Opel, due donne al comando della produzione: così cambia la fabbrica tedesca

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In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il tema della parità di genere torna al centro del dibattito anche nell’industria automobilistica. Per Opel e per il gruppo Stellantis, tuttavia, inclusione e diversità non sono soltanto valori da celebrare l’8 marzo, ma fanno parte della cultura aziendale e sono considerati un fattore chiave per la competitività.

Due manager alla guida dei siti strategici

Un esempio concreto arriva dagli stabilimenti tedeschi, dove due manager guidano ruoli strategici nella produzione. A Rüsselsheim, cuore storico del marchio, Maike Seeber dirige lo stabilimento responsabile della nuova Opel Astra, presentata all’inizio del 2026 e da poche settimane ordinabile sul mercato.

Bilyana Stern, invece, ricopre un doppio incarico: gestisce il reparto presse dello stesso sito e nell’ultimo anno ha guidato anche lo stabilimento di Kaiserslautern, il più grande impianto di componenti del gruppo Stellantis.

Per entrambe la priorità è chiara: garantire qualità e competitività del “made in Germany”, in un contesto industriale sempre più complesso.

Produzione flessibile e filiera globale

Nel caso di Rüsselsheim, Seeber si confronta ogni giorno con una produzione articolata. La nuova Astra viene assemblata su una linea flessibile che integra diverse motorizzazioni: elettrica, ibrida e termica. Un impegno che richiede una gestione attenta delle varianti, della formazione dei dipendenti e soprattutto della logistica, complessa alla luce degli sviluppi geopolitici.

Anche il lavoro di Stern si colloca in questa rete industriale globale. Dallo stabilimento di Kaiserslautern partono componenti destinati a oltre venti siti Stellantis nel mondo e utilizzati in più di trenta modelli appartenenti a sette marchi del gruppo. In questo scenario, il ruolo del sito tedesco è centrale: mantenere standard qualitativi elevati pur operando in un paese con costi energetici e salariali più alti rispetto ad altre aree produttive.

Secondo Stern, la chiave sta nella creazione di sinergie tra i diversi stabilimenti e nella condivisione delle funzioni tra i siti tedeschi. Un approccio che consente di rafforzare la competitività senza rinunciare alla qualità associata al “made in Germany”.

Talenti, tecnologia e una nuova cultura industriale

La trasformazione della fabbrica passa anche da una maggiore integrazione verticale. Alcune attività che in passato venivano affidate a fornitori esterni oggi sono svolte direttamente all’interno degli impianti. Un esempio è l’officina batterie di Rüsselsheim, dove vengono assemblati i pacchi ad alta tensione per i modelli elettrici.

Per Seeber, arrivata alla guida dello stabilimento nel 2025 dopo oltre vent’anni di esperienza nel settore – soprattutto nel mondo dei fornitori – questa evoluzione rappresenta una sfida ma anche un’opportunità: “Sono venuta a Rüsselsheim per cogliere l’opportunità di plasmare attivamente il futuro della produzione. Conosco il punto di vista dei fornitori e cosa è possibile e cosa no, questo mi aiuta a prendere decisioni chiare anche in condizioni difficili.”

Un aspetto che accomuna le due manager è lo stile di leadership. Entrambe puntano su un modello cooperativo, in cui il management definisce la direzione ma lascia spazio all’autonomia dei team. L’obiettivo è rafforzare la responsabilità individuale e favorire la capacità di trovare soluzioni direttamente sul campo, invece di accentrare tutte le decisioni.

Questo approccio diventa ancora più importante in un settore che sta vivendo una trasformazione profonda, tra elettrificazione, digitalizzazione e nuove tecnologie produttive. Nei siti tedeschi di Opel cresce infatti il ruolo dei giovani talenti, con competenze che vanno dall’intelligenza artificiale alla stampa 3D fino all’automazione dei processi industriali. Proprio la stampa 3D, per esempio, viene già utilizzata per produrre strumenti che in passato sarebbero stati ordinati all’esterno, riducendo tempi e costi.

Secondo Stern, per attrarre nuove competenze serve anche un cambio culturale, soprattutto per quanto riguarda la presenza femminile nei ruoli tecnici e manageriali: “Per me, si tratta di mettere le persone al primo posto. Lavoro molto a stretto contatto con i miei team, su un piano di parità. Pretendo molto, ma incoraggio anche molto. Sono presente, affronto direttamente le questioni e, allo stesso tempo, voglio motivare le persone a prendere decisioni audaci su propria responsabilità che portino avanti l’azienda. Per me, leadership significa lasciare crescere gli altri, ispirarli e portarli con me nel percorso.”

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