Sci alpinismo, la salita per l’oro

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BORMIO. «Io faccio tutto in salita». La vita è fatica per Giulia Murada e non potrebbe essere diversamente per l’azzurra che parte tra le favorite oggi nella gara sprint di sci alpinismo. E che, tra una batteria e l’altra, per non perdere la concentrazione, resta nella sua bolla, gioca a sudoku e allena la mente con le parole crociate.

La pista «Stelvio», dove l’Italia ha gioito per l’argento di Giovanni Franzoni e per il bronzo di Dominik Paris nella discesa dello sci alpino, verrà acconciata per questi fachiri della sofferenza (un milione gli appassionati). Sono al debutto ai Giochi, è una gara storica su un tracciato di 750 metri e 120 di dislivello. Si parte con gli sci, si arriva in cima, alla zona del cambio si tolgono le pelli (necessarie per avere grip sulla neve) e poi si scende con gli sci. La finale è a sei.

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Murada, figlia d’arte, ci prova. Il padre Ivan, tra i pionieri azzurri, ha vinto il Mondiale a squadre in coppia con Graziano Boscacci nel 2002 e ora svolge il ruolo di allenatore. «È perfetto. Tra noi c’è dialogo e trasparenza, ci capiamo al volo. In questi anni ha imparato a capire se sono in forma o meno solo vedendomi sciare. Così può adattare gli allenamenti. Litighiamo e discutiamo, se è il caso…». Un amore speciale quello di Giulia. Nata e cresciuta ad Albosaggia, paese di tremila persone sotto Sondrio, patria indiscussa dello sci alpinismo italiano, ha seguito la filosofia del suo paese. «All’inizio non mi piaceva sciare. Ma quando ho cominciato ad andare in salita tutto è cambiato. Preferisco guadagnarmi le discese con una bella sfacchinata prima. Oggi ci provo. Sono convinta di fare il risultato. Nessuno è qui solo per partecipare». Le Olimpiadi, nelle sue giornate, hanno messo tutto in secondo piano, la passione per i viaggi e per lo studio. «Ho una laurea triennale in Scienza del Turismo, mi piace studiare e penso che riprenderò».

Gli azzurri sono a caccia di altre medaglie. Con Murada c’è l’affiatatissima coppia Alba De Silvestri e Michele Boscacci, moglie e marito: sognano di stupire nella staffetta di sabato. Lei vivace e aggressiva, lui calmo e diplomatico. La fusione perfetta. «Gareggiare insieme è una bella esperienza. Anche le giornate di attesa è meglio viverla in coppia, piuttosto che in stanza da soli», racconta lei. Tocca a Michele stemperare le tensioni. «Cerchiamo di convivere e aiutarci. Se non ci fosse stata lei in famiglia, io a 36 anni non sarei sicuramente qui alle Olimpiadi. Lei mi ha sempre stimolato per qualsiasi cosa, dai cambi di assetto alle gare così veloci». Che sono il format ideale per i Giochi, che però viene vissuto dagli atleti come un compromesso. «Spero che i due format delle gare vengano confermati per le prossime Olimpiadi nel 2030. E chissà che non aggiungano un’altra medaglia nella prova individuale», aggiunge l’azzurro.

Bormio, località di grande passione per la neve, è pronta. Il meteo segna ancora neve ma per questi eroi della fatica non è certo un problema. «Siamo tutti emozionati», dicono in coro. Hanno idee chiare e voglia di mettersi alla prova. «L’attesa è stata troppo lunga, ma fa parte del gioco». Ora è tempo di fare sul serio.

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