Le indagini di tre procure rischiano di complicare il già tortuoso percorso di risanamento di Banca Progetto. Ieri la procura di Brescia, ultima arrivata dopo Milano e Roma, ha disposto il sequestro di oltre 21 milioni di euro alla banca commissariata ormai da oltre un anno.
I finanzieri, su delega della procura lombarda diretta da Francesco Prete, hanno congelato beni per 4,2 milioni di euro e i diritti di credito per un controvalore di 17 milioni di euro che l’istituto milanese vantava con il Mediocredito Centrale. L’indagine bresciana è la terza con al centro la banca milanese, in amministrazione straordinaria dal marzo 2025 – recentemente prorogata fino al prossimo 30 aprile – ruota intorno al promotore finanziario Marco Savio, che ha già patteggiato nei mesi scorsi una pena di 4 anni dopo essere stato per un periodo agli arresti domiciliari. In particolare, le Fiamme gialle hanno verificato la correttezza dell’erogazione di oltre 411 milioni di euro attraverso 370 finanziamenti, garantiti all’80 per cento dallo Stato, che Banca Progetto ha destinato a decine di piccole e medie imprese. Di questi, 22, in cui compariva come intermediario finanziario la società Marfin srl di Savio, sono risultati essere caratterizzati da anomalie tali da presupporre l’ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Dagli accertamenti degli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia e del Nucleo speciale di polizia valutaria sarebbero emerse criticità sistematiche nei controlli svolti dai funzionari di Banca Progetto, connessi sia alla valutazione del merito creditizio delle aziende sia alla funzione antiriciclaggio, le cui normative sarebbero state disattese a causa innanzitutto di una strutturale carenza organizzativa. Il danno allo Stato individuato ammonta a 4,2 milioni di euro di garanzie che Banca Progetto ha già ricevuto da Mcc e a un altro “potenziale” di circa 17 milioni che la banca dovrebbe ancora escutere. Banca Progetto è stata quindi indagata per la legge amministrativa sugli enti. Un’ipotesi di reato già contestata dalla procura di Milano nell’ambito di un’altra indagine analoga in cui è contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, al falso in bilancio e alla bancarotta fraudolenta. I pm hanno chiesto recentemente una proroga di altri sei mesi per chiudere l’indagine, in cui è indagato anche l’ex amministratore delegato Paolo Fiorentino. Parallelamente si sono mossi anche i magistrati della procura della Capitale. Nel mirino anche qui sono finite una serie di operazioni opache condotte con la garanzia pubblica.
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Il via libera definitivo al salvataggio dovrebbe invece arrivare il prossimo 27 marzo, quando l’assemblea dovrà approvare un aumento di capitale da 750 milioni di euro sostenuto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi con Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps. L’accordo prevede che i prestiti in bonis di Banca Progetto siano cartolarizzati e ceduti, mentre i crediti deteriorati finiranno a un fondo le cui quote saranno di Amco, con le garanzie del Fitd, e delle cinque banche protagoniste del processo di risanamento: si tratta di 1,5 miliardi di non performing loans, di cui 1,1 miliardi assistiti da garanzia pubblica. Una volta messo l’istituto sulla strada del risanamento, il Fitd cederà il 90% della nuova Banca Progetto a un veicolo partecipato in modo paritario dalle cinque banche che sosterranno un esborso economico e si assumeranno una parte dei rischi.
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A complicare il quadro è proprio l’attività delle procure. L’applicazione della legge 231, sulla base della quale la banca è indagata nei tre diversi procedimenti, potrebbe portare a sequestri di asset dell’istituto e rendere ancora più oneroso il salvataggio, come ha avvisato il procuratore capo di Milano Marcello Viola nei giorni scorsi. Un tema, quello dei possibili sequestri, che è stato tenuto presente nel conteggio finale dell’operazione e che viene definito «gestibile» dalle fonti intepellate. Che anche per questo si configura come «estremamente oneroso» per il sistema bancario. Oltre 1,2 miliardi di euro per un istituto con circa 9 miliardi di attivi totali. Più del salvataggio della Popolare di Bari, i cui attivi superavano prima del dissesto i 13 miliardi di euro.
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