Leone XIV ai giudici: “La giustizia unisca la società. Durata ragionevole dei processi e equilibrio”

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CITTA’ DEL VATICANO. Questa mattina nell’Aula della Benedizione, Leone XIV ha presieduto la cerimonia
di apertura dell’Anno Giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, alla presenza del
presidente del Tribunale, degli officiali, degli Avvocati, dei collaboratori del Tribunale e dei rappresentanti degli organi giurisdizionali dello Stato Italiano. E li ha ringraziati per il «servizio che rendete nel delicato e prezioso compito dell’amministrazione della giustizia». E ha aggiunto: «Il vostro lavoro, discreto e silenzioso, contribuisce in modo significativo al corretto funzionamento dell’assetto istituzionale dello Stato e, più profondamente, alla credibilità dell’ordinamento giuridico che lo regge. La giustizia autentica, tuttavia, non può essere compresa soltanto nelle categorie tecniche del diritto positivo. Alla luce della missione che orienta l’azione della Chiesa, essa appare anche come esercizio di una forma ordinata di carità, capace di custodire e promuovere la comunione». Il Pontefice ha approfondito il «rapporto che intercorre tra l’amministrazione della giustizia e il valore dell’unità. La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto nella giustizia una virtù fondamentale per l’ordine della vita personale e comunitaria. A questo proposito, Sant’Agostino ricordava che l’ordine della società nasce dall’ordine dell’amore, affermando che “ordinata dilectio est iustitia”. L’amore è rettamente ordinato, quando Dio è posto al centro e il prossimo è riconosciuto nella sua dignità, allora l’intera vita personale e sociale ritrova il suo giusto orientamento. Da questo ordine dell’amore nasce anche l’ordine della giustizia».

Dignità della persona
«L’amore autentico non è mai arbitrario o disordinato, ma riconosce la verità delle relazioni e la dignità di ogni persona- afferma Robert Francis Prevost-. Per questo la giustizia non è soltanto un principio giuridico, ma una virtù che contribuisce a edificare la comunione e a rendere stabile la vita della comunità. La riflessione teologica e giuridica della tradizione cristiana ha approfondito ulteriormente questa prospettiva». In particolare, San Tommaso, basandosi sul diritto romano, definisce la giustizia come «constans et perpetua voluntas ius suum unicuique tribuendi», vale a dire la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. Con questa definizione, osserva Leone XIV, «il Dottore Angelico mette
in luce il carattere stabile e oggettivo della giustizia, che non dipende da interessi contingenti, ma si
radica nella verità di ciascuna persona e nella ricerca del bene comune. Non a caso egli afferma anche
che “iustitia ad bonum commune ordinatur”».

Carità e giustizia
Alla luce di questa tradizione, sottolinea il Papa,« si comprende anche il legame profondo tra giustizia e carità». La sapienza teologica ha espresso tale relazione con l’affermazione secondo cui «caritas perfecta, perfecta iustitia est», perché nella pienezza della carità la giustizia trova il suo compimento più
autentico. Ne consegue che, «laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un
autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della
dignità di ogni persona». La giustizia, così concepita, «è la virtù cardinale che ci chiama a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune». In questo riconoscimento si apre la via alla carità, perché soltanto quando le
relazioni sono ordinate secondo verità diventa possibile quella comunione che è il frutto più alto
dell’amore
. «La restaurazione della giustizia diventa dunque condizione dell’avvento della carità, che
è dono dello Spirito e il principio di unità nella Chiesa. In questa prospettiva si comprende anche
come l’amore e la verità non possano essere separati: solo amando si conosce la verità, e l’amore
della verità conduce a scoprire la carità come suo compimento».

Fiducia reciproca
Ha puntualizzato il Papa: «Per questa ragione la giustizia, quando è esercitata con equilibrio e fedeltà alla verità, diventa uno dei più solidi fattori di unità nella comunità. Essa non divide, ma rafforza i legami che uniscono le persone e contribuisce a edificare quella fiducia reciproca che rende possibile la convivenza
ordinata. Nel contesto dello Stato della Città del Vaticano, il compito di amministrare la giustizia
assume un significato particolarmente rilevante. L’amministrazione della giustizia non si limita infatti
alla risoluzione delle controversie, ma contribuisce alla tutela dell’ordine giuridico e alla credibilità
delle istituzioni. L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del
diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del
procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della
funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale». In un ordinamento come quello dello Stato della Città del Vaticano, «strumentale alla missione del
Successore di Pietro
in quanto sorregge l’indipendenza alla Santa Sede anche nel campo
internazionale, tale funzione assume una valenza ancora più significativa. L’amministrazione della giustizia, infatti, contribuisce anche alla tutela di quel valore di unità che costituisce un elemento essenziale della vita ecclesiale». Il processo, in questa prospettiva, «non rappresenta semplicemente il luogo del conflitto tra pretese contrapposte, ma diventa uno spazio ordinato nel quale, mediante il confronto regolato tra le parti e l’intervento imparziale del giudice, il dissenso viene ricondotto entro un orizzonte di verità e di giustizia».

Vera giustizia
In questa prospettiva, secondo Leone XIV, è utile ricordare ancora una volta l’insegnamento di Sant’Agostino: «Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l’atto che si compie contro la giustizia. Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a
ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero». Quindi «il «vostro servizio assume dunque un valore, oltre che istituzionale, profondamente ecclesiale. Attraverso il discernimento attento dei fatti, l’ascolto rispettoso delle persone coinvolte e l’applicazione corretta delle norme per rappresentare fedelmente i principi dell’ordinamento, voi partecipate a una missione che è insieme giuridica e spirituale. La giustizia nella Chiesa non è mero esercizio tecnico della norma, ma ministero al servizio del Popolo di Dio. Essa richiede, oltre che competenza giuridica, anche sapienza, equilibrio e una costante ricerca della verità nella carità. Ogni decisione, ogni processo e ogni giudizio sono chiamati a riflettere quella ricerca della verità che sta al cuore della vita della Chiesa. Quando la giustizia è esercitata con integrità e fedeltà alla verità, essa diventa un fattore di stabilità e di fiducia all’interno della società, generando come naturale conseguenza l’unità. Continuate dunque a svolgere questo servizio con integrità, prudenza e spirito evangelico. La giustizia sia sempre illuminata dalla verità e accompagnata dalla misericordia, poiché entrambe trovano la loro pienezza in Cristo. Così il diritto, applicato con rettitudine e spirito ecclesiale, diventa uno strumento prezioso per edificare la
comunione e rafforzare l’unità del Popolo di Dio».

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