ISTANBUL. La Juve è uscita con le ossa rotte dall’Ali Sami Yen di Istanbul, contro il Galatasaray arriva la sconfitta più pesante della storia recente in Europa. Un problema non a livello statistico, ma che pesa come un macigno sulle ambizioni della squadra bianconera.
Le ultime due settimane d’altronde han visto il gruppo di Luciano Spalletti buttare quasi tutto ciò che di buono aveva realizzato in precedenza: eliminata in Coppa Italia con l’Atalanta, poi un solo punto tra Lazio e Inter in campionato, infine il 5-2 di Istanbul difficilmente ribaltabile tra sette giorni allo Stadium con la conseguente fine del cammino in Champions ai playoff per il secondo anno di fila. E questa resa incondizionata nella ripresa ha evidenziato ancora una volta i limiti di una rosa non all’altezza delle ambizioni di una Juve che in estate non negava l’obiettivo di tornare a vincere nel minor tempo possibile: ne servirà molto altro. Ecco i cinque problemi – tra i problemi – senza soluzione con cui Spalletti torna da Istanbul.
Riserve e mercato non all’altezza
Scelte chiare, che hanno visto la Juve crescere sia dal punto di vista del gioco che dei risultati, almeno fino a un paio di settimane fa. Ma appena la formazione titolare viene toccata anche solo in una o due posizioni ed ecco che la Juve si scioglie. Le riserve non sono all’altezza dei titolari, alcuni uomini (su tutti Bremer) non sono proprio sostituibili: Gatti e Cabal lo hanno impietosamente dimostrato a Istanbul, ma non sono i soli. E questo riporta anche a un mercato bocciato da Spalletti su tutta la linea: Joao Mario è stato scartato (al suo posto Holm, subito infortunato), Zhegrova e Openda sono due oggetti misteriosi che Spalletti ha ormai bocciato, il solo David ha lanciato qualche segnale, pure Boga dopo i primi due spezzoni positivi è uscito dai radar contro Inter e Galatasaray.
Sempre gli stessi errori
Anche a Istanbul, come con Inter, Lazio, Atalanta e prima ancora in tante altre circostanze, la Juve ha subito tanti gol e quasi tutti li ha regalati. I bianconeri continuano a commettere sempre gli stessi errori, li paga sempre a caro prezzo: passaggi sbagliati dove non sono ammessi errori, palle perse malamente, letture errate pure in situazione di palla inattiva. E se è vero che l’idea di gioco è chiara, è altrettanto vero che sotto alcuni punti di vista i bianconeri non crescono mai.
La condizione precaria
Se giocano sempre gli stessi, quando si scende in campo ogni tre giorni prima o poi il conto arriva. E la Juve lo sta pagando tutto proprio ora. Spalletti ha deciso addirittura di rinunciare all’allenamento della vigilia prima del Galatasaray, ma le scorie del match con l’Inter sono emerse impietosamente. Così come a Bergamo e appunto a San Siro: nel finale, la Juve arriva troppo spesso senza forze.
Incapacità a reagire
Anche Spalletti lo ha detto a Istanbul, la Juve ha compiuto passi indietro anche in termini di personalità e carattere. Non è un caso se nelle nove (nove, troppe) occasioni in cui i bianconeri sono passati in svantaggio sotto la sua gestione, solo una volta è arrivata una vittoria (a Bodo), per il resto sono arrivati tre pareggi (Sporting, Lecce, Lazio) e ben cinque sconfitte (Napoli, Cagliari, Atalanta, Inter e Galatasaray). Di testa a volte cede più che di gambe. E se Spalletti dice che sono dei bravi ragazzi sempre dei giocatori diversi tra quelli che non riescono a dimostrarsi all’altezza, il problema è anche più grave di come sembra.
Coperta corta
La Juve a Istanbul non aveva un centravanti: Vlahovic non tornerà ancora per un po’, David si è fermato in attesa di capire quando potrà rientrare, a Openda sono stati preferiti persino McKennie e Yildiz fuori posizione. La Juve a Como non avrà un terzino destro: Kalulu squalificato, Holm infortunato ancora per un po’, forse Spalletti cambierà modulo e in ogni caso dovrà spostare lì Cambiaso aprendo voragini a sinistra. E poi, la Juve col Galatasaray non avrà un terzino sinistro: squalificati lo stesso Cambiaso e il disastroso Cabal, rimane l’adattato Kostic. E se si ferma Bremer come si teme, dopo aver ceduto Rugani, rimane il solo Gatti che sembra il fantasma di sé stesso oltre a Kelly, adattamenti tattici e di uomini permettendo. In mediana poi non sembrano esserci reali alternative a Locatelli e Thuram, così come sulla trequarti considerando il minutaggio di chi dovrebbe far rifiatare Conceiçao, McKennie e Yildiz.
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