Quando tutto sembra crollarti addosso, anche solo una persona che possa immedesimarsi nelle difficoltà vissute può essere di grande aiuto, una spalla sulla quale piangere, prima di rialzarsi e ripartire. E chi meglio di Simone Biles può comprendere quello che è lo stato d’animo di Ilia Malinin, il pattinatore statunitense che lo scorso venerdì è incappato in una giornata nerissima, culminata con una prestazione disastrosa (tanto da fargli chiudere all’ottavo posto, col suo peggior punteggio degli ultimi quattro anni), proprio nel momento più decisivo, rimanendo così fuori dal lotto delle medaglie. Sensazioni che ti lasciano il vuoto, le stesse che ti fanno pensare di aver cestinato anni e anni di sacrifici. Ma non è così.
Lo può raccontare la Biles che, al Forum di Assago, ha assistito di persona alla performance, ampiamente sotto le aspettative, del connazionale: nel corso delle Olimpiadi di Tokyo 2021, proprio la campionessa americana della ginnastica fu travolta da una sorta di «disconnessione» di natura mentale, un “twisties” che la obbligò pure ad abbandonare anzitempo alcune gare. Chi se non la sette volte olimpionica, avrebbe potuto tranquillizzare e soprattutto consolare la Malinin. «Mentre gli descrivevo quello che, secondo me, stava vivendo e come affrontarlo per andare avanti, lui continuava a ripetere: “Esatto, esatto”. A un certo punto mi ha detto qualcosa come: “Finalmente qualcuno l’ha detto”».
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Chissà quanto quelle parole desiderava sentirsele dire. E soprattutto chissà quanto il chi le abbia pronunciate, sapendo giungere nel profondo, sia stato così importanti. In tanti colleghi avevano provato ad avvicinarsi a Malinin spendendo più di qualche pensiero di conforto, con risultati, al netto di un’azione comunque più che lodevole, non troppo convincenti. Prima delle parole di Biles, che per il due volte campione del mondo hanno rappresentato tanto. «Ero sinceramente in ansia per il suo benessere psicologico», ha spiegato. «Quando ti prepari per la gara della vita e le cose non vanno come speravi, il contraccolpo può essere pesante, sia dentro di te sia per come vieni percepito all’esterno», ha spiegato la Biles. «L’ho vissuto sulla mia pelle e per questo mi è scattato subito un forte istinto di protezione».
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Schiacciato dal peso di attenzioni e aspettative troppo ingombranti, Malinin aveva palesato un certo malessere già nei giorni che precedevano le Olimpiadi. Lo ha fatto con lo strumento utilizzato dai giovanissimi, i social, utilizzato da Malinin anche per mettersi a nudo e per mostrarsi fragile, proprio come si è sentito durante i giochi olimpici. Diversi i “repost”, ossia i pensieri di altri utenti poi ripostati sul proprio profilo, di Malinin sulla piattaforma TikTok. Già da quelli, ne si poteva comprendere la sofferenza di un animo tumultuoso. «Niente fa più male che dare il massimo e comunque non essere abbastanza bravo», «Quando torno a casa, entro nella mia stanza e i miei occhi cominciano a piangere perché nessuno sa quanto duramente ci sto provando», quindi uno relativo ai suoi genitori (Tatiana Malinina e Roman Skorniakov, sono stati entrambi ex pattinatori artistici olimpici di alto livello), «il tuo piccolino è stanco, mamma». E poi i repost di messaggi con toni decisamente più allarmanti: «Penso di essere arrivato al punto nella vita in cui non mi importa più di cosa mi succede», e «A volte vorrei che mi succedesse qualcosa di brutto, così non dovrei farlo da solo».
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