In Medio Oriente i regimi scelgono i loro leader, ma Israele può sempre eliminarli. In Libano, un anno e mezzo fa i cacciabombardieri con la Stella di David hanno tagliato la testa del serpente, Hassan Nasrallah. È ricresciuta sul corpo di Naim Qassem, già votato al martirio. E poi avanti così.
Lo stesso accade in Iran. Il favorito alla carica di Guida suprema, almeno secondo i media israeliani e dell’opposizione iraniana, Mojtaba Khamenei, è già nel mirino dei jet. Farà la stessa fine del padre, è la promessa.
LE RICERCHE
Il raid e le bombe sul bunker nel centro di Teheran: la morte di Mojtaba Khamenei resta un mistero
NELLO DEL GATTO
Mojtaba è forse l’uomo più impopolare dell’Iran. All’interno del Paese soltanto il figlio dello scià, Reza Ciro Pahlavi, è ancora più malvisto. Mojtaba non ha un curriculum religioso adeguato, non ha nessun carisma da grande Ayatollah, ha scalato la gerarchia ecclesiastica solo perché figlio di papà, si è dedicato al business, concentrato sul settore bancario che alimenta l’economia parallela dei Pasdaran, creato la sua personale rete di influenza e affari. Le voci più insistenti sono che gli stessi Guardiani delle rivoluzioni lo spingano, per sentirsi garantiti sia sul fronte economico che politico.
Il racconto
Inferno Teheran: distrutti il super bunker di Khamenei e la città sotterranea dei missili

Mojtaba sarebbe quindi il paravento di un regime nuovo, guidato dalle forze oltranziste militari. L’architettura costituzionale ideata da Khomeini è però articolata e complessa. La Guida è il perno di una bilancia. Tra un piatto religioso e uno laico. Dalla parte dei religiosi c’è il Consiglio dei Guardiani e soprattutto l’Assemblea degli Esperti, 88 Ayatollah che hanno le stesse funzioni dei cardinali in un conclave. Hanno il compito di pre selezionare una rosa di candidati e poi procede con la votazione. Quando un candidato raggiunge le 57 preferenze è nominato Guida suprema.

Il candidato favorito finora era Ali Reza Arafi, un seguace inflessibile della teoria velayat-e-fiq, il governo dei giuristi, di Khomeini. Non è meno duro e implacabile di Mojtaba, anzi, e i Pasdaran avrebbero tutto il suo appoggio nella guerra a oltranza con il “piccolo Satana” e il “grande Satana”.
Arafi era il braccio destro di Khamenei e la sua mente politica. Ha prestigio tra i religiosi e anche nell’ala militare. Ha partecipato alla rivolta contro lo scià a 16 anni, è stato imprigionato e torturato, ha combattuto nella guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein. Ma forse questa sua eccessiva competenza spaventa i Pasdaran e il potere ombra guidato da Ali Larijani.

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