Netflix, già superate le 100mila richieste di rimborso. Come chiedere indietro i soldi (fino a 500 euro)

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Sono decine di migliaia le richieste di rimborso relative al caso Netflix che arrivano ogni giorno al Movimento Consumatori, l’associazione che sta promuovendo un’azione collettiva contro il colosso statunitense dello streaming. La scorsa settimana, il Tribunale di Roma ha accertato l’illegittimità di alcuni aumenti sugli abbonamenti della piattaforma.Ora gli utenti possono chiedere indietro i soldi, fino a 500 euro per abbonato.

Più nel dettaglio, il Tribunale ha stabilito che gli aumenti dei prezzi degli abbonamenti di Netflix in Italia tra il 2017 e il 2024 sono stati illegittimi, perché non adeguatamente giustificati nei contratti con gli utenti. Secondo i giudici, le clausole che permettevano a Netflix di alzare i prezzi senza spiegazioni chiare violano le norme a tutela dei consumatori.

Le conseguenze

Molti abbonati potrebbero avere diritto a rimborsi, che secondo alcune stime possono arrivare fino a circa 500 euro per utente, in base al piano sottoscritto. Inoltre, il Tribunale ha indicato che Netflix potrebbe essere obbligata ad adeguare i prezzi attuali. La piattaforma, però, ha già annunciato l’intenzione di fare ricorso contro questa sentenza.

Il Movimento Consumatori spiega che, in Italia, i rincari dei canoni Netflix variano a seconda dei piani di abbonamento. Un cliente Premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto a circa 500 euro di rimborso, mentre un cliente Standard può richiedere circa 250 euro.

Come chiedere il rimborso

Se Netflix non provvederà spontaneamente a restituire gli importi indebitamente percepiti, il Movimento Consumatori avvierà una class action per garantire a tutti gli utenti danneggiati la restituzione delle somme. Gli interessati possono manifestare la loro adesione compilando un modulo disponibile sul sito dell’associazione.

I tempi

«Al momento abbiamo già ricevuto 110 mila adesioni – racconta Corrado Pinna, legale del Movimento Consumatori -. Crediamo che questo numero possa aumentare, considerando che in Italia gli abbonati alla piattaforma sono circa 5,4 milioni. Si tratta di cifre importanti che costringeranno Netflix ad affrontare la questione».

Il percorso non sarà semplice. «Il Tribunale di Roma ha indicato che Netflix dovrebbe contattare ciascun consumatore e comunicare l’entità del rimborso a cui ha diritto – spiega Pinna -. Normalmente sarebbe Netflix a definire le modalità di restituzione, ma non ci aspettiamo che lo faccia spontaneamente. Per questo come associazione ci muoveremo con un’azione collettiva, mentre i singoli possono comunque inviare richieste direttamente alla società. L’una misura non esclude l’altra».

I tempi sono incerti. «Non è possibile quantificarli con precisione, perché dipendono anche dal carico del tribunale che seguirà l’azione – aggiunge l’avvocato -. Di certo, con i tempi normali dei tribunali, è difficile che si concluda in meno di un anno. Una soluzione più rapida potrebbe essere quella di sedersi a un tavolo con Netflix e raggiungere un accordo per stabilire un risarcimento. Azioni analoghe sono state intraprese con successo anche in altri Paesi, come la Germania».

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