Stellantis, la frenata sull’elettrico costa 22 miliardi e blocca i dividendi: crollo in Borsa

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Oneri per 22,2 miliardi, dividendi sospesi per il 2026 e una profonda riorganizzazione in atto per fare fronte al ritmo più lento del processo di elettrificazione. È la cura dell’ad di Stellantis, Antonio Filosa, in vista dei risultati dell’intero esercizio. Il gruppo, infatti, nell’ambito della reimpostazione del proprio business e del nuovo piano strategico che sarà presentato a maggio, ha condotto una valutazione approfondita della propria strategia e dei relativi costi «necessari per riposizionare l’azienda». Revisione che porta Stellantis ad annunciare oneri pari a circa 22,2 miliardi di euro nel 2025 esclusi dall’Aoi (adjusted operating income), con uscite di cassa attese in circa 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni a valere su tale importo.

È il costo del riposizionamento dell’azienda sull’elettrico: la nuova strategia ha portato, infatti, alla cancellazione di modelli e programmi che non hanno prospettive di redditività. L’obiettivo – spiega Stellantis – è soddisfare le preferenze dei clienti e sostenere una crescita profittevole.

«L’azienda ha già adottato la gran parte delle decisioni necessarie per correggere la rotta, in particolare quelle volte ad allineare i piani e il portafoglio prodotti alla richiesta di mercato, come riflesso negli importi contabilizzati», spiega il gruppo dell’auto guidato da Filosa. Dopo l’annuncio il titolo ha perso fino al 29,6% a Piazza Affari, che equivale a un prezzo per azione di circa 5,74 euro e segna un minimo storico.

Il piano di Filosa

In particolare, 14,7 miliardi sono relativi al riallineamento dei piani di prodotto alle preferenze dei clienti sia alle nuove normative sulle emissioni negli Stati Uniti, riflettendo in gran parte le aspettative significativamente ridotte per i modelli Bev e includono svalutazioni per 2,9 miliardi legate ai prodotti cancellati e per 6 miliardi alle piattaforme, dovute principalmente alle forti riduzioni attese in termini di volumi e redditività. E circa 5,8 miliardi di uscite di cassa stimate nei prossimi quattro anni, riferiti sia ai prodotti cancellati sia agli altri programmi Bev in corso, i cui volumi attesi risultano ora significativamente inferiori alle proiezioni precedenti. Inoltre, 2,1 miliardi sono relativi al ridimensionamento della supply chain dei veicoli elettrici e 5,4 miliardi relativi ad altri cambiamenti nell’operatività dell’azienda (4,1 miliardi sono per esempio derivanti da un aggiornamento delle stime relative ai fondi per le garanzie contrattuali. Infine, 1,3 miliardi sono altri oneri, compresa la ristrutturazione principalmente relativa alla riduzione della forza lavoro già comunicata nell’Europa allargata.

«La reimpostazione che abbiamo annunciato si inquadra nel decisivo percorso avviato nel 2025, per tornare, ancora una volta, a porre i clienti e le loro preferenze come punto di riferimento di ogni nostra decisione. Gli oneri annunciati riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture. Riflettono inoltre l’impatto delle criticità pregresse, che il nostro nuovo team sta progressivamente gestendo» commenta Filosa. Il manager evidenzia che «abbiamo esaminato ogni angolo della nostra attività e stiamo attuando i cambiamenti necessari mobilitando tutta la passione e l’ingegno che abbiamo in Stellantis. La risposta positiva dei clienti alle nostre iniziative di prodotto nel 2025 si è tradotta in un aumento degli ordini e in un ritorno alla crescita dei ricavi. Nel 2026, la nostra attenzione incrollabile sarà rivolta a colmare i gap di esecuzione del passato, così da dare ulteriore impulso ai primi segnali di rinnovata crescita».

Analizzando le cause delle perdite, Filosa evidenzia che «il 75% dei costi straordinari è legato a ipotesi strategiche che si sono rivelate errate, basate su un ottimismo eccessivo riguardo all’adozione dell’elettrico in Europa e soprattutto negli Stati Uniti». L’altro 25% è dovuto a decisioni «che hanno minato la nostra capacità di esecuzione industriale – aggiunge – abbiamo deciso di tagliare nel passato costi in maniera probabilmente eccessiva, al punto che abbiamo deciso di licenziare migliaia di ingegneri». Poi da appuntamento a Detroit: «Non vediamo l’ora di condividere tutti i dettagli della nostra nuova strategia durante l’Investor Day del 21 maggio». Un modo per cancellare il passato e soprattutto il Dare Forward 2030, il piano strategico che aveva voluto il precedente ad, Carlos Tavares.

