Tensione Teheran-Washington: la Gran Bretagna nega le sue basi agli Usa per eventuale attacco

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Il Regno Unito si sarebbe rifiutato di concedere agli Stati Uniti il permesso di utilizzare le basi britanniche per colpire l’Iran. Lo scrive il Times spiegando che il motivo del rifiuto sarebbe il ritiro del sostegno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai piani del Regno Unito di rinunciare alla sovranità sulle isole Chagos nell’Oceano Indiano, che includono l’importante base di Diego Garcia. Secondo il rapporto, i piani statunitensi includevano l’uso di Diego Garcia e della base della RAF di Fairford in Inghilterra, entrambe utilizzabili per sferrare attacchi solo con il consenso del governo britannico.

Esecuzioni di massa in Iran

E mentre la Ong con sede in Norvegia Iran Huma Rights (Ihrngo) rivela che almeno 26 manifestanti arrestati durante la repressione delle ultime proteste anti-governative in Iran sono stati condannati a esecuzione capitale e centinaia di altri, tra cui bambini, rischiano la pena di morte, gli Usa si dichiarano ottimisti sul futuro dei rapporti fra i due Paesi. «Ora è il momento che l’Iran si unisca a noi su un percorso che completerà ciò che stiamo facendo. Se si uniscono a noi, sarà fantastico. Se non si uniscono a noi, andrà bene lo stesso. Ma sarà un percorso molto diverso», ha infatti detto il presidente americano Donald Trump intervenendo alla prima riunione del Board of Peace a Washington.

La Iran Huma Rights (Ihrngo) ha ricordato che sia gli imputati che le loro famiglie sono sottoposti a pressioni e minacce per impedire loro di rendere pubblici i loro casi. L’Ong ha identificato sette dei condannati a morte, affermando che sono stati processati l’8 febbraio e il giorno dopo sono state emesse le sentenze di morte. Ihrngo ha spiegato che «Il pericolo di esecuzioni di massa di manifestanti detenuti e’ reale e imminente» e ha esortato la comunità internazionale, la società civile e l’opinione pubblica ad aumentare il costo politico di queste condanne a morte attraverso pressioni politiche e campagne sostenute e coordinate.

Cresce il prezzo del petrolio

Intanto il prezzo di un barile di petrolio è salito al livello più alto degli ultimi sei mesi, con il mercato che si aspetta sempre di piu’ un intervento statunitense in Iran a causa dei toni piu’ aggressivi tra Washington e Teheran e del massiccio dispiegamento di forze militari statunitensi.

Il Wti sale del 2% a 66,48 dollari al barile dopo aver raggiunto i 66,71 dollari, il livello più alto dallo scorso agosto. Il Brent avanza dell’1,40% a 71,45 dollari al barile. L’Iran ha ribadito con forza il proprio “diritto” all’arricchimento dell’uranio, mentre gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump che ha paventato opzioni militari, hanno avvertito Teheran che ci sono “molte ragioni” per colpire il Paese.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che per l’Iran sarebbe “molto saggio fare un accordo” e il vice presidente Vance si èdetto insoddisfatto per la mancata accettazione delle “linee rosse” statunitensi da parte di Teheran.

Mentre inizialmente gli investitori erano piuttosto ottimisti riguardo ai colloqui di martedì a Ginevra, lo scenario è cambiato nelle ultime ore.L ‘aumento dei prezzi del petrolio «riflette un rafforzamento del premio di rischio geopolitico, con gli operatori che prevedono un conflitto prolungato piuttosto che uno shock isolato», osserva Ole Hansen, analista di Saxo Bank.

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