La raccolta fondi di Roggero, il gioiellere che ha ucciso i rapinatori del suo negozio: “Aiutatemi”

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«Tanti di voi mi chiedono quante persone sono morte nella rapina che io e la mia famiglia abbiamo subito cinque anni fa. In realtà, non solo i due rapinatori, ma anche le persone della mia famiglia e le loro speranze di vita». Nel video pubblicato su instagram, al fianco di Mario Roggero, il gioielliere 72enne condannato a 14 anni per l’omicidio di due rapinatori che stavano scappando dopo il colpo messo a segno nel suo negozio, ci sono la moglie Mariangela e la figlia Laura.

Lo sguardo fisso verso la camera, l’espressione mesta, il racconto di un’altra figlia che – assieme a Laura avrebbe dovuto «prendere le redini del negozio ma non ci vuole più mettere piede» –. Il gioielliere, che si è sempre professato vittima di questa vicenda, affermando di aver agito per legittima difesa, racconta il suo dramma e quello di un’intera famiglia. Una tragedia anche economica, giacché, dopo la condanna, ha subito il pignoramento di alcuni immobili per risarcire i familiari di due uomini uccisi e dell’unico sopravvissuto alla sparatoria. Di qui la decisione di dare vita a una raccolta fondi, sfruttando la notorietà sui social, legata ai tanti che con lui hanno solidarizzato durante tutte le fasi del processo. E così, alla fine del video i dati – con tanto di Iban – per un aiuto: tutte le informazioni «per darmi, se lo vorrete, il vostro supporto. Perché anche solo un piccolo contributo può essere un grande sostegno in questo momento!» scrive nei commenti su Instagram con tanto di hashtag: #iostoconroggero.

La vicenda

Era il 28 aprile 2021 quando Roggero, mentre si è accorto che un gruppo di rapinatori stava facendo irruzione nella sua gioielleria in provincia di Cuneo, ha sparato con una pistola che, da anni, teneva in negozio. I colpi sono stati esplosi fuori dall’attività commerciale, prima verso l’auto in cui stavano scappando i rapinatori e poi addosso alle due vittime. Un terzo uomo, ferito, è sopravvissuto.

“Ho sparato per non essere ucciso”

Il gioielliere ha sempre ribadito: «Non avevo intenzione di uccidere. Ho sparato per non essere ucciso». Eppure, secondo quanto ricostruito dal processo, quando ha esploso i colpi, i rapinatori erano di spalle e scappavano. Non solo: Roggero avrebbe inseguito i malviventi superando anche la resistenza della moglie che avrebbe tentato di dissuaderlo dai suoi propositi.

Lo scorso 3 dicembre, la Corte d’appello di Torino lo ha condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione per omicidio volontario e tentato omicidio. In primo grado, ad Asti, avevano stabilito per lui 17 anni di reclusione. Non ha mai chiesto scusa e già in tribunale si era definito “la vera vittima di questa vicenda”. Ha annunciato ricorso in Cassazione.

Il sostegno di Salvini

Sin dall’inizio della sua vicenda giudiziaria, Roggero ha ottenuto la solidarietà di migliaia di persone. Matteo Salvini lo eresse a simbolo di quell’Italia che lavora contrapposta a chi delinque. Fu lo stesso leader della Lega che, dopo la condanna in appello dello scorso anno, invitò pubblicamente su X i suoi follower e sostenitori a dargli «una mano» per sostenere «un risarcimento di mezzo milione di euro alle famiglie dei poveri rapinatori caduti e altre centinaia di migliaia di euro di spese legali».

Dopo la sentenza di primo grado, nel 2023, lo stesso appello arrivò da una delle sue due figlie. Ora una nuova richiesta di denaro.

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