Semilibertà e un nuovo libro: così comincia la seconda vita dell’assassino Piampaschet

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Sette anni dopo la sentenza di condanna definitiva per omicidio, Daniele Ughetto Piampaschet ha una nuova vita. Per metà fuori dal carcere. Ogni mattina alle sette lo scrittore accusato di avere ucciso una sua ex fidanzata, fatto per cui sta scontando 25 anni, esce dal carcere di Torino e torna a Giaveno. Ha l’obbligo di rientrare alle 19. Il lavoro che il tribunale di sorveglianza gli ha concesso in virtù della sua «buona condotta» e «per favorire il reinserimento sociale» è nella casa del padre Luigi. L’anziano, in precarie condizioni di salute, era stato accusato (ma mai indagato) dalla procura di avere protetto e favorito il figlio dopo l’arresto. «Badante del papà», è il lavoro assegnato allo scrittore accusato di avere anticipato in un romanzo il delitto di Anthonia Egbuna. Il cadavere della ragazza, ventenne nigeriana finita nella tratta della prostituzione, era stato ritrovato nelle acque del Po a San Mauro nel 2012.

Il lavoro esterno

Per tutta la durata del processo l’imputato, difeso dall’avvocato Stefano Tizzani, ha continuato a ribadire: «Sono innocente. Non l’ho mai uccisa. Io l’ho amata, poi era diventata un’amica. É stata la mafia nigeriana a farla fuori». Il lavoro esterno è stato concesso a Piampaschet, che ha 48 anni, dopo che ha dimostrato di avere tenuto un atteggiamento «collaborativo» in carcere. E di seguire dei progetti. Dietro alle sbarre Piampaschet ha preso la seconda laurea. La prima era in filosofia, quella appena conseguita, triennale, è in scienze politiche e sociali. Al padre Luigi, che vede ogni giorno, Piampaschet ha raccontato il suo prossimo obiettivo: «Voglio studiare ancora. Mi sono iscritto alla specialistica: scienze delle religioni». Ma l’attività principale a cui si dedica resta la scrittura. Piampaschet ha pubblicato – con Echos edizioni e l’aiuto del padre Luigi, curatore – un nuovo libro: “La febbre nera”. «Un’antologia di racconti e poesie scritti in due decenni». «Tutti gli scritti – ha spiegato lo scrittore condannato al papà – ruotano intorno al mondo della Nigeria e della prostituzione, ma vista non in un ottica di squallore, bensì poetica». Il protagonista dei racconti è sempre l’autore: lo stesso Piampaschet.

I racconti costati la condanna

Nel libro, oltre a nove testi inediti, ci sono anche i due racconti che gli sono costati la condanna per omicidio volontario. Si chiamano “Il bracciale di corallo” e “La rosa e il leone”. Il primo venne sequestrato dagli inquirenti nel 2012 in forma cartacea e digitale nella casa dei genitori dell’indagato. “La rosa e il leone”, scritto a mano, venne trovato a casa della donna che ospitava Egbuna. Gli scritti sono rimasti tali e quali. «Storie di amore e morte», secondo Piampaschet, che ne “La rosa e il leone” descrive lo strangolamento di una giovane prostituta «ammazzata per una sorta di volontà salvifica». L’assassino la uccide pur di toglierla dal mondo della prostituzione e poi si uccide. Nel libro.

Il movente della gelosia

Nella realtà, secondo il tribunale, sarebbe andata in maniera simile. Piampaschet è stato condannato per avere ucciso per gelosia, perché l’amata non voleva uscire dal mondo della tratta. Anche ne “Il bracciale di corallo” il movente è la gelosia di uomo verso una donna. Ma in questo caso – nel libro – il protagonista ammazza sia l’amata che il rivale. Piampaschet definisce il libro «un libro dove si intrecciano la complessità di romanticismo, ritualismo e magia, in un mix di prosa e poesia di fede e d’amore, con una rivisitazione di una parte della Divina Commedia». «Scrivere questa antologia – ha confidato al padre Luigi – per me è stata una sorta di itinerario spirituale».

Piampaschet non ha mai smesso di scrivere. Prima e dopo l’arresto. Prima e dopo il carcere. La magia nera, la mafia nigeriana, le donne prostitute sono sempre stati motivi di studio e di fascino. Il processo a carico di Piampaschet è durato sette anni e cinque processi. Assolto in primo grado, lo scrittore era stato condannato in appello – anche nel bis – e poi definitivamente dalla Cassazione.

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