Lindsey Vonn torna a casa dopo i giorni passati all’ospedale di Treviso e ringrazia l’Italia per come l’ha trattata dopo l’infortunio. Mikaela Shiffrin torna sul gradino più alto del podio in slalom (per lei casa) dopo una convalescenza durata dodici anni e ringrazia Cortina. La più forte sciatrice della storia ritrova l’oro olimpico che le mancava da Sochi 2014 e soprattutto cancella lo zero su sei di Pechino. Gli Stati Uniti hanno perso la stella che accendeva il prime time, ma hanno riportato in copertina una donna la cui grandezza capiremo solo quando qualcuno riuscirà a battere i suoi record. Così a occhio, ne dovranno aprire di cancelletti. Shiffrin ha 108 successi in Coppa del mondo (la migliore all time), cinque Coppe del mondo generali (una manciata di specialità) e quattro medaglie olimpiche, tre ori e un argento. Cortina è feudo americano in questo periodo, così quando Mikaela chiude la prova con il secondo tempio di manche che le vale l’oro davanti alla svizzera Rast e alla svedese Swenn Larson, il parterre è un tappeto a stelle e strisce. Un bacio al pubblico e gli occhi al cielo. Lassù c’è papà scomparso nel 2020. Sarebbe fiero di lei: «Sono sempre lenta a realizzare le emozioni, ma questa è pura follia».
Vince con un secondo e mezzo di vantaggio, dal 1998 non c’era in slalom un distacco così ampio tra prima e seconda, è la differenza tra marziani e terrestri. Si è tolta un peso la ragazza che viene da Vail, Colorado, là dove probabilmente opereranno ancora Lindsey Vonn. Le due regine si dividono il mercato mondiale, Forbes assegnava a Lindsey guadagni per otto milioni all’anno, uno in meno invece per la dominatrice dei pali stretti. Le chiedono se è la più forte sciatrice di sempre e lei sceglie il low profile necessario ai vincitori: «Non guardo mai a queste etichette, ma certo conosco il mio livello». Occhi un po’ lucidi quando, con la medaglia al collo, racconta cosa ha pensato prima della gara: «Di solito sono concentrata sui miei sci, sul percorso. Qui invece mi sono presa un po’ di tempo per me, per la mia famiglia che è rimasta a casa. Per mio papà che non c’è più. Adesso posso accettarne la morte».
Zero su otto negli ultimi assalti al podio olimpico (sei a Pechino e due qui), 1459 giorni a chiedersi come fosse possibile un digiuno così rumoroso. Öhlund e soprattutto Duerr, terza e seconda nella prima manche, escono in modo clamoroso: sono giorni in cui i demoni guardano da un’altra parte. Perché qui, sulla pista Olympia di Cortina, stavolta c’erano solo angeli per Mikaela Shiffrin.
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