Lasciateci cantare (e smettetela di rappare)

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“Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe come fare: io invece me ne vado in elicottero,” oggi abbiamo scoperto il sequel della canzone di Mogol. Certo che con le royalties di quei 257 fantastiliardi di pezzi depositati, Mogol l’elicottero poteva pure noleggiarselo da solo invece di prendere quello dei Vigili del Fuoco.

Ma tutti minimizzano, e allora capisco che i tempi sono cambiati. Prima ci scandalizzavamo per tutto, ora ingoiamo tranquillamente ogni boccone. Prendi Sal Da Vinci: fino a pochi anni fa sarebbe stato massacrato dalla critica, oggi sento dotte disquisizioni che lo inquadrano come fenomeno di folklore popolare e scomodano la sociologia come se ci trovassimo davanti a un rito aborigeno australiano e non al matrimonio del cugino di Genny Savastano. Come siamo diventati comprensivi. In compenso però ci scandalizziamo perché a Sanremo non ci sono grosse polemiche, il Festival non dà notizie, è diventato irrilevante: e a lamentarsi magari sono gli stessi che da decenni lanciano strali perché durante Sanremo non esiste altro, non si parla d’altro, Bugo lascia il palco e il Paese si ferma. Mai contenti.

Ma veniamo alla serata cover, quella in cui in teoria cantiamo tutti dal divano: sì, quando non decidono di giocare a “indovina che brano è”, li stravolgono al punto che nemmeno Ray Charles nella versione inglese di Toto Cutugno osò tanto. Prendi Meravigliosa creatura: io ce l’ho come power song quando vado a correre, mi mette energia e allegria, se mettessi la versione con di Fedez e Masini potrei correre direttamente al Sert. Ma poi stai lì, con l’ugola pronta a staccarsi sul ritornello e invece parte un bofonchio di un tizio col microfono in gola e ti ritrovi falco a metà: sì, ma a metà frase, che quello sta parlando d’altro. Di cosa? Boh.

Io mi chiedo se un giorno non guarderemo i vecchi spezzoni di queste esibizioni e gli inserti rap ci faranno lo stesso effetto che ci fa oggi vedere la grafica fluorescente della tv dei primi Anni 80. E se anche allora ci chiederemo: ma perché lo facevamo? Ci piaceva davvero questa roba o circolava qualche droga strana?

Alla fine hanno vinto TonyPitony e Ditonellapiaga e lo so che io ho detto tante cose brutte di TonyPitony, ma loro sono stati senza dubbio i migliori, quindi chapeau.

(ansa)

E ora qualche momento clou:

Premio Watergate
Conti: “È arrivato il momento dell’ospite misterioso, era deciso da tanto ma siamo stati bravi a tenerlo nascosto”.

Lady Gaga? Papa Leone? Elon Musk? Topo Gigio?

No: Alessandro Siani.

Forse Conti intendeva dire che sono stati bravi a tenerlo nascosto a lui?

L’outfit da buttare
Occhio al nuovo regolamento dell’Ariston: Pausini si mette fuori il martedì e il venerdì


(ansa)

Momento aguzza la vista
Il bacio tra Gaia e Levante: la Rai lo ha ripreso usando Google Earth


(ansa)

Standing Ovation
Bambole di pezza e Cristina D’Avena: da Occhi di Gatto ai Led Zeppelin pensavo che il passo fosse meno breve. Ma I have a dream: una canzone dei Bee-Hive nella serata cover

Premio Gimme five
A Tredici Pietro e papà Gianni Morandi: quando si sono dati il cinque si è staccato un cornicione dell’Ariston.


(lapresse)

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