Oggi la sentenza per l’assessore di Voghera che uccise un 39enne in piazza: rischia 11 anni

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A quasi cinque anni dal quel 20 luglio 2021 dalla morte di Younes El Boussettaoui arriva la seconda sentenza di un processo di primo grado per Massimo Adriatici, l’ex poliziotto all’epoca assessore alla sicurezza in quota Lega del comune di Voghera accusato di aver provocato la morte del 39enne tunisino con un colpo d’arma da fuoco. Su un piatto della bilancia c’è la richiesta di condanna a 11 anni e 4 mesi della procura di Milano con l’imputazione di omicidio volontario. Sull’altro la richiesta di assoluzione formulata dagli avvocati di Adriatici.

La prima sentenza

È la seconda volta che un giudice di primo grado si pronuncia sulla vicenda. Alla sbarra Adriatici era stato portato con un altro capo di imputazione. Quello di eccesso colposo di legittima difesa. A formularla era stato il sostituto procuratore Roberto Valli. Condivisa dalla difesa dell’ex assessore, era stata fortemente osteggiata in tutte le undici udienze del processo dai legali di parte civile della famiglia di El Boussettaoui, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli. La giudice del dibattimento Valentina Nevoso aveva sposato la loro linea. Non potendo riqualificare lei il fatto aveva con ordinanza trasmesso gli atti del procedimento di nuovo alla procura per modificare la contestazione. «L’imputato, sin dal preliminare contatto diretto con la parte offesa, ha agito – aveva scritto nell’ordinanza – nella ragionevole previsione di determinarne una reazione aggressiva, facendo in tal modo venire meno il requisito della necessità della difesa».

La dinamica

A quel punto il pm Valli si era spogliato del fascicolo, convinto della propria tesi iniziale. Opposta valutazione della vicenda era stata fatta dal procuratore Fabio Napoleone e dall’aggiunto Stefano Civardi, secondo i quali quella sera Adriatici, mentre svolgeva «indebitamente un servizio di ronda armata», aveva pedinato il 39enne marocchino senza fissa dimora e con problemi di natura psichica. Quando Youns gli era andato incontro, dopo essersi accorto di essere seguito, Adriatici aveva estratto e mostrato la pistola Beretta con il colpo in canna. Il 39enne lo aveva colpito con una mano al volto, facendolo cadere a terra Adriatici, che, da sdraiato, aveva reagito premendo il grilletto. Per la procura quella di Adriatici sarebbe stata una reazione di rabbia per un’onta subita e che avrebbe avuto come innesco un suo comportamento ingiustificato.

La tesi della difesa

Per la difesa di Adriatici, seguito dagli avvocati Guido Alleva e Luca Luca Gastini, le cose erano andate diversamente. Quella sera l’allora assessore era uscito di casa di passeggiata. Con sé aveva portato come da sua abitudine la Beretta calibro .22, detenuta regolarmente. L’incontro El Boussettaoui era stato casuale. L’alterco era degenerato dopo lo schiaffo a mano aperta dato dal tunisino. Il colpo al viso – secondo la difesa – avrebbe in Adriatici mentre cadeva a terra un momento di blackout. In quegli istanti in modo non cosciente avrebbe premuto il grilletto ed esploso il proiettile che ha ucciso El Boussettaoui.


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