Un boato quando appare. E come appare? Nessun effetto speciale per il presidente Mattarella. Nessun elicottero, non la scorta di James Bond come fece la regina Elisabetta. Ma un tram, un vecchio tram arancione di quelli che, qui a Milano, piacevano tanto a Enzo Jannacci e Beppe Viola.
Un tram che porta le persone al lavoro, senza alzare nemmeno un filo di fumo sulla città. Quel geniale tram che mette tutti vicini, occhi negli occhi, sullo stesso piano, andata e ritorno: il tram senza business class. Questo è il 26. È un tram pieno di bambini, cioè di futuro. Un tram che racconta l’integrazione. Perché porta anche i figli dei genitori arrivati da altri Paesi, ma tutti i bambini sono insieme adesso, e sono al riparo accanto al Presidente della Repubblica italiana. Possono giocare, possono sorridere: stanno viaggiando.
il reportage
La cerimonia inaugurale dei Giochi incanta San Siro. Fischi a Israele e Vance, ovazione per l’Ucraina
Sul tram salgono i portabandiera, ci si pigia stretti. Certo, al banco di manovra c’è un autista speciale: Valentino Rossi. Tranviere in cravatta. Ma è un altro doppio simbolo: si può andare forte e si può andare piano, e si può essere campioni partendo da Tavullia, provincia italiana, paese e mondo, orgoglio e normalità. È un presidente umano al tempo della disumanizzazione totale. Dove Donald Trump può ritrarre Barak Obama in forma di scimmia. Dove si muore ogni giorno per le guerre e per le carestie usate come arma di sfinimento. È un presidente in tram. Prossima fermata San Siro. Ecco: sta arrivando Mattarella. Un altro boato.
Mattarella va a San Siro per la cerimonia inaugurale sul tram guidato da Valentino Rossi

Per la prima volta ci sono i Corazzieri a ricevere la bandiera italiana, cioè il Quirinale, cioè la Repubblica Italiana, cioè la Costituzione. L’inno di Mameli è cantato da Laura Pausini in versione pop senza quel «sì» finale, così come proprio il presidente Sergio Mattarella ha voluto. Perché non si va alla guerra, non si dovrebbe andarci.
Il presidente è un uomo che prende il tram, come tutti prendono il tram. Come quando il 20 marzo del 2020, in piena pandemia, in pieno terrore, nel fuori onda di un video in cui si rivolgeva a tutti gli italiani per rassicurarli, a proposito di un ciuffetto di capelli fuori posto, disse al suo portavoce: «Eh, Giovanni, non vado dal barbiere neanche io». Il presidente spettinato quando tutti gli italiani erano spettinati. Il presidente dottore, pochi giorni fa, in camice e mascherina, per stare vicino ai ragazzi in ospedale al Niguarda dopo la tragedia di Crans Montana. Il corpo del presidente sempre, come argine allo sprofondo.
Visto da qui il 2006, anno dei Giochi invernali di Torino, sembra quasi preistoria. Erano gli ultimi anni prima della crisi economica, quella che non si è mai interrotta. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, allora, fece un discorso incentrato sul valore dello sport: «Lo sport ha in sé una grande responsabilità verso la società del nostro tempo, soprattutto verso i giovani; essi guardano agli atleti con ammirazione: le loro prestazioni appassionano, spingono all’impegno. Uno sport fondato su questi valori merita il sostegno da parte delle Istituzioni, perché migliora la nostra società».

Sono passati vent’anni. Queste sono le Olimpiadi in tempo di guerra. Le Olimpiadi dopo Kiev. Le Olimpiadi dopo Gaza. Le Olimpiadi che simboleggiano l’apertura al mondo, mentre è in corso il ritorno dei nazionalismi. La chiusura. Il muro. L’Ice: polizia federale americana che spara e ammazza a Minneapolis, in quanto responsabile del controllo delle dogane e dell’immigrazione. Difficile sentire la festa allo stadio Meazza, date le premesse.
Ma prima di recarsi alla cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina, il presidente Mattarella aveva ricevuto la visita dei ragazzi di «PizzAut», la prima pizzeria gestita da persone nello spettro autistico. Nico Acampora, il fondatore, ha raccontato l’incontro avvenuto a Monza: «Abbiamo appena finito il turno al ristorante e con i ragazzi, poco prima dell’evento inaugurale delle Olimpiadi, andiamo a salutare Mattarella, che Letizia chiama nonno Sergio, il nonno di tutti. Vado con Letizia, Lorenzo Balu e Nicolò e l’incontro è straordinario. Mattarella abbraccia tutti i ragazzi: uno per uno. Gli porto in dono le Chiacchiere di PizzAut ed il Presidente della Repubblica scherza con me, felice che il Progetto “Le nostre non sono solo Chiacchiere” vada a sostenere l’autonomia abitativa dei ragazzi autistici. L’emozione si tocca con mano, anche quando Letizia regala a Mattarella il Playmobil a lei dedicato. “Questa sono io”, scandisce perfettamente Letizia che di solito invece fa fatica a parlare».


Il presidente Mattarella, preceduto dal terzo boato, il più grande – «Sergio! Sergio!» – allo stadio dirà soltanto: «Dichiaro aperti i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026». Ma era già sceso da quel tram numero 26, appunto, un tram multietnico e simbolo di italianità. Era già sceso come un cittadino.
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