Sabella: “Così Nordio oltraggia Falcone e Borsellino. Ormai siamo a chi la spara più grossa”

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«La mafia è una cosa seria». Alfonso Sabella, prima sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo a fine anni 90, soprannominato “Cacciatore di latitanti” tra cui Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, poi assessore alla Legalità della Capitale con delega sul litorale di Ostia e ora giudice del Tribunale di Roma, sa bene cosa significa essere in prima linea contro la criminalità organizzata. E le parole del ministro Carlo Nordio l’hanno irritato non poco.

Esternazioni che la offendono?
«Eccome. Il ministro parla di mafia senza conoscerla ed è evidente. Pensi che ha dichiarato che i mafiosi non parlano al telefono e io, senza intercettazioni, degli oltre cento latitanti arrestati ne avrei trovati forse due o tre».

Il Guardasigilli si riferiva alle correnti del Consiglio superiore della magistratura che agiscono con «metodo para-mafioso». Discorso differente?
«Agghiacciante. Premetto che io non faccio parte di nessuna corrente e non sono nemmeno iscritto all’Associazione nazionale magistrati. Questa esternazione del ministro, però, mi indigna. Mi permetta un breve ragionamento».

L’ascolto.
«La mafia si basa sulla condizione di assoggettamento e omertà. Secondo il pensiero di Nordio, quindi, io dovrei essere assoggettato e omertoso. Io non mi sento tale, anche perché la mia storia personale non mi permette di farlo».

In passato lei per primo ha detto di essere stato penalizzato dall’essere esterno alle correnti. Ritratta?
«Lo ribadisco. Il sistema delle correnti è un sistema clientelare, come lo è il sistema politico italiano. Ma parlare di amichettismo e di sistema mafioso sono due cose diverse. In questo modo si offende anche la memoria di Falcone e Borsellino».

Eppure i sostenitori della riforma li portano ad esempio.
«Paolo Borsellino a Palermo, è stato esponente di spicco di Magistratura indipendente; Giovanni Falcone, invece, si creò la sua corrente e fondò il Movimento per la Giustizia. Vogliamo dire che Falcone e Borsellino agivano con metodi mafiosi? Ribadisco: sono offeso e indignato».

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Il ministro Nordio ha anche detto che «chi non ha padrini è morto». Lei non ne ha mai avuti, si sente finito?
«Anche la scelta del termine “padrino” rientra in un parallelismo mafioso. Io sono stato sottoposto a un procedimento disciplinare, non ha avevo nessun gruppo a supportarmi eppure sono stato assolto».

Gli attacchi sono sempre più violenti. Perché?
«I toni sono da asilo, ogni giorno c’è chi la spara più grossa. E dire che il sistema della magistratura è un sistema mafioso è spararla davvero molto grossa».

Come mai, però, il tema infiamma così tanto gli animi?
«Perché non si è detta la verità ai cittadini: ovvero che questa è una riforma della magistratura, non della giustizia. E il funzionamento della giustizia non verrà migliorato. Anzi, se è possibile, forse lo peggiorerà».

Il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri ha detto che questa riforma piace a tanti centri di potere ed è stato travolto dalle critiche. Ha esagerato anche lui?
«Forse ha sbagliato i toni dell’intervento, ma non la sostanza. E cioè che mafiosi, massoni e gente di potere probabilmente voteranno “Sì”. Quando ero a Palermo e mi occupavo di criminalità organizzata, sapevo benissimo qual’era l’indicazione di voto fornita dalla mafia. Questo però non significava che tutti i sostenitori di un partito piuttosto che un altro fossero mafiosi. Non facciamo confusione».

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Questa riforma favorisce certe consorterie?
«Indebolirà complessivamente la magistratura e di conseguenza la sua capacità di contrastare la mafia, i centri di potere, le grandi massonerie internazionali. Non dimentichiamo che, ai tempi di Gelli, la separazione delle carriere era il sogno della massoneria deviata».

Lei è stato pubblico ministero e ora è giudice a Roma.
«Penso di aver fatto bene il pubblico ministero, ma se l’avessi fatto dopo essere stato giudice credo che l’avrei fatto ancora meglio. Comunque il problema di questa riforma, pericolosa, non è questo».

Addirittura pericolosa?
«Ci saranno due Csm e uno di questi sarà composto solo da pubblici ministeri. Non solo. Questo nominerà i vertici delle procure e persino il procuratore generale della Cassazione che è titolare dell’azione disciplinare. Insomma, i pm avranno poteri infiniti e sarà necessario che finiscano sotto l’esecutivo. Sarei il primo a chiederlo».

Il ministro Nordio ha bollato questa tesi come blasfema.
«Non sono né credente né praticante della teocrazia governativa, per cui mi prendo il rischio».

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