«Bez, Kimi, Grand’Italia!». La dedica di Jannik Sinner, dopo la finale del Masters 1000 di Miami vinta per 6-4 6-4 su Jiri Lehecka, è per l’ennesima grande giornata per lo sport italiano, su cui di questi tempi non sembra davvero mai tramontare la vittoria. Una giornata infinita, iniziata all’alba con il successo di Kimi Antonelli nel Gp di Cina e chiuso a notte inoltrata con quello del suo amico Jan, passando per il trionfo in Moto Gp di Bezzecchi ad Austin.
Peccato solo per il triplete azzurro svanito in Florida, dopo il successo di Sinner e quello di sabato di Bolelli e Vavassori nel doppio maschile, con la sconfitta nel doppio femminile di Errani e Paolini per 7-6 6-1 contro Siniakova-Townsend.
La seconda metà della Sunshine Double, quest’anno è fradicia della pioggia che ha ritardato di un’ora e mezza la finale e poi l’ha interrotta a lungo dopo il primo set – ma non importa: Jannik Sinner, già campione due settimane fa a Indian Wells, è l’ottavo a completare la doppietta – ma il primo a riuscirci senza perdere neppure un set – dopo Jim Courier, Michael Chang, Pete Sampras, Marcelo Rios, Andre Agassi, Roger Federer – che ci è riuscito per tre volte ed era stato anche l’ultimo, nel 2017 – e Novak Djokovic che in carriera l’ha chiusa ben quattro volte.
«Le finali sono sempre difficili – dice Sinner – ho cercato di rimanere solido anche se il campo era pesante, sono stato concentrato nei momenti importanti. Ho lavorato tanto per essere in questa posizione, ed è bello tornare a casa con due trofei, non ci avrei mai pensato, perché è un risultato difficile da ottenere»
Il re del cemento però adesso è lui, che con questo settimo successo in un ‘1000’, il secondo a Miami, il terzo consecutivo contando Parigi indoor (solo Nadal e Djokovic hanno fatto altrettanto), il 26esimo titolo Atp in carriera, accorcia le distanze da Carlos Alcaraz. Ora fra i due ci sono 1190 punti e i tornei sul rosso dove l’anno scorso il Nino ha spopolato – a partire da Monte-Carlo, che inizia domenica prossima e dove lo spagnolo ha in scadenza una cambiale da 1000 punti – saranno il lungo circuito dove i due si giocheranno il numero 1 del ranking.
E’ dal 2024 che nessuno riesce a sfilare ai dioscuri un torneo in cui siano iscritti entrambi. L’unica chance per il resto della truppa è un inciampo, una distrazione, un malumore di uno dei due. Proprio come è capitato a Miami, con la ‘diserzione mentale’ di Carlitos. In quei casi si apre uno spiraglio e questa volta è toccato a Lehecka infilarcisi. Jiri, da oggi n.14 del mondo, ha giocato anche bene, provando a uscire dai soliti schemi, ma la solidità di Jannik l’ha schiantato. Una solidità che da fondo la Volpe ha sempre posseduto ma cui si è innestato ora uno strumento in più, il servizio, che pure a lungo era stato il suo lato debole. Ieri la dimostrazione è arrivata, lampante, nel quarto game del primo set, quando Jannik dopo aver ottenuto subito il break l’ha difeso rimontando da 0-40 con cinque punti consecutivi arrivati da un ace o da un servizio vincente.
La capacità di essere decisivo, freddo, puntuale con i due colpi di inizio gioco, servizio e risposta, gli consente di uscire da situazioni complicate, e lo si è visto anche a Miami, dove ha vinto senza forse mai giocare al massimo. Ora la vera sfida è trasportare la stessa efficienza anche sul rosso, contro il re della terra Carlitos.
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