Mara Venier: “Mai avuto il coraggio di dire a Bonaccorti che il suo antipasto era pessimo”

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Quello che avrebbe voluto Enrica Bonaccorti sarebbe stato proprio questo: non un dolore plumbeo ad accompagnare la scomparsa, bensì sorrisi, ricordi gioiosi a descrivere una donna ironica e volitiva, simpatica e sensibile. Proprio quello che fa Mara Venier mentre riempie gli scatoloni di un trasloco non desiderato ma di cui non si può più fare a meno. Una lunga amicizia, la loro, scandita da momenti diversi eppure sempre sentita come qualcosa di prezioso. «Come sfogliando un vecchio album, rivedo noi due giovanissime a piazza Navona a Roma, nei giorni che precedono il Natale. Un rito andare a comprare pezzi di presepe e giocattoli. Noi tra le bancarelle decorate e i venditori di zucchero filato mentre rincorriamo i nostri bambini. Lei era già famosa, io non ero nessuno ma lei mi invitava lo stesso alle sue trasmissioni, mi aiutava. Poi ci siamo perse».

Come mai?

«Alle volte succede, senza un motivo. Era l’epoca del mio fidanzamento con Arbore, avevamo frequentazioni diverse. Dopo ci siamo ritrovate».

Quando?

«Quando ho saputo che aveva subito un intervento al cuore. La chiamai subito e da allora non ci siamo più perse. L’ho invitata a Sanremo come opinionista, a Domenica In. A volte lei non se la sentiva invece io la spronavo. Quanto abbiamo riso insieme!!! E quante confidenze, io conoscevo i suoi amori e lei conosceva i miei. A volte mi sfogavo con lei, aveva una forza incredibile».

Addio a Enrica Bonaccorti, quando alla Gay Croisette romana disse: “Non normale? Allora eccezionale”

A proposito di traslochi?

«Pensi che mi stava aiutando a cercare casa e poi quando l’ho trovata vicino a lei era felicissima, “Così staremo sempre insieme”, mi diceva….».

Quand’è stata l’ultima volta che tutte e due avete riso?

«A Natale, io ero a casa perché Nicola non sta bene e preferivo avere qui gli amici più cari. Avevo invitato anche lei che è venuta con la figlia, Verdiana e con suo nipote che non vedeva da tanto tempo. C’era anche Teo Mammuccari con un amico, abbiamo suonato, cantato. Lei era felicissima, non finiva più di ringraziarmi per il Natale nonostante tutto tanto spensierato. Me lo ha detto fino all’ultimo».

E quando parlavate fitto fitto, che vi raccontavate?

«Abbiamo recuperato il tempo perduto, siamo state molto insieme, tutto contribuiva a parlarci di qualsiasi cosa, persino una foto nostra ritrovata a fine estate. Avevamo una sorellanza più che un’amicizia. Eravamo molto simili sotto tanti aspetti, due donne semplici con una vita tanto complicata. Avevamo anche fatto progetti comuni. Lei si preoccupava per la salute di Nicola, gli voleva bene, lui era amico di un suo compagno che aveva perso anni fa e insieme lo ricordavano».

L’ultima cosa che le ha detto?

«L’avevo invitata a casa e lei aveva proposto di portarmi il “pesce finto” che sarebbe una sorta di antipasto di patate e tonno che a me piace molto, servito a forma di pesce. Arrivò disperata dicendo che le era venuto male, che le dispiaceva tanto e in effetti era immangiabile. La volta dopo mi disse che me lo portava per rimediare alla gaffe. Invece era peggio del precedente, immangiabile ma non ho avuto il coraggio di dirglielo».

L’aveva vista di recente?

«Abbastanza di recente. Però l’avevo chiamata quando era in clinica. Mi ero preoccupata, allora le chiesi se era lì per la malattia, se c’era stato un problema. Lei mi disse di no che si trattava di altro, la sua voce era serena, mi stava tranquillizzando. Non pensavo che la sua morte sarebbe stata tanto repentina. Scoprire stamattina che non c’era più è stata una botta terribile, mi torna in mente quello che mi diceva, di aver ritrovato nella malattia degli aspetti di sé che aveva dimenticato di avere».

È stato commovente quando Enrica Bonaccorti andò al concerto di Renato Zero e lui interruppe, scese giù in platea per abbracciarla e farla salutare dal pubblico.

«Con Renato si volevano molto bene. Organizzò l’ultimo compleanno di Enrica a novembre scorso. Ci saranno state trecento persone, una bolgia allegra incredibile. A un certo punto Enrica si sentì poco bene e io l’accompagnai in camera. Ma il rumore era tantissimo tant’è che quasi mi innervosii. Andai a chiedere di fare più piano. Tornai da Enrica e le domandai perché avesse permesso tutto questo. Lei sorridendo mi disse: “Sono stata io che l’ho voluto proprio così, una vera festa, con musica, balli e tanta allegria. Quest’anno lo festeggio, l’anno prossimo non so”».

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