Ops, è davvero il mondo al contrario. La sicurezza, ovvero il terreno su cui la destra (a ogni latitudine) vince le elezioni alimentando le paure e facendo la faccia feroce, è diventato l’elemento di fragilità del centrodestra italiano. E lo è diventato proprio perché, pur essendo appunto al governo, amplifica quel meccanismo – allarmismo e faccia feroce – come se stesse all’opposizione. Un riflesso quasi istintivo.
Per la prima volta dopo tre anni, si registra – e non è affatto banale – il primo calo nei sondaggi, rilevato dalla Super-Media di Youtrend, che segnala, al contempo, un testa a testa sul referendum, ove Meloni&Co hanno dissipato il patrimonio di un consistente vantaggio. E’ l’effetto di una campagna politicizzata all’insegna della radicalizzazione, proprio sul terreno della sicurezza. Lo schema, squisitamente trumpiano, è questo: prendo un caso di cronaca, lo deformo nel racconto, con qualche falsità, indicando il nemico (i giudici), e presento le varie misure, ignorandone gli effetti reali, come una soluzione punitiva. Compresa la riforma della giustizia.
È quel che è accaduto, in un crescendo, dai fatti di Torino in poi, nel tentativo di un rilancio politico, dopo un fase di appannamento, da Trump a Niscemi. Dopo Torino è stato sfornato l’ennesimo pacchetto sicurezza, con una valanga di nuovi reati e l’ipotesi dello scudo penale per i poliziotti, la cui efficacia è pressoché inesistente e l’urgenza nulla. E infatti è stato licenziato venti giorni dopo. Il racconto: noi i reati li mettiamo (come se l’attuale codice penale fosse insufficiente) ora tocca alle toghe “remare dalla stessa parte”, con annesse contumelie contro quelle che avrebbero scarcerato i delinquenti di Torino, ma che in verità non li avevano liberati, ma messi ai domiciliari perché non erano quelli delle martellate.
Al contempo viene annunciato il blocco navale, come se ci fosse un’emergenza anche se non c’è, perché funzionano gli accordi con i paesi africani. Ma anche in questo caso conta l’effetto annuncio, visto che peraltro è stato presentato un disegno di legge dai tempi non brevi per l’approvazione. E, sempre in omaggio alla curva, è stato riempito il famoso centro in Albania con 70 poveri cristi, trasferiti però dai Cpr italiani. Un’ammuina, come sulle famose navi di Franceschiello (“tutti chilli che stanno a prora vann’a poppa, e chilli che stanno a poppa vann’a prora”), che non c’entra coi rimpatri perché la legge non ammette espulsioni dall’estero. Intanto, si segnala per la cronaca che Eddi Rama è in tutt’altre faccende affaccendato dopo che è stata indagata la sua vicepremier dalla procura speciale anticorruzione. Le opposizioni sono scese in piazza e hanno bloccato il Parlamento.
Il picco si è raggiunto con Rogoredo, dove al grido di “la difesa è sempre legittima” e contro il “doppiopesismo di certa magistratura” (severa coi poliziotti, indulgente con Askatasuna) si sono precipitati in tv Meloni e Salvini. E pure il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Difesa legittima, la causa di giustificazione è evidente”. Piuttosto sorprendente che, visto il ruolo, non avesse sentito l’esigenza di approfondire il caso. Evidentemente è in ansia da prestazione. Si è messo a fare Salvini dopo che Salvini, incassata l’assoluzione su Open Arms, si è candidato per il Viminale al prossimo giro.
Ecco, viene cavalcata la comunicazione, come giustificazione a posteriori del decreto sicurezza e dalla bontà dello scudo penale, presentato nel racconto nella sua versione originaria, non come è stato licenziato dal Quirinale, che scudo non è. Poi viene fuori che a Rogoredo non c’è stata legittima difesa, che il poliziotto ha manomesso la scena del crimine, che il soggetto in questione tra i colleghi veniva chiamato Thor sia perché in molti di lui avevano paura sia perché girava con un martello sempre in mano (come i picchiatori di Torino). E viene fuori proprio grazie alla magistratura, che ha operato col massimo della responsabilità: fascicolo aperto dal capo della procura Marcello Viola in prima persona, ipotesi iniziale di omicidio colposo, indagini in mano alla squadra mobile della polizia di Stato e alla questura di Milano. Il quadro opposto rispetto al pregiudizio denunciato.
Insomma, Rogoredo diventa il caso di scuola di uno spot al contrario rispetto alle posizioni del governo. Che va ben oltre Rogoredo e disvela meccanismo e racconto farlocco. L’opposizione non è la sinistra, che come noto non ha una politica sulla sicurezza, e può limitarsi a godersi lo spettacolo. L’opposizione è, molto semplicemente, la realtà.
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