Leone XIV: “Deponete le armi, le ingiustizie hanno le ore contate. Le vostre mani grondano sangue”

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CITTA’ DEL VATICANO. Nuovo appello di Leone XIV: «Si apra un cammino di riconciliazione e di pace». Gesù «non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità», ha detto Leone celebrando la Passione di Gesù in piazza San Pietro. «Questo è il nostro Dio», ha rimarcato, «un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo, “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”». Aggiunge Robert Francis Prevost: «Guardando a Gesù che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra». E aggiunge: « All’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi. Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza, eleviamo la nostra supplica affinché il Signore “sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace».

Giorni contati
Leone XIV cita don Tonino Bello: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera». Per la Domenica delle Palme, in piazza San Pietro, sono stati distribuiti 120 mila ramoscelli di ulivo, 120 palme, numerose “palme fenix” donate dal Cammino Neocatecumenale e i tradizionali palmurelli provenienti da Sanremo. «Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!», invoca il Pontefice. A piazza San Pietro, in ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la liturgia della Domenica delle palme si è aperta con la processione. Il Papa con i paramenti rossi ha fatto il suo ingresso in processione con la ferula ed è arrivato all’obelisco dove benedirà i rami di ulivo e le palme portati dai fedeli. Per le celebrazioni della Settimana Santa, migliaia di fiori multicolori e piante, provenienti dall’Italia e dall’Olanda, adornano Piazza San Pietro e la Basilica Vaticana.

Ieri a Monaco
Un viaggio lampo, ma denso di contenuti: dalla pace compromessa da guerre frutto dall’idolatria del potere e del denaro all’appello per l’equa distribuzione delle ricchezze. Dalla necessità di difendere la vita in ogni sua fase all’appello ai giovani a cercare la vera felicità nel dono e non nei like e nei reel dei social. Papa Leone XIV ha compiuto ieri il suo secondo viaggio apostolico nel Principato di Monaco, la prima volta di un Pontefice in era moderna. Un tour de force che ha avuto come momento clou la messa allo stadio “Louis II” che il Pontefice ha presieduto nel pomeriggio alla presenza di circa 15mila persone. Qui, nell’omelia, Prevost ha rimarcato che le guerre che insanguinano il mondo «sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo». «Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra. La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere». Sempre nell’omelia il Pontefice ha ricordato che oggi tanti «innocenti» sono uccisi a causa di «calcoli» e «finte ragioni». Un ritorno sul tema dopo le parole che aveva pronunciato ieri in mattinata quando, dopo l’incontro con il principe di Monaco Alberto II e la principessa Charlène, si era affacciato dal balcone centrale del Palazzo del Principe ricordando alla folla di presenti che «il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace».


Elogio della piccolezza

La piccolezza come guida perché sono i piccoli che hanno fatto la storia. E, a tal proposito, il Papa ha regalato ad Alberto II un mosaico raffigurante San Francesco d’Assisi di cui ricorre l’Ottavo Centenario della morte. Sempre affacciandosi dal balcone del Palazzo dei Principi il Papa ha voluto ricordare che è necessario che vi sia un’equa distribuzione della ricchezza: «Ogni talento – ha evidenziato Robert Francis Prevost -, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perché la vita di tutti sia migliore». In mezzo a questi due momenti, altri due appuntamenti per Leone XIV che, prima, ha incontrato la comunità cattolica a cui ha raccomandato: «Offrite nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l’uomo all’individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza», richiamando: «Annunciate il Vangelo della vita, della speranza e dell’amore; portate a tutti la luce del Vangelo perché venga difesa e promossa la vita di ogni uomo e ogni donna dal suo concepimento alla fine naturale». Poi il momento con giovani e catecumeni, a cui il Papa ha rivolto l’invito alla preghiera e a spazi di silenzio, di ascolto, «per far tacere la frenesia del fare e del dire, dei messaggi, dei reel, delle chat, e per approfondire e gustare la bellezza dell’essere veramente e concretamente insieme». Infine il messaggio per trovare la vera felicità nella vita: «Non abbiate paura di donare tutto, il vostro tempo, le vostre energie, a Dio e ai fratelli, di spendervi fino in fondo per il Signore e per gli altri. Solo così troverete un gusto sempre nuovo e un senso sempre più profondo nella vita. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza, per superare le derive del nostro tempo e affrontarne le sfide, e soprattutto per riscoprire il sapore buono dell’amore di Dio e del prossimo».

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