Il tram è come il treno ma meglio, perché ce l’hai lì. Ti passa accanto in via Broletto mentre curva verso La Scala, lo sfiori quando attraversi e lui è fermo al semaforo. Senti il suo odore che sa di ruggine. Il tram è un’entità antica, gigantesca ed elegante. È possente ed è per tutti. Il tram a Milano a Natale si illumina e tutti lo salutano. Verde, giallo o arancione il tram è come il treno, ma meglio, perché lo puoi toccare. Il tram è come una balena nel mare della città. Passa senza che tu te ne accorga e, quando sei vicino, non puoi vederlo tutto per intero talmente è grande. Il tram appare e scompare. Ogni tanto suona una campanella. Il tram non ha mai fatto paura a nessuno. Anche quando è successo qualche incidente, il tram era sempre come se fosse stato più vittima che carnefice, perché il tram non ha tanto libero arbitrio, non può fare un sacco di cose. Il tram è semplice. Il tram non può sterzare all’ultimo momento. Il tram non può inchiodare. Il tram ha il suo passo prevedibile e il suo passaggio scandisce i tempi di molti.
l’incidente
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REDAZIONE WEB, EDOARDO VENDITTI
Se il tram ha ucciso qualcuno vuol dire che il mondo è andato alla rovescia, il tempo è andato all’indietro e i palloncini hanno smesso di voler dire festa. Quando, anni or sono, sono andato a San Francisco e sono salito su un tram numero 28, uno dei tanti mezzi simili che da varie città sono stati negli anni donati a quel sistema di trasporto per una tradizione nata nel 1983 con l’Historic Trolley Festival, un mezzo con le panche in legno e con sopra ancora le pubblicità delle Morositas degli anni Ottanta, mi sono detto: «Sono tornato a casa». Perché per tanti di noi milanesi sentire le vibrazioni delle ruote ferrate sulle rotaie sotto il sedere significa andare a tornare da scuola, andare a San Siro, girare con gli amici verso via Torino o le Colonne. Col tram passi ancora oggi da via Orefici di fianco al Duomo. Non è un caso che sia stato scelto di raccontare al mondo intero che la cosa più italiana e milanese di tutte era di scegliere il tram per andare all’inaugurazione delle Olimpiadi, persino per il Presidente Mattarella.
il racconto
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A CURA DELLA REDAZIONE, EDOARDO VENDITTI

Il tram non rappresenta l’umiltà, il tram a Milano rappresenta l’uguaglianza, perché è il mezzo più giusto che c’è per andare da qui a lì. Il tram ha sempre la precedenza, ha l’autorevolezza dell’imponenza, a volte ci mette addirittura meno del taxi. Sul tram ci trovi tutti. Le sue frenate sono dolci, le curve sono inesorabili. Gli autobus non hanno la sua eleganza. I tram assomigliano a forme vitali millenarie, che cambiano poco e durano molto. I tram sono sempre stati buoni. E se un tram ha ucciso qualcuno, forse è morto anch’esso. Io non so come sia andata che a due passi da casa mia qualcuno è mancato per colpa di un tram. Forse non voglio crederlo. Perché potevo essere io o poteva essere Margherita. E perché nessuno vuole pensare che un buono possa uccidere. I buoni non uccidono. E il tram è buono. Ma è anche vero che il tram, nonostante le nostre favole, è un macchinario. Un sistema di pezzi di metallo pesante quanto una casa, pieno di tubi e sistemi elettrici, lucine e parti frenanti, un poderoso ammasso di parti guidate da una mano umana e da una mano elettronica. E le cose in certe occasioni non riescono a comportarsi come la loro anima prevede.
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Ricordo che quando vidi Il cattivo tenente di Abel Ferrara e In Bruges di Martin McDonagh rimasi colpitissimo perché l’idea dell’anima dei luoghi (come di quella degli oggetti), di cui parla James Hillman, non mi aveva mai suggerito la chiesa come luogo del delitto. Nonostante le crociate e nonostante le pedofilie, i luoghi di culto per me, e forse per tutti, sono sempre sinonimo di riparo, di rifugio. Costruzioni che nemmeno Hitler aveva il coraggio di distruggere. Eppure è accaduto. Certe chiese hanno visto stupri e assassini. E un tram ha ucciso, e ha ferito. Solo mentre lo scrivo inizio a farmene una ragione e capisco che per noi milanesi può essere un tradimento. Ma come, noi che ti pensiamo insieme alle nostre vite, gigante buono che non ci mordi quando potresti spazzarci via con una codata, noi che siamo tuoi amici e ti saliamo in groppa, che ti viviamo come il gatto volante di Totoro, che non ci spaventiamo anche quando ci passi a pochi centimetri, noi rassicurati perché tu hai i binari e da lì non uscirai mai.
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Tu che non hai mai troppa fretta, che passi senza quasi curarti di altro che del tuo lento movimento, tu che non ti fai mai prendere dall’ansia, che non bruci il motore, che non sgommi, che non vuoi male a nessuno. Che hai combinato? Ci hai tradito o qualcuno ha tradito te? Oggi è un giorno di lutto per chi ha perso la vita. E oggi è un giorno di lutto perché il nostro gigante buono ci ha tolto sicurezza, serenità e radici. Domani e nei tempi a venire ne parleremo tutti. Tanto. Più di quanto ora immaginiamo
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