Prima abusate e poi i nomi nei file: la rabbia delle ragazze due volte vittime

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Negli “Epstein files” diffusi venerdì dal Dipartimento di Giustizia ci sono i nomi di almeno 43 vittime degli abusi del finanziere pedofilo morto in carcere nell’agosto del 2019. Sono un centinaio, comunque, le persone riconoscibili tramite le informazioni diffuse e le immagini non propriamente editate.

Venerdì scorso sono stati rilasciati tre milioni di documenti. È la seconda tranche di file dopo quelli postati prima di Natale come previsto dalla legge approvata dalla Camera il 19 novembre. Fra gli obblighi c’era quello di tutelare la privacy delle vittime di Epstein e annerire nei documenti qualsiasi informazione potesse ricondurre all’individuazione delle superstiti.

La procedura ha visto coinvolti 500 avvocati, ha spiegato il Dipartimento di Giustizia, per “editare” i testi delle e-mail, i documenti, le foto e i video.

Lunedì il Wall Street Journal ha rivelato però che l’operazione è stata condotta in modo superficiale poiché ben 43 nomi erano leggibili. Fra questi compaiono anche quelli di testimoni, vittime e persone ai tempi minorenni che sino ad oggi avevano scelto l’anonimato e di non comparire in pubblico. È il caso di Brittany Henderson, ad esempio. Appare nei file quando sino a pochi giorni fa nessuno sapeva del suo coinvolgimento.

Domenica un gruppo di avvocati delle vittime ha scritto una lettera chiedendo la sospensione della pubblicazione. Ieri era prevista l’audizione in un tribunale di Manhattan. Secondo i legali la divulgazione dei documenti ha «messo sottosopra le vite» di un centinaio di superstiti di Epstein.

L’Attorney General Usa, Pam Bondi, lunedì ha risposto che il Dipartimento di Giustizia ha dato mandato al personale per rimuovere dal sito ed editare i documenti per tutelare completamente la privacy delle vittime. «L’operazione richiederà 24-36 ore». Bondi ha puntato il dito contro «diversi fattori, errori umani e tecnici» per spiegare i motivi del pasticcio.

Ad ora decine di file sono stati tolti dal portale dove è possibile consultare l’archivio Epstein finora divulgato.

Todd Blanche, numero due del Dipartimento di Giustizia, ha ammesso la difficoltà di riuscire a oscurare ogni informazione sensibile: «Sapevamo ci sarebbero stati errori» ha detto riferendosi alla mole di documenti da vagliare e analizzare.

Il Wall Street Journal in un commento dell’Editorial Board dal titolo “Le ricadute degli Epstein files colpiscono gli innocenti”, ha puntato il dito contro il Congresso per aver fissato una scadenza «impossibile» della pubblicazione. Il Dipartimento di Giustizia ha avuto un solo mese per esaminare ogni singola pagina. Si nota anche che mentre alcuni nomi sono rimasti oscurati (vittime o testimoni, secondo quanto spiegato) altri sono invece stati diffusi senza che vi fosse il benché minimo riferimento a illeciti o a nuove indagini. L’unico membro del Congresso che votò in novembre contro la divulgazione dei file fu il repubblicano Clay Higgins. Giustificò il suo diniego poiché la pubblicazione abbandona 250 anni di procedure giudiziarie e come risultato avrà che «persone innocenti saranno ferite».

I file sono una miniera di informazioni e consentono di ricostruire il network di legami che Epstein – ma non solo lui – aveva tessuto negli anni. C’è ad esempio una e-mail della figlia adottiva di Mia Farrow che ne sposò poi il compagno Woody Allen. Soon Yi Previn scrive a Epstein che il «movimento #MeToo è andato troppo oltre». L’Istituto Nobel è in attesa di chiarificazioni da parte dell’ex premier norvegese Thorbjorn Jagland il cui nome compare in uno scambio epistolare con Epstein. Mentre la Nfl – a quattro giorni dal Superbowl – ha detto che chiederà spiegazioni a Steve Tisch, miliardario proprietario di New York Giants. In una e-mail del 27 aprile del 2013 parlano di «una ragazza ucraina, un po’ impaurita dalla differenza di età». Il nome di Epstein intanto resta urticante per Donald Trump. Martedì pomeriggio ha risposto duramente Kaitlan Collins, capo dei corrispondenti della Casa Bianca della Cnn e conduttrice di punta della rete, che ha fatto una domanda sui nomi delle vittime divulgati. Trump l’ha apostrofata come una «pessima giornalista. Non mi stupisce che la Cnn non abbia ascolti per colpa di gente come te. Ti conosco da 10 anni e non ti ho mai vista sorridere e sai perché? Perché sai che non dici la verità. Siete un’organizzazione molto disonesta e dovrebbero vergognarsi di te».

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