Nintendo fa causa all’amministrazione Trump contro i dazi Usa: “Rimborsateci”

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Nintendo lancia il guanto di sfida all’amministrazione Trump. Venerdì 6 marzo il colosso giapponese dei videogame ha presentato una causa presso la Us Court of International Trade chiedendo un rimborso dei dazi pagati al governo statunitense a seguito delle tariffe aggiuntive imposte dal Tycoon ai sensi dell’Ieepa (International Emergency Economic Powers Act, ossia la legge federale che conferisce al presidente ampi poteri per regolare il commercio e le transazioni finanziarie in risposta a minacce “insolite e straordinarie” alla sicurezza nazionale).

La sentenza della Corte Suprema di venerdì 20 febbraio ha bocciato la misura. E tre giorni dopo l’autorità doganale americana ha imposto lo stop alla riscossione – sebbene, nel frattempo, l’amministrazione Trump sia corsa ai ripari e abbia fatto entrare in vigore nuovi dazi, la cui base giuridica è la Section 122 -.

Da settimane, migliaia di aziende hanno alzato la voce, chiedendo un ritorno economico. Le cifre stimate nel complesso si accavallano l’una sull’altra – c’è chi indica che sia intorno ai 170 miliardi di dollari, altri sui 130 miliardi. Un punto fermo, comunque, non manca: i dazi pagati sono stati «riscossi illegalmente», sostiene Nintendo, che pretende un «rimborso tempestivo», nonché il pagamento delle spese legali e qualsiasi «ulteriore risarcimento che possa essere giusto e appropriato».

Alla foce dell’azione legale c’è «un danno sostanziale» per la società. Nel 2025 Nintendo aveva sottolineato che i dazi doganali avevano avuto una ricaduta concreta, ossia la sospensione dei preordini della console Switch 2, prodotta in Vietnam e altri Paesi asiatici, negli Stati Uniti e in Canada.

Cosa dice la documentazione

Nella documentazione depositata, l’azienda evidenzia di aver importato merci da «vari Paesi» soggetti ai dazi, senza specificare quali. Ma la causa cita una serie di nomi come responsabili, insieme ai loro dipartimenti di riferimento:

  • Il rappresentante commerciale Usa Jamieson Greer;
  • Il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick;
  • Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent;
  • E Kristi Noem, di recente licenziata da Donald Trump dalla carica di segretario alla Sicurezza interna degli Stati Uniti.

Prima dell’abolizione dei dazi ai sensi dell’Ieepa, Nintendo stima che i dazi hanno portato a un gettito di oltre 200 miliardi di dollari nella tassazione. La sua mossa, comunque, non è isolata. Anche altre grandi realtà aziendali FedEx – così come Dyson, L’Oreal e Costco – hanno intentato una causa contro l’amministrazione Usa per le stesse ragioni.

Non solo aziende, anche gli Stati americani contro i dazi

Dalla loro, ci sono più fattori. Il più recente è di due giorni fa, quando il giudice Richard K. Eaton della Us Court of International Trade a Manhattan ha ordinato alla Customs and border protection (Cpb, Dogana e protezione delle frontiere; in sostanza, al governo) di iniziare a versare i rimborsi agli importatori e di finalizzare il costo dell’importazione di milioni di spedizioni negli Usa senza applicare dazi.

Oltre alle aziende, tra l’altro, si muove anche la sfera pubblica. Un gruppo di 24 Stati americani, infatti, ha annunciato di aver intentato una causa contro i nuovi dazi sulle importazioni. I procuratori generali di New York, California, Oregon e altri Stati hanno evidenziato che Trump avrebbe «esercitato ancora una volta un’autorità tariffaria che non ha».

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