Quel che è rimasto della famiglia Mazzotti è qui, in aula. Il fratello di Cristina, Vittorio, con la moglie Lilly e i figli: Jonathan e Arianna. Quest’ultima la zia non l’ha mai conosciuta. È nata in quell’agosto del 1975. Ma oggi, con una Fondazione, è tra le più attive nel mantenerne vivo il ricordo. Alla lettura della sentenza, la famiglia si stringe in un abbraccio. Vittorio ha gli occhi lucidi. «C’è grande commozione per un altro pezzo di verità. Ma non c’è quella completa – afferma -. Forse non la conosceremo mai. Abbiamo compreso fin da subito che si trattava di un processo lungo e complesso».
L’ombra della prescrizione
Quando gli avvocati di parte civile Fabio Repici ed Ettore Zanoni raggiungono Mazzotti, si stringono a cerchio. Vittorio ed Arianna, visibilmente commossi, li ringraziano. Si complimentano, con grande compostezza. «Un risultato quasi insperato – ammette Vittorio – perché sapevamo che c’era il rischio della prescrizione per il sequestro. Ma la corte ha scelto di distinguere le posizioni degli imputati». Da una porta secondaria filano via i due imputati Antonio Talia e Giuseppe Calabrò rimasti in aula. Il primo, assolto e l’altro all’ergastolo. Non hanno battuto ciglio alla lettura della sentenza. Non incrociano mai gli sguardi con i Mazzotti e i loro avvocati.
“Faremo ancora molto per ricordare Cristina”
Arianna, che non ha mancato una udienza, si intrattiene con i responsabili di Libera. Si limita ad aggiungere: «Non ho ancora metabolizzato questi momenti di grande commozione. Li sto vivendo insieme alla mia famiglia, nel ricordo di Cristina. Faremo ancora molto per ricordarla. In particolare insieme ai giovani nelle scuole».
I Mazzotti, dopo aver ringraziato gli studenti presenti in aula, si allontanano, inseguiti dai cronisti. Non vogliono aggiungere altro. I volti segnati dalla commozione aprono alla soddisfazione di aver fatto il possibile per rendere giustizia a Cristina. Ma anche a suo padre morto di crepacuore dopo il sequestro.

“Una causa nella quale crediamo”
Gli avvocati Repici e Zanoni, non nascondono la loro soddisfazione: «Perché è bello quando c’è la convinzione di essere stati nel giusto. Di aver sostenuto una causa nella quale crediamo fino in fondo. Per la quale ci siamo battuti dall’inizio proponendo la riapertura del caso che era già stato archiviato». Sono passati cinquant’anni dal rapimento e l’uccisione della ragazza. C’è stato un processo con otto condanne, a Novara.
Il mistero del terzo imputato prosciolto
«All’epoca si sono conosciuti solo brandelli di verità – commentano i legali – È una storia molto frammentata. Qui si è stabilita la responsabilità di due soggetti ma non si comprende la differenziazione per il terzo imputato che pure era stato chiamato in causa. È stato invece prosciolto con la formula piena. Leggeremo i motivi della sentenza quando verranno depositati». Vale la pena ricordare che Mazzotti, a Novara così come a Como, non hanno mai preteso alcun risarcimento. Ma con una fondazione intitolata a Cristina oltre a mantenere vivo il ricordo, testimoniano il loro impegno civile.
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