Torino, incubo senza fine: il Bologna passa 2-1 e la contestazione esplode

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Voleva fare il primo passo per riportare la gente allo stadio, ma incassa la dodicesima sconfitta del campionato, la settima in casa. Marco Baroni e il suo Torino continuano nel loro cammino incomprensibile e da incubo, stavolta a beneficiarne è il Bologna che arrivava all’appuntamento con una valigia piena di dubbi – sei kappaò nelle ultime 7 partite – e con il minimo sforzo o quasi torna a casa con i 3 punti del rilancio. Finisce 2-1 per la squadra di Italiano, che si insinua nelle debolezze dei granata, di una difesa imbarazzante (ultima del campionato con 44 gol subiti) e del momento peggiore di un ambiente ben oltre la crisi di nervi, tra l’ennesima stagione buttata via e una contestazione mai così aspra.

Emirhan Ilkhan

 

“Urbano vattene”. In uno stadio semideserto e snobbato dalla curva Maratona in sciopero, la contestazione si spinge fin sotto la tribuna dove siede il patron granata, con un centinaio di ultras che acquistano i biglietti per far sentire ancora più da vicino la protesta ai vertici della società: incessante, dura, cruda, appoggiata anche con applausi dalla gente che frequenta le zone nobili dello stadio. “Vendi il Torino” è la cosa più delicata che esce dal cuore della protesta, incessante, martellante: altro che acufene, con la Digos in allerta schierata in gran numero per riprendere ogni attimo e prevenire che la situazione degeneri. Dura una ventina di minuti, prima che il gruppo di ultras della curva Primavera lasci il settore.

Cosa c’è da salvare di questa stagione? Il Toro è da rifondare

Della partita però non c’è traccia, almeno per i colori granata. Le uniche occasioni le costruisce il Bologna in contropiede, due con Bernardeschi che nella seconda si accentra e fa partire un tiro che impegna Paleari (41’). Nel finale, però, il portiere granata può solo sperare che il tiro ad effetto di Rowe finisca fuori: sfiora l’incrocio. Nel Toro invece c’è solo la sagra della mediocrità, lampante quando Pedersen fa tutto nil campo con la palla al piede, ma anziché servire Simeone liberissimo di puntare Skorupski, fa a sbattere contro Lucumi e perde la chance più grande. Alla fine del primo tempo sono fischi sonori da parte dei 5 mila presenti.

Il Torino non c’è e la squadra che scende in campo nella ripresa è il manifesto dell’impotenza granata. Ci vuole però un autogol per rilanciare il Bologna. Il tocco che frega Paleari è di Vlasic che devia il cross di Rowe sul quale si avventa Moro, ma la palla rotola lo stesso in porta. Baroni gioca le carte Zapata e Lazaro, poi fa entrare anche Casadei al posto di Gineitis. Però è sempre Vlasic a riportare in vita i granata: al 14’ il numero 10 intercetta la ribattuta del portiere sul tiro potenze di Zapata e con grande lucidità trova il pertugio giusto facendo passare la palla sotto le gambe di Miranda. Ma non basta, ancora una volta, a salvare la pelle. Poco dopo Cairo si gira su Marianucci e beffa Paleari (25’). I 5’ di recupero servono solo ad aumentare la rabbia della gente: non succede più nulla. Così, alla fine, viene rispolverato anche il classico “andata a lavorare”. La novità, sono gli insulti per l’allenatore Baroni.


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