E’ stata anticipata di una settimana la visita di Netanyahu a Washington, dove incontrerà il presidente Trump. Sul tavolo, soprattutto, la questione iraniana. L’incontro era stato inizialmente previsto per il 18 e 19 prossimi, invece si terrà mercoledì negli Stati Uniti. Per questo motivo, si è tenuto oggi un gabinetto di sicurezza monotematico, prima che il premier parta alla volta della capitale americana.
Quale il motivo dell’anticipo, non è stato chiarito. La data inizialmente prevista, coincideva con la prima riunione formale del Board of Peace, il consiglio della pace dei paesi volenterosi per Gaza, convocato da Trump proprio il 19 febbraio in America. Netanyahu però, secondo diverse fonti, avrebbe espresso perplessità circa il fatto di dover sedere allo stesso tavolo con esponenti di Qatar e Turchia.
Per quanto riguarda l’emirato di Doha, Israele lo ritiene ancora protettore di Hamas, visto che ospita il gruppo dirigente dell’organizzazione che controlla la Striscia (il cui leader storico Khaled Meshal, proprio ieri, parlando al forum di Al Jazeera, ha ribadito che Hamas non solo non si disarmerà mai ma non permetterà che nessuno straniero controllerà anche temporaneamente Gaza) e non ha mai formalmente preso le distanze dopo anni di finanziamenti incontrollati.
Stesso discorso per la Turchia, che non solo ospita leader di Hamas a cui ha dato anche il passaporto locale, ma si è erta a difensore dei palestinesi ad ogni costo. Israele ha già pubblicamente detto che non permetterà a nessun militare turco di far parte della forza di interposizione internazionale prevista per Gaza. Ankara e Gerusalemme da alcuni anni sono ai ferri corti (anche se i due paesi si riconoscono vicendevolmente, non come Israele e Qatar che non hanno relazioni diplomatiche ufficiali nonostante molti incontri e contatti sotterranei soprattutto a livello di intelligence). Il governo di Erdogan ha spesso accusato quello di Netanyahu per quanto l’esercito israeliano ha fatto a Gaza e messo in atto anche una serie di azioni economiche nei confronti del paese ebraico.
Per l’amministrazione Trump, Turchia e Qatar sono due importanti alleati, sia dal punto di vista economico che militare. Ne è prova il fatto che gli Usa hanno appoggiato le richieste turche in chiave anti curdi in Siria, facendo svanire il sogno dello stato curdo nel paese islamico. Inoltre Ankara vorrebbe acquistare degli aerei caccia dagli Usa. Questi, hanno la loro più grande base mediorientale proprio in Qatar.

Altra questione che ha spinto Netanyahu a volare prima da Trump è l’esito dei colloqui dei giorni scorsi a Muscat, in Oman, tra l’inviato americano Witkoff e quelli del governo iraniano. Teheran, anche oggi, ribadisce la sua ferma opposizione ad accettare le richieste di non arricchire l’uranio e a limitare il programma missilistico, oltre all’aiuto ai suoi proxy, i gruppi (come Hezbollah, Houthi e Hamas) che hanno più volte attaccato Israele in questi quasi tre anni.
L’ “invincibile armata”, come Trump l’ha chiamata, di navi e aerei militari statunitensi resta in attesa in Medioriente pronta ad attaccare. Israele, che ha avvertito più volte l’alleato americano di non credere alle promesse iraniane su rispetto diritti e non proliferazione, chiede di attaccare ed è rimasto deluso dall’atteggiamento statunitense, così come lo sono stati gli iraniani scesi in piazza, che si aspettavano l’aiuto promesso da Trump e mai arrivato.
In Iran continuano le proteste, un’altra è stata programmata per il 19 dagli stessi commercianti che hanno dato il via all’ondata di dicembre sfociata nel massacro da parte delle autorità del regime. E continuano arresti e violenze da parte del regime.

Netanyahu vola a Washington prima per cercare di convincere Trump a finire il lavoro in Iran. Le finestre per l’operazione si stanno assottigliando e Israele vorrebbe mettere la parola fine al regime. Pare che però la preoccupazione sia quella che un attacco, seppur importante, possa portare alla caduta di questo regime ma non possa impedire che sia sostituito da uno simile. A Washington si discuterà anche di questo.
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