La difesa di Chiara Petrolini: “Non sono una madre che uccide i figli”. L’accusa chiede 26 anni

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Sono le voci di due donne a contrapporsi nell’aula del tribunale di Parma. Quella di Chiara Petrolini che per sette minuti si difende dall’accusa di aver ucciso i due figli neonati, per poi seppellirli nel giardino della villetta di Traversetolo, nella campagna emiliana, all’insaputa dei genitori e del fidanzato dell’epoca. E quella di Francesca Arienti, pubblico ministero, che dopo una dura arringa chiede 26 anni di carcere per omicidio volontario e premeditato.

La pm ha voluto chiamare le vittime con il loro nome, in modo da rendere chiaro alla corte che, anche se solo per pochi minuti, sono state due persone reali. Lo ha fatto dopo aver ascoltato la studentessa e babysitter affermare in dichiarazioni spontanee: «Sono stata descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Non ho mai voluto fare del male ai miei bambini».

Nessuno, nel 2023 e nel 2024, si sarebbe accorto delle due gravidanze. Né la famiglia, né gli amici, neanche il fidanzato dell’epoca, padre biologico che ora è parte civile, ha battezzato i bambini post mortem e chiede un risarcimento milionario.

«Non ho mai fatto un test di gravidanza – ha raccontato in aula la ragazza -, non sono mai stata sicura di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Ho sempre detto (agli inquirenti, ndr) che sapevo di essere in stato interessante, perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile». E, ancora: «Non ricordo esattamente il momento in cui li ho partoriti, ma ho creduto che fossero nati già morti».

Sul fatto di averli nascosti nel giardino della villetta in cui tuttora abita con i genitori, agli arresti domiciliari, ha detto: «È stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare. Oggi sto iniziando a capire quanto lo sia stata, ma in quel momento per me è stata la cosa giusta da fare: tenerli vicino, per non allontanarmi più da loro». Questa è stata finora e questa resta la linea difensiva di una ragazza che, all’oscuro di tutti, ha portato avanti due gravidanze, ha partorito da sola in casa e, nella tesi della Procura, lasciato morire e seppellito i due neonati. «Erano parte di me, non avrei mai fatto loro del male, è una sofferenza che oggi mi distrugge dentro», ha ribadito Chiara Petrolini, leggendo un testo scritto.

Tuttavia, non è stata creduta da chi l’ha indagata e ora l’accusa. La sua «è stata una sua scelta consapevole, deliberata – ha sostenuto la pubblico ministero Arienti – voleva nascondere la gravidanza e ha mantenuto uno stile di vita incompatibile con una sana crescita del feto. Fumava, beveva alcolici e, a travaglio avviato, ha consumato superalcolici e marijuana». Per l’accusa, «è emersa la tendenza sistematica e pervasiva a mentire».

Ma a suo carico, pesa soprattutto la cronologia di un telefono cellulare che, se incrociata con l’evolversi delle due gravidanze, arrivate a termine il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, smonta il racconto di una giovane all’oscuro di tutto. «Non voglio che si veda la pancia in gravidanza». «Perdita di peso può causare aborto?». «Schiacciare la pancia per indurre il parto», ha cercato per esempio su Internet Chiara Petrolini, nella prima metà del 2024, quando era incinta di qualche mese del suo secondogenito. «Rottura acque sensazioni». «Acque rotte travaglio non parte». «Come indurre il parto», cerca il primo agosto a pochi giorni dal parto, l’episodio che Procura e Carabinieri hanno potuto documentare con maggior dettaglio rispetto a un primo caso, quello del 2023, in cui le prove sono meno precise. Alle 4 del mattino del 7 agosto, sempre secondo gli inquirenti, ha tagliato il cordone ombelicale del bimbo senza suturarlo e facendolo morire dissanguato. La ricerca su Google è stata: «Dopo quanto puzza un cadavere?».

La procura ha chiesto una pena di 26 anni, con le attenuanti generiche per la giovane età e l’immaturità che anche i periti psichiatrici hanno descritto, pur ritenendo la ragazza capace di intendere e di volere.

«Le ricerche esistono – ha detto la pm Arienti – non sono state fatte a caso e non ne abbiamo mai trovata una in positivo, per il benessere di questo bambino. Sempre e solo ricerche di morte».

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