Tecla Insolia: “A 11 anni lavoravo già. Oggi sono contenta, ma devo anche vivere”

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«C’era una professoressa che mi chiamava “Insolita” oppure “Insolente”, non ricordo di essere stata una che a scuola faceva casino, ho fatto programmi tv da piccola, questo sì, quindi spesso ero assente e poi saltavo il sabato perché partecipavo a concorsi di canto, insomma credo ci siano stati professori che mi hanno sostenuta e apprezzata, e altri che, al contrario, pensavano sarebbe stato meglio fare tutte quelle cose dopo la fine degli studi». Tecla Insolia è un concentrato di giudizioso talento, un’attrice, nata nel 2004, che ha bruciato le tappe, e adesso, dopo l’inizio in musica, con la vittoria di Sanremo Young (2019), dopo Familia e dopo L’arte della gioia con cui ha vinto il David di Donatello, dà l’impressione di chiedersi per la prima volta se, per caso, non si sia persa qualcosa: «Ho passato un’adolescenza un po’ in solitudine – confessa – non ci stavo mai, come fai a costruire un rapporto con la tua compagna di classe se non sei mai presente, se non puoi condividere con lei la quotidianità? Sono contenta della persona che sono oggi, nel tempo ho costruito le mie amicizie, ho pochi amici ma buoni, però oggi mi dico “adesso devi vivere un po’, devi prenderti il tuo tempo, devi viaggiare, devi conoscere, devi fare esperienze”».

Raggiungere il successo così presto è una cosa bellissima, ma può essere anche difficile da gestire. Si sente sotto pressione?
«Chi fa un mestiere artistico va avanti nella carriera grazie al consenso degli altri, quindi sì, sento una responsabilità, ma non ho il desiderio di stare in mezzo per forza, ho 22 anni, lavoro da quando ne avevo 11, e mi ripeto “vediamo adesso che cosa succede”. In fondo, in questo mondo, mi sento ancora una novellina, devo trovare la giusta misura, questo lavoro mi porta a essere in movimento costante, mi sto perdendo delle cose, certo, devo imparare a capire come muovermi in tutta questa confusione».

Tecla Insolia ne “L’arte della gioia”

 

C’è stato un momento preciso, riconoscibile, in cui ha compreso che questo sarebbe stato il suo futuro?
«Sì, è successo mentre stavo girando il film su Nada, avevo 16 anni, avevo avuto qualche piccola esperienza precedente, ma, per la prima volta, mi sono ritrovata a studiare le sue movenze, il suo modo di cantare. Su quel set mi sono detta che questo è un mestiere meraviglioso, perché per me poter dire nella vita “io faccio altre persone”, è davvero bellissimo. E poi questo è il lavoro perfetto per un’introversa come me».

Durante l’ultima Berlinale è stata l’attrice che ha rappresentato l’Italia nell’annuale appuntamento “European Shooting Stars”, dedicato ai talenti emergenti. Come ha vissuto l’esperienza?
«Non sono una persona ansiosa, ma non riesco mai ad allenarmi prima per le prove che devo affrontare, forse avrei fatto meglio a prepararmi un po’ di più, è stata la prima uscita fuori dall’Italia, un’opportunità bellissima, che ho cercato di vivere nel modo più tranquillo possibile».


Tecla Insolia all’ultima Berlinale 

 

Prima della recitazione c’è stata la musica. Le piacerebbe tornare in quell’ambito?
«La musica è essenziale per tutti noi ed è presente anche nella recitazione, è una cosa che una volta Matilda De Angelis mi ha scritto in un messaggio, me la ripeto spesso, credo che sia proprio così. Ho cantato tutta la vita, mia madre mi dice che ho iniziato a farlo prima di parlare, mi ha mandato un video in cui canto a 2 anni Felicità di Al Bano, però la mia voce no, non è che mi piaccia tanto, insomma è difficile avere un buon rapporto con la propria voce… a lei piace la sua?».

Che cosa ha imparato finora?
«Non mi do un valore preciso, e, forse, ho peccato nel non attribuire grande importanza alle cose da dire nelle interviste. Ho capito solo dopo che le cose che si dicono hanno un valore, che devo avere rispetto di quello che viene fuori da me stessa perché il mio mestiere richiede anche empatia con le persone. Insomma, bisogna conoscere le regole del gioco, fare attenzione, dare valore a tutto, non solo al personaggio che si interpreta».

Ha doppiato Mabel, protagonista di Jumpers – Un salto tra gli animali, il cartoon Disney Pixar diretto da Daniel Chong (da domani nei cinema), con forte messaggio animalista e ambientalista. Che cosa le è piaciuto?
«Sono d’accordo con il messaggio del film, la frase guida è “uomini e animali vivono tutti sotto lo stesso cielo”, Mabel sa che senza gli altri non siamo nessuno, è un personaggio che mi è vicino, anche se io sono molto meno coraggiosa e intraprendente. Non ci posso ancora pensare, non so come ho fatto a fare questo doppiaggio, però sono stata felice perché così, finalmente, mio fratello più piccolo, quello che ha 9 anni, capisce che lavoro faccio, perché sto fuori casa e non con lui, ad aiutarlo mentre fa i compiti».


“Jumpers – Un salto tra gli animali”

 

Le piace andare al cinema?
«Sì, guardo tanti film, e, da un po’ di anni a questa parte, mentre li vedo li studio, riesco a essere connessa emotivamente, ma mi viene anche da chiedermi come è girata quella scena, dove avranno messo la macchina da presa… qualche tempo fa sono riuscita a vedere cinque film in una settimana, il quinto era Sentimental value, ha cancellato tutti gli altri, è stata una cosa istantanea».

Che cosa vorrebbe da se stessa?
«Vorrei essere sempre più cosciente, avere opinioni significative a livello sociale e politico, essere consapevole di quello che accade intorno a me. Crescere».

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