Pasqua, la brutta sorpresa: così il conflitto colpisce il turismo

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«Se tutto rientra entro due settimane non ci saranno ripercussioni ma se il conflitto si protrarrà per mesi, le perdite saranno pesanti». A sintetizzare lo stato dell’arte del turismo italiano, in bilico per l’improvvisa guerra nel Golfo Persico, è il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. Ma è chiaro che, almeno per Pasqua e ponti delle festività di primavera, si naviga a vista.

«L’anno era iniziato sotto i migliori auspici, grazie al traino del Giubileo e al boom delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina», prosegue Bocca. «Ma ora la domanda che tutti ci facciamo è: quanto durerà. Per noi, il nodo riguarda l’arrivo degli americani: marzo è il mese delle conferme e bisognerà vedere la reazione».

Eppure, le previsioni profilavano un ulteriore consolidamento. In base all’ultima indagine Isnart per Unioncamere ed Enit dell’Osservatorio sull’economia del turismo, prima dello scoppio della crisi, quasi la metà delle camere disponibili nelle strutture ricettive della nostra penisola risultavano prenotate fino ad aprile 2026.

I voli bloccati

Nel giro di pochi giorni, però, ha preso corpo la “tempesta perfetta” fra Dubai e lo stretto di Hormuz. La chiusura dello spazio aereo ha strozzato le rotte dal Medioriente e a lungo raggio dei turisti che transitano dall’hub emiratino, lanciato per diventare lo scalo con più traffico al mondo. Lo stop del passaggio delle petroliere, invece, ha spezzato i rifornimenti di carburante.

La conta dei danni è vertiginosa. L’ultimo aggiornamento parla di più di 43 mila voli rimasti a terra nei primi dieci giorni e 7,5 milioni di viaggiatori bloccati. Ma, soprattutto, greggio alle stelle. Stando al Jet Fuel Monitor di Iata, il prezzo medio di un barile di “jet fuel” era a 99,40 dollari il giorno prima degli attacchi in Iran: una settimana dopo era più che raddoppiato e al 13 marzo si attesta sui 175 dollari. In un mese, l’82,8% in più. Le ricadute sono immediate e si traducono in pesanti rincari sui voli, tanto più da mete lontane. Che, però, sono quelle che portano in Italia turisti “altospendenti”.

«Nei primi giorni, il turismo organizzato che noi rappresentiamo non appariva sotto stress, semmai c’era qualche posticipo», spiega Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria. «Ora, però, registriamo una significativa contrazione delle prenotazioni extra-Ue e una pericolosa accelerazione di cancellazioni, in particolare nelle strutture lusso ed extra lusso». Previsioni? «Potrei dire che, solo a Roma, gli arrivi di Pasqua potrebbero essere 80 mila in meno ma è azzardato dare numeri in questo momento», continua Lalli. «Quanto agli hotel, in questo periodo contano anche sulle caparre e in caso di mancate conferme, potrebbero avere problemi».

Albergatori intimoriti

L’ultimo monitoraggio di Confindustria Alberghi, su un campione di aziende associate rileva criticità nelle città d’arte e nel segmento lusso, a forte vocazione internazionale, fra calo di prenotazioni e disdette da Paesi extra-Ue. A risentirne di più sono le città esposte verso i mercati mediorientali o dal Far East. A partire dalla Capitale, Milano (anche se qui la componente business funge da parziale ammortizzatore) e Firenze. A Torino e Venezia i primi cali delle prenotazioni interessano, rispettivamente, l’80% e il 73% delle strutture intervistate.

Il ministero del Turismo ha convocato un tavolo per oggi, 19 marzo. Fra le misure che il settore potrebbe chiedere di attivare, un sostegno alle strutture e alle località che lavorano di più con i viaggiatori dalle regioni coinvolte nel conflitto e da Oriente e un fondo straordinario per ristorare gli operatori che non riusciranno a riassorbire eventuali perdite nei mesi successivi. Anche se tutti ancora sperano che non servirà.

E per le vacanze degli italiani? Storicamente, in casi di crisi analoghi, si rafforza il turismo domestico ivi compreso quello interno da paesi Ue. C’è poi chi, dalla prima emergenza, ha avviato la fase di riorganizzazione. «La crisi è iniziata da troppo pochi giorni per poter già disegnare una nuova geografia turistica compiuta, al netto delle aree oggi impraticabili», rimarca Domenico Pellegrino, amministratore delegato del gruppo Bluvacanze. «Ma abbiamo sempre alternative valide per soluzioni accessibili e sicure. Il desiderio di vacanza non si è spento. Anzi, in questa fase, la sensazione è che gli italiani siano forse più preoccupati dal caro vita che si profila all’orizzonte».

Le prospettive non sono rosee, vista la nuova fiammata energetica. I prezzi minimi di un biglietto aereo andata e ritorno da Roma e Milano per una settimana di vacanza a ferragosto, rilevati il 18 marzo da Assoutenti, salgono fra il 5% e il 15% (in ulteriore aumento dalla scorsa settimana). «Per misurare le ripercussioni del conflitto sul comparto del turismo occorrerà attendere le prossime settimane», sottolinea il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso. «Ma si rischia un’ondata di nuovi rincari ai consumatori. Chi si appresta a organizzare oggi le vacanze deve fare i conti con la tariffe aeree che, per le classiche mete estive, registrano già livelli molto elevati».

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