Meloni: “Giuste le parole di Mattarella. Il referendum non è su di me. C’è chi vuole la lotta nel fango”

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In appena 48 ore Giorgia Meloni pubblica due video sui suoi canali social per contestare le decisioni di alcuni giudici, poi decide di intervenire anche in tv, a SkyTg24, per parlare del referendum.

E ora, pur abbandonando l’idea di presentarsi al Festival di Sanremo, conferma ai suoi l’appuntamento del 12 marzo, quando a Milano si terrà l’evento più importante della campagna del centrodestra, a dieci giorni dal voto. «Non voglio personalizzare, non è un voto su di me», assicura di fronte alle telecamere. Ma nemmeno può restare in disparte. Sa che il suo governo è in difficoltà, che rischia sempre di più di uscire sconfitto dalle urne, e questo suo improvviso iper attivismo, per le opposizioni, ne è la prova.

Lasciare tutto in mano ad altri si stava rivelando un problema. Il centrodestra era stato trascinato «in una lotta nel fango» che, dice Meloni, «a noi non conviene». Una china pericolosa, come ha dimostrato l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sceso in campo in prima persona per difendere il Consiglio superiore della magistratura, che lui stesso presiede, dagli attacchi scomposti del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Parte non a caso da qui, Meloni, in uno sforzo per sanare la ferita aperta tra il Quirinale e il suo governo: «Trovo giuste e doverose», dice, le parole con cui Mattarella ha invitato al «rispetto tra istituzioni» e a «mantenere estraneo il Csm da diatribe di natura politica». E dunque ricorda, soprattutto ai suoi, quanto sia «importante stare sul merito della riforma».

Ma non si è presentata davanti alle telecamere solo per difendersi. Deve provare a invertire la direzione in cui sta andando la campagna referendaria. E quindi: «Non è un voto su di me – rimarca -, perché questa riforma inciderà sulla vita degli italiani e su quella dei loro figli».

Sposta, così, il più lontano possibile da Palazzo Chigi l’obiettivo del voto. Prova a caricarlo di un senso nazionale, non di parte. «Non è una riforma di destra né di sinistra», sostiene. E «quando gli italiani mi vorranno mandare a casa, avranno alle Politiche del 2027 un’enorme occasione. Ci giudicheranno tra un anno».

Resta, nonostante questo, la paura che il fronte del No riesca, meglio del centrodestra, a mobilitare il suo elettorato. E che lo faccia trasformando il voto in un’arma per indebolire il governo, mentre dall’altra parte si fa più fatica a far passare la riforma come un’occasione per assestare un colpo alla magistratura. Si prova, quindi, a delegittimare i giudici. Lo dimostra per prima la premier, che nei suoi video sui social mette all’indice i magistrati per alcune sentenze sgradite.

E lo rivendica il suo braccio destro, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari: «Penso sia legittimo, per il governo, esprimere sorpresa per alcune sentenze recenti della magistratura in ambito di immigrazione». L’operazione, tuttavia, potrebbe non bastare. Con una bassa affluenza, i sondaggi continuano a dare in vantaggio il fronte del No. Meloni fatica a tenere nascosta la preoccupazione: «I sondaggi ora valgono quel che valgono», sostiene. Poi, però, si affretta ad aggiungere: «Il mio consiglio agli italiani è “andate a votare e votate con coscienza».

Il fatto che la presidente del Consiglio abbia deciso di irrompere nella campagna referendaria viene letto come un segnale positivo sia da Elly Schlein che da Giuseppe Conte. «Questi video ripetuti della premier dimostrano che ha letto i sondaggi – spiega il presidente del Movimento -. Ci sta mettendo la faccia, ma lo fa nel modo sbagliato, a suon di bugie».

La leader del Pd spera che «tutti ascoltino le parole di Mattarella». E cerca, quindi, di abbassare i toni: «Non è un referendum contro il governo o contro la magistratura» sottolinea.

Al Nazereno, intanto, fanno notare come la rimonta del No nei sondaggi coincida con l’avvio del tour della segretaria, che da una ventina di giorni colleziona appuntamenti in giro per l’Italia. Tra oggi e domani sarà a Firenze e Perugia, poi martedì a Latina per un colloquio con Gianrico Carofiglio; quindi, tornerà a Milano il 28 febbraio e arriverà anche a Torino il 2 marzo.

Conte era partito in anticipo, già lo scorso novembre, e ora si è un po’ visto sorpassato da Schlein a livello mediatico. Ma ha in serbo per mercoledì prossimo, a Palermo, un confronto faccia a faccia con Nordio, nel primo dibattito pubblico tra uno dei leader dell’opposizione e il “padre” della riforma. Quella di sfidare in campo aperto gli avversari è una scelta precisa del leader M5s, che già lunedì a Cosenza se la vedrà con Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna di Forza Italia per il Sì. Per provare, magari, a entrare nel merito. Senza lotte nel fango

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