Trump al discorso dell’Unione difende i dazi: “L’America cresce”. Ma è flop nei sondaggi

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Nel giorno in cui sono entrati in vigore i dazi globali al 10% e mentre l’Amministrazione lavora al tessuto giuridico per alzarli ulteriormente, Donald Trump ha tenuto il discorso sullo Stato dell’Unione (Soteu). Alle 21 – le tre del mattino in Italia – ha parlato dal podio con alle sue spalle JD Vance e Mike Johnson, Speaker della Camera, in un’aula della House priva di una ventina di democratici dell’ala progressista che hanno marcato con la loro assenza la protesta contro il presidente.

L’intervento dinanzi a tutto il Congresso, all’esecutivo e ai giudici della Corte Suprema diventati il bersaglio degli attacchi di Trump dopo la sentenza sui dazi, arriva in un momento complicato per la presidenza. Rispetto all’entusiasmo dell’anno scorso (4 marzo) e di un motore che – ha riferito a Politico un ex funzionario – «girava a pieni cilindri», Trump ora fa i conti con alcune decisioni che si sono rivelate un boomerang: l’incertezza generata dalle tariffe, la desecretazione degli Epstein file, l’invio degli agenti federali anti-immigrazione a Minneapolis, i rapporti con gli storici alleati europei.

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I sondaggi sono impietosi. La sua popolarità è al 39% e sui maggiori dossier – in principio quello economico dove i critici sono al 58% – la disaffezione degli americani è cresciuta. Trump ha usato il discorso per andare all’attacco esaltando – così secondo le anticipazioni della Casa Bianca – i risultati ottenuti in 12 mesi di governo e puntando sui temi chiave in vista delle elezioni di Midterm del 3 novembre. L’ha inserito nel contesto dei 250 anni della firma della Dichiarazione d’Indipendenza e la Casa Bianca ha titolato lo speech, scritto da Ross Worthington, come “America at 250: Strong, Prosperous and Respected”.

In questa cornice di rinascita del Paese, Trump è tornato a incolpare il predecessore Biden per l’inflazione, l’immigrazione, raccontando le storie di alcune persone che grazie alle sue scelte di politica economica sono ripartite.

L’incertezza dai dazi resta una grande zavorra. Ad ora le tariffe nel loro complesso sono mediamente 3,5% più basse rispetto a prima della sentenza della Suprema Corte. Alcuni Paesi e aree – Brasile, Asia, Cina – hanno beneficiato; per altri come l’Europa resta il nodo della validità dei negoziati. Anche fra i governatori repubblicani ci sono mugugni. Kelly Armstrong del North Dakota, ha detto che il suo Stato ha accusato il colpo nei produttori di gas e greggio e fra gli agricoltori. Il team di consiglieri politici si è riunito in settimana per impostare la campagna elettorale di cui il Discorso sullo stato dell’Unione rappresenta sovente il calcio d’inizio. Al presidente sono arrivate le sollecitazioni del suo sondaggista in capo, Tony Fabrizio, il quale ha sottolineato che la stragrande maggioranza degli americani ha come “tema principale i dossier economici”. Il suo avvertimento è stato quello di concentrarsi sui tagli delle tasse e l’abbassamento dei costi delle medicine.

Era previsto che il presidente chiedesse al Congresso l’approvazione della legge per bypassare le compagnie assicurative e consegnare direttamente ai cittadini i sussidi perché acquistino i medicinali. Nel nome della cosiddetta affordability – la capacità di permettersi l’acquisto dei beni di base – Trump ha portato avanti il suo progetto di scaricare sulle aziende dell’hi-tech la responsabilità di pagare i costi dell’energia dove sorgono i data center per intelligenza artificiale. Il costo dell’elettricità è cresciuto del 6,3% quest’anno ed è diventato un tema di campagna elettorale come mai in passato. L’intervento al Congresso è avvenuto con le tensioni con l’Iran sullo sfondo e la grande mobilitazione militare – oltre 150 caccia e due portaerei con le unità navali nell’area – in atto in Medio Oriente. Trump ha ribadito la sua linea, «pace attraverso la risolutezza».

Fra gli ospiti del presidente c’erano la squadra di hockey maschile medaglia d’oro a Milano. Quella femminile ha declinato. Sul palco presidenziale anche Erika Kirk, la vedova dell’attivista conservatore Charlie ucciso in settembre.

Fra gli ospiti non di Trump ma di un deputato ci sono alcune vittime di Epstein.

Il tradizionale contro-discorso è stato tenuto da Abigail Spanberger, governatrice democratica della Virginia.

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