince il kazako Mikhail Shaidorov e non ci crede neanche lui, inquadrato ha la faccia di chi passa di lì per caso, invece è l’oro della prova più guardata ai Giochi. Argento e bronzo ai giapponesi Yuma Kagiyama (che lavora con Carolina Kostner) e Shun Sato. Pure loro increduli, uno rido e l’altro piange. Tutto il Forum di Assago resta muto, prima di applaudire le medaglie ed è un attimo di gelo che va dalla schiena di Malinin in lacrime a quella dell’ultimo spettatore nell’angolo più in alto del palazzetto.

Secondo copione, la sua faccia sul finale doveva essere l’essenza della rock star in delirio sul palcoscenico. Con le mani che si aprono sul volto e la simulazione di un grido fuori controllo. Ha scelto la posa per enfatizzare il concetto di straordinarietà, perché lui è e resta speciale. Pure se invece di quella foto così tanto studiata, in archivio ci va l’urlo di Munch: «Sono scoppiato, non ero pronto a questa atmosfera».

Ritrova la sua verve per un attimo quando fa i complimenti a Shaidorov, lo abbraccia, si scambiano qualche emozionata parola, poi il ragazzo che doveva avvolgersi nella bandiera americana, riabbassa la testa. Desolato. Per lui in tribuna Simone Biles, Jeff Goldblum e Nathan Chen, ultimo oro Usa, giusto quattro fa, con un solo precedent, Lysacek nel 2010. Malinin doveva essere il terzo.

A 17 anni ha strillato «io sono impossibile» dopo essere diventato il primo uomo a planare in perfetto equilibrio da un quadruplo axel. È successo nel 2022 e Malinin ha contraddetto la fisica del pattinaggio, almeno per come la si è calcolata fino a lì perché nel tempo quel particolare tipo di abilità è stato definito «impraticabile».

Il primo quadruplo, di qualsiasi tipo, lo firma il canadese Kurt Browning nel 1988 e il volteggio non diventa subito pratica comune, per 15 anni non si vede quasi più. Dal 2002 entra stabilmente nelle coreografie olimpiche con tanto di dibattito sul festival dei quadrupli che si trascina fino a qui. Inseguire l’acrobazia porta a un’esasperazione della tecnica e affossa il lato artistico, l’allarme recita così. Significa anche rischiare di allontanare il pubblico più largo e confinarsi al gusto di specialisti capaci di distinguere i diversi salti e i loro coefficienti, i punti che portano se eseguiti senza sbavature. Tutti si giocano nella frazione di un secondo in cui i campioni si alzano 77 centimetri da terra. Malinin, di solito, entra con una velocità che su un auto da rally richiederebbe la cintura di sicurezza per attutire l’impatto. Eppure, per quanto speciale sia la parte ginnica, non starebbe lì il motivo per cui questo ragazzo del Nord Virginia ha saputo creare l’aspettativa che poi lo ha sopraffatto. Non solo lì. Malinin si rivolge alla gen Z, scivola sul ghiaccio in ginocchio come i calciatori sul campo. Ha faticato a innamorarsi del pattinaggio di figura perché lo percepiva lontano e ora sa di avere le chiavi per avvicinarlo a un pubblico senza conoscenze da esperto. Gli tocca ricalibrare l’ambizione, anche se è impossibile mettere in discussione il talento.

Figlio di due pattinatori dell’Unione sovietica, diventati uzbeki al crollo dell’Est e americani nel 1998, Malinin lascia a casa la madre Tatiana Malinina perché si agita troppo e tiene accanto a sé il padre. Roman Skorniakov ha dovuto abituarsi, sostiene di essere svenuto al primo doppio axel, figuriamoci come si sarà sentito ieri.

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