MILANO. Alla Barona i prezzi degli affitti sono sempre più alti. Aprono ristoranti, bar, locali. Si parla di gentrification. Ma alcune cose sembrano restare sempre uguali. Le case di ringhiera, i cortili dove i ragazzi passano i pomeriggi. Le vecchie storie del quartiere circolano tra una via e l’altra. La droga pure. «Zona 6, Barona, fra’, Milano Sud. Vieni che ti levano pure i tattoo», canta Marracash in Bodyparts – I denti. È da questo alveare che parte la sua storia, figlio di una bidella e di un operaio emigrati dalla Sicilia. In via De Pretis il “king del rap” è solo “Fabio”. Oggi riempie gli stadi, oltre 5,6 miliardi di stream su Spotify. In questi giorni il suo gioiello, il disco Persona, si è fatto di diamante. Pubblicato nel 2019, ha superato le 500 mila copie tra vendite e streaming, rimanendo in classifica per oltre sei anni consecutivi. Un risultato raro nella scena rap italiana, conquistato finora solo dal Sirio di Lazza. Questo traguardo Marracash ha deciso di festeggiarlo qui, tra la sua gente. Perché il suo legame con la periferia sud di Milano è «nel sangue e nelle piastrine», (Appartengo – Il sangue).
Cos’è un “block party”: la culla dell’hip hop
Il 18 aprile, via De Nicola sarà chiusa. Davanti alla scuola media (la stessa frequentata dal rapper) un piccolo palco, un dj, alcuni gruppi locali ad aprire il concerto e degli ospiti speciali, «degli amici». Così Marracash ha deciso di «portare una festa nel quartiere che mi ha formato, restituendogli qualcosa». Lo ha definito un «block party». Come quelli del Bronx negli anni ’70: teenager afroamericani trasformavano le strade in palcoscenici. Rime, musica, energia pura. Lì nacquero i Master of Ceremonies, gli Mc: ragazzi che sapevano fare freestyle, scrivere testi con il flow necessario per trascinare la folla. E con loro germogliò l’hip hop.
IL PERSONAGGIO
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«Gli abitanti del quartiere sono i veri destinatari della mia musica»
Non uno show come gli altri. L’idea è proprio quella di tornare a una dimensione più popolare dopo i grandi eventi degli ultimi anni. «Non sarà come il Marrageddon – spiega il rapper – Voglio qualcosa che mi permetta di stare a contatto con le persone». Anche il prezzo dei biglietti segue la stessa logica: 25 euro, circa la metà rispetto ai 50 euro di ticket per il tour negli stadi. Nessuna vendita online, niente rivendita. Ora sono già sold out. «Voglio fare in modo che anche chi normalmente non può permetterselo possa venire – ha detto Marra – Sono loro i veri destinatari della mia musica». Un modo per chiudere un cerchio e dire «grazie» al quartiere. Perché senza Barona, probabilmente Persona non sarebbe mai esistito. E Marracash questa gratitudine la rende concreta: l’evento – che vede anche il coinvolgimento del presidente del Municipio 6, Santo Minniti – devolverà l’intero importo a progetti sociali, sportivi e di riqualificazione nella zona. «Non ci saranno biglietti omaggio, lo dico ai soliti scrocconi professionisti – ha detto il rapper – Lo facciamo per il quartiere, mettete mano al portafogli».

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«Viva la Barona»
Giovedì scorso, davanti al centro sociale Barrio’s, una lunga fila. Centinaia di persone hanno aspettato per ore per acquistare uno dei biglietti del “Marra Block Party”. Sotto l’astronave di piazza delle Donne partigiane due file distinte: una per i “forestieri” e una per i residenti del Municipio 6, a cui è stata offerta una corsia preferenziale. Zaini di scuola lanciati sull’asfalto da chi ha tirato dritto all’ultima ora, padri “in missione” per conto dei figli. Figli che facevano la fila per regalare il concerto ai genitori. Ma anche pensionati venuti a rivendicare un pezzo di storia del loro quartiere. Così la periferia che si ritrova attorno a uno dei suoi rampolli più famosi. Poi la voce corre tra la folla: «È arrivato Marra». Quando compare tra la gente, con occhiali scuri e giubbotto nero, scatta l’applauso. Compra il primo biglietto, lo autografa. La sua mano stringe quella di chi è in fila. «Questo disco di diamante torna dove tutto è iniziato – dice il rapper – Viva la Barona».

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