Milano, il miracolato scampato alla tragedia: “Mi sono visto il tram arrivare addosso”

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«Il mio datore di lavoro stava tagliando il pesce sul bancone davanti la vetrina: si è visto arrivare il tram addosso». La voce di Giulio, cameriere del ristorante giapponese Robata Kan, è ancora scossa, incerta. L’incidente, d’altronde, è avvenuto solo un paio di ore prima. Il tram deragliato si è schiantato proprio contro le vetrine di quel locale dove stava lavorando, mandandole in frantumi. I vetri rotti sono tutti lì, sparsi intorno alla cabina del mezzo.

Sia Giulio che il suo datore ne sono usciti illesi. Il cameriere si trovava in una sala interna del ristorante e ha capito che era successo qualcosa di grave soltanto quando ha sentito un boato: «C’è stato un rumore fortissimo, poi ha tremato tutto. Sembrava un terremoto».

Racconta del «fumo che si è alzato» e di alcune grida. Momenti di confusione e panico, prima che si realizzasse cos’era effettivamente successo. «È stato spaventoso, scioccante. Un mio collega – aggiunge – ha visto dei pedoni essere investiti dal tram».

Il mezzo, nello specifico, dopo essere deragliato è finito contro una colonna esterna del ristorante che si affaccia su viale Vittorio Veneto. «Fortunatamente non era ancora l’orario del servizio – fa notare Giulio -, quindi dentro non c’era nessun cliente». Unica nota positiva, se così la si può definire, in una giornata terribile per la città di Milano.


Qualche ora dopo, il profilo Instagram del Robata Kan ha avvisato che il ristorante è chiuso. E chissà per quanto ancora, viene da pensare. «I danni sono abbastanza grossi», ammette Giulio. Dalla foto pubblicata sui social si vede l’interno locale: diversi mobili all’aria, pezzi di intonaco spaccati, qualche crepa al muro.

Il Robata Kan aveva aperto pochi mesi fa, nel dicembre del 2025: è il primo ristorante europeo del gruppo giapponese Zekkocho, che a Tokyo conta ben quindici locali specializzati nello stile del barbecue robatayaki. «Speriamo di poter riaprire presto – conclude Giulio -. Cercheremo di essere migliori e di portare un po’ di calore. Ma al momento non possiamo fare molto, se non augurare il meglio per i feriti e tutte le persone coinvolte».

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