Tutti i guasti della riforma con due Csm

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Per capire bene i guasti della riforma costituzionale che sarà sottoposta al referendum del 22-23 marzo occorre partire dal cuore pulsante dell’autogoverno della magistratura, il Csm, il Consiglio Superiore della Magistratura). I nostri Padri Costituenti lo hanno concepito come garanzia per proteggere i magistrati da ogni interferenza esterna, in particolare della politica. Esso doveva essere il fulcro della loro autonomia e indipendenza. Ora però la riforma ribalta tutto. I Csm diventano due, uno per i pm e uno per i giudici. E per entrambi si sconvolge il sistema attuale di nomina, basato sull’elezione dei candidati, per passare ad un sistema basato sul loro sorteggio.

Ma per intanto il sistema del sorteggio è del tutto contrario alla nostra tradizione costituzionale. E poi c’è un inganno. Per ogni Csm i sorteggi sono due, completamente diversi, uno per i magistrati e uno per i cosiddetti membri “laici”. Per i magistrati è una lotteria pura: si pesca a caso fra circa 1200 persone per il Csm dei pm e fra circa 7800 persone per quello dei giudici. Per i membri “laici” invece il sorteggio avviene su una lista bloccata, predisposta dal Parlamento in base alla loro affidabilità politica. Lo squilibrio è palese. Da un lato magistrati finiti lì per caso, semplici atomi senza alcuna connessione fra di loro. Dall’altro un gruppo di “laici” compatto e omogeneo, che risponde direttamente a una logica politica e che da essa è condizionato. Il timore è che questa differenza possa facilmente orientare a favore dei membri “laici” le decisioni più importanti dei due Csm.

Il governo ha giustificato il criterio del sorteggio con la necessità di evitare che all’interno del Csm si formino delle “correnti” in base ai diversi orientamenti “politici” dei magistrati e che esse portino a decisioni fondate non sui meriti dei magistrati stessi, ma sulla loro appartenenza all’una o all’altra corrente. Però il sorteggio non elimina le correnti e le decisioni distorte. Anche le persone scelte per sorteggio possono essere soggette a pressioni per prendere decisioni difformi dal merito. Anzi il sorteggio, proprio perché prescinde dal merito, rende meno autorevoli e quindi più permeabili a influenze esterne i membri del Csm e quindi lo stesso Csm. L’unico modo per evitare condizionamenti non è il sorteggio, ma la correttezza e la serietà di chi deve decidere.

Come ha giustamente rilevato anche il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, il Csm spezzato in due e “sorteggiato” diventerà più debole, e sarà meno in grado di svolgere la sua fondamentale funzione di garanