Scontro sul referendum, Schlein: “È il governo che libera gli stupratori”

0
1

ROMA. L’effetto era prevedibile. Il primo comizio di Giorgia Meloni per spingere il Sì al referendum ha contribuito, se possibile, a politicizzare ancora di più la sfida del 22 e 23 marzo. Elly Schlein ripete che non ha «mai chiesto» e mai chiederà le dimissioni della premier in caso di vittoria del No, ma inevitabilmente torna sulle parole pronunciate da Meloni giovedì sera dal palco del teatro Parenti di Milano. «Ma vi sembra normale che una presidente del Consiglio tratti gli italiani come degli stupidi e dica che se passa il no ci saranno più stupratori liberi? – domanda la segretaria Pd in tv su La7 –. È una grave strumentalizzazione e voglio ricordare che uno stupratore è stato liberato da questo governo ed è stato rimandato in Libia su un volo di Stato». Il riferimento è al generale Almasri, accusato di crimini contro l’umanità nei confronti dei migranti detenuti nei lager libici.

Tra i dem sono in tanti a rinfacciare a Meloni la contraddizione, mentre Angelo Bonelli di Avs, definisce le sue parole «scandalose e inaccettabili per chi riveste una carica di responsabilità istituzionale come la sua. Meloni vuole costruire un clima di paura tra gli italiani – spiega – pensando che così vincerà il Sì, ma è un sintomo della sua debolezza». Il punto è sempre lo stesso. «Se vince il No, il governo non sarà azzoppato», assicura il vicepremier Antonio Tajani. «Ma può cambiare l’aria nel Paese», dice da sinistra Nicola Fratoianni.

Ostenta ottimismo, invece, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ieri si è fatto rivedere in pubblico accompagnato dalla sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Lei che è indagata per il caso Almasri ed è finita al centro delle polemiche per aver detto che con la vittoria del Sì «si toglieranno di mezzo» i magistrati. I due sono arrivati insieme alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense, a Roma. Senza dire una parola, nonostante le sollecitazioni dei cronisti sulle scuse di Bartolozzi mai arrivate, così come sulla richiesta di sue dimissioni. Nordio, però, parla diffusamente durante i vari eventi della campagna referendaria a cui partecipa, fisicamente o in video. Collegato con un convegno organizzato ad Ancona definisce la sua riforma una «rivoluzione copernicana», con cui «entreremo a pieno diritto nelle democrazie occidentali e ci toglieremo i due residui delle dittature del secolo precedente, quella comunista e quella fascista». Poi, in un videomessaggio al congresso di Magistratura democratica, rivolge un appello accorato affinché non si pensi «che un ex magistrato, che si sente ancora magistrato, voglia sottoporre al potere esecutivo i pubblici ministeri e i giudici – dice –. E, cosa ancora peggiore, che li voglia umiliare».

Giuseppe Conte per il no al referendum a Torino: “Gli italiani pagheranno gli effetti della guerra”

Davanti a quella stessa platea però a strappare gli applausi è il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, che esordisce dicendo di portare il suo saluto «e quello del plotone di esecuzione». Un frase che richiama la parole di Giusi Bartolozzi al centro di aspre polemiche in queste ore.

Poi, è la volta di Enrico Grosso, presidente del comitato per il No promosso dall’Anm: «La riforma Nordio non danneggia i magistrati, ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini». Un allarme che suscita l’immediata polemica da destra. «Ormai siamo oltre l’inaudito, è una follia, una sciocchezza, lontana anni luce da qualsiasi analisi giuridica – attacca il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto di Forza Italia – è mera propaganda, grottescamente apocalittica». A stretto giro, arriva la replica di Grosso: «Sentirsi accusati di toni apocalittici da quella parte che ha detto che senza il Sì l’Italia sarà terra di pedofili, stupratori e immigrati illegali fa sorridere».

In questo clima inizia l’ultimo fine settimana utile per la campagna referendaria, con comitati e partiti mobilitati sul territorio, tra manifestazioni, gazebo e banchetti. Per il palco unitario di mercoledì prossimo a sostegno del No, in piazza del Popolo a Roma, con i leader di Pd, M5s e Avs, è stato arruolato anche il cantante Daniele Silvestri. Mentre continua a tenere banco il problema del voto negato ai fuori sede, perché non è stata prevista una procedura per farli partecipare al referendum senza dover tornare nel luogo di residenza. Una soluzione parziale l’hanno proposta quelli dell’Alleanza Verdi Sinistra, che hanno consentito ai fuori sede di iscriversi come loro rappresentanti di lista, in modo da ammetterli ai seggi. «Ad oggi sono già 10 mila, c’è tanta voglia di partecipare – fa sapere Nicola Fratoianni – il governo Meloni ha fatto davvero una porcata nel negare il diritto di voto a 5 milioni di persone». Infine, allerta per l’ordine pubblico a Roma, dove oggi sono attesi in migliaia al corteo per il «No al referendum sulla giustizia, no al governo, no alla guerra», con Potere al Popolo, Usb, movimenti per la casa, studenti di Cambiare rotta e palestinesi, centri sociali e collettivi universitari

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it