Durante la call con li analisti è stato poi il cfo, Joao Laranjo, a sottolineare che Stellantis «non sta prendendo in considerazione un aumento di capitale» anche perché «la liquidità industriale disponibile chiude il 2025 a circa 46 miliardi, corrispondenti a un rapporto del 30% sui ricavi netti dell’anno, ovvero il livello più elevato dell’intervallo target del 25-30% definito dall’azienda» e «lo stop al dividendo è legato alla perdita attesa nel 2025».

I conti dell’azienda

Nel secondo semestre 2025 i ricavi netti e il free cash flow industriale netto di Stellantis sono migliorati rispetto al primo semestre 2025, in linea con l’ultima guidance finanziaria dell’azienda. La società ha anche avviato le guidance 2026, con ricavi netti, margine Aoi e Ifcf attesi in miglioramento I risultati sono stati influenzati negativamente da voci specifiche, tra cui la variazione della stima per le garanzie contrattuali e altre voci, determinando un margine Aoi (adjusted operating income) per la seconda metà del 2025, inferiore rispetto all’intervallo a una sola cifra comunicato. In particolare, stando ai dati preliminari, i ricavi netti del secondo semestre sono attesi tra 78 e 80 miliardi di euro e l’Aoi tra -1,2 e -1,5 miliardi.

È prevista una perdita netta tra 19 e 21 miliardi e un cash flow dalle attività operative tra -2,3 e -2,5 miliardi. Il free cash flow delle attività industriali è atteso tra -1,4 e -1,6 miliardi. Tenendo conto della perdita netta del 2025, l’azienda non distribuirà dividendi nel 2026. Inoltre, il cda di Stellantis ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un importo massimo di 5 miliardi. «Queste misure contribuiranno a preservare una struttura patrimoniale e di liquidità robuste, mentre l’azienda è al lavoro per riportare il business a una generazione di free cash flow industriale positiva», spiega la società. La liquidità industriale disponibile chiude il 2025 a circa 46 miliardi, corrispondenti a un rapporto del 30% sui ricavi netti dell’anno, ovvero il livello più elevato dell’intervallo target del 25-30% definito dall’azienda.

Le previsioni

Per il 2026 Stellantis prevede un aumento dei ricavi netti, margine Aoi e generazione di cassa, con un andamento in crescita dal primo al secondo semestre. In particolare la stima è di un aumento percentuale dei ricavi a una cifra media, di una crescita del risultato operativo rettificato a una cifra bassa che include una previsione di 1,6 miliardi di spese tariffarie nette (nel 2025 sono state di 1,2 miliardi) e di un miglioramento del free cash flow industriale nonostante il pagamento nel 2026 di 2 miliardi di oneri relativi al secondo semestre 2025. Nel 2027 la previsione è di un free cash industriale positivo.

Guardando alle vendite, Stellantis stima consegne consolidate nel quarto trimestre 2025 pari a 1,5 milioni di unità, in crescita del 9% su base annua. A trainare la crescita è il Nord America, dove le consegne sono aumentate del 43%, in crescita anche Sud America, Medio Oriente e Africa, Cina e India e Asia-Pacifico. Ciò è stato parzialmente compensato – spiega l’azienda – da un calo nell’Europa allargata, (26mila in meno pari al -4% su base annua) per l’effetto combinato di un mercato dei veicoli commerciali leggeri in contrazione e di pressioni competitive.

La vendita di NextStar Energy

Stellantis ha poi annunciato la cessione del 49% di NextStar Energy a LG Energy Solution, che ne acquisisce il controllo totale. Si tratta di una scelta strategica condivisa tra i due partner della joint venture creata nel 2022 per realizzare il primo stabilimento canadese di batterie a Windsor, Ontario. Stellantis rimarrà cliente strategico, continuando ad acquistare i prodotti NextStar. Ad oggi l’investimento supera i 5 miliardi di dollari canadesi, con oltre 1.300 dipendenti e un obiettivo di 2.500 a regime. «Permettendo a LG Energy Solution di utilizzare pienamente la capacità produttiva di Windsor – ha detto Filosa –, consolidiamo la redditività futura mantenendo le forniture per i nostri veicoli elettrici. Una decisione intelligente che sostiene clienti, operazioni canadesi e la nostra strategia di elettrificazione globale».

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