Macron annuncia l’ombrello nucleare, no di Meloni all’invito francese

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ROMA. Giorgia Meloni ha detto «no, grazie» all’offerta di Emmanuel Macron di posizionare anche l’Italia sotto l’ombrello nucleare francese. Ieri, con il suo discorso dalla base sottomarina di Ile Longue, in Bretagna, luogo simbolico della memoria militare europea, il presidente francese ha ufficialmente ridefinito la dottrina di deterrenza nazionale della Francia, unico Paese dell’Ue a possedere l’atomica.

E certo non poteva immaginare di doverlo fare nel giorno in cui un’altra guerra, quella all’Iran, scatenata da Donald Trump, e ipoteticamente più lontana, ha fatto irruzione nel territorio europeo, sull’isola di Cipro, colpita dai droni di Teheran. Macron ha annunciato ‘intenzione di aumentare le testate atomiche francesi, al momento circa trecento, e proposto di costruire attorno al nucleare una cooperazione tra partner europei. Secondo il concetto di «deterrenza avanzata», la Francia permetterebbe l’utilizzo di aerei dotati di armi nucleari nei Paesi alleati, coinvolgendoli anche in esercitazioni e pianificazioni strategiche.

È scontato aggiungere che chi diventa membro di questo particolare club automaticamente passa sotto la protezione nucleare di Parigi, il cui comando però resterà affare esclusivo dell’Eliseo.

Come per la Coalizione dei Volenterosi questa prima forma di estensione del nucleare a una partnership europea, nasce per volontà politica di Macron di fronte alla sempre più incerta tenuta dell’asse euro-atlantico. La Francia non si fida di Donald Trump e sempre meno dell’impegno Usa a garantire un ombrello agli alleati della vecchia Europa.

Anche questa iniziativa, nell’ottica di chi ha già aderito come la Germania, punta a rafforzare il pilastro europeo della Nato, a costruire mattone dopo mattone la sua strategia autonoma, in modo complementare, e non concorrenziale, all’Allenza atlantica attraverso una Difesa europea più indipendente e più solida.

In teoria sarebbe l’obiettivo che da sempre sostiene di perseguire anche Meloni. La premier ha però rifiutato l’invito dell’Eliseo, nelle settimane scorse arrivato a Palazzo Chigi. L’Italia è stato il secondo Paese a essere stato contattato dopo la Germania. È stato Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe eletto in Francia e segretario generale dei Democratici europei, a rivelare il no italiano: «Mentre otto Paesi europei (sette dell’Ue, più Regno Unito, ndr) scelgono di entrare nel nucleo che ridisegna la deterrenza del continente, l’Italia resta fuori. È una scelta politica precisa».

Hanno aderito al progetto di Macron Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca: «Paesi che hanno capito che l’Europa deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità strategica. Restarne fuori non è realismo, è rinuncia». A La Stampa Gozi precisa cosa comporterebbe la «deterrenza avanzata» ed estesa agli alleati: «Nessuno chiede all’Italia di costruire un arsenale nucleare ma semplicemente di sposare il concetto che la sicurezza va condivisa, tanto più in questo momento di caos geopolitico. Mettiamo il caso che Putin invada la Polonia: è in gioco oppure no l’interesse vitale della Francia? Lo stesso vale per l’Italia».

Abbiamo girato la domanda a fonti di governo, che ufficiosamente confermano la contrarierà di Meloni. Da quanto filtra, si tratta di una scelta motivata da ragioni politiche. Mettendo da parte la diffidenza verso Macron, ormai acclarata, la premier considera prematuro fare questo passo.

Come avvenuto per la Coalizione dei Volenterosi, la missione a guida franco-britannica ideata a difesa dell’Ucraina e incorniciata nel quadro delle future garanzie di sicurezza per Kiev, la premier vuole evitare strappi con Trump e aspettare di far maturare meglio i tempi, sondando nel frattempo la disponibilità dell’amministrazione americana. Al tavolo dei Volenterosi però l’Italia si è seduta: Meloni è sempre apparsa riluttante ma non si è mai sottratta. In questo caso, invece, il no (per il momento) ha meno sfumature. Anche per un altro motivo, ci spiegano: le elezioni. A un anno dal voto con un opinione pubblica trasversale che si è rivelata molto sensibile al canone pacifista, e con leader a destra (Matteo Salvini) e a sinistra che si scatenerebbero contro l’ipotesi nucleare, Meloni vuole evitare di impigliarsi in un logorante dibattito sull’atomo e sui rischi di una guerra nucleare.

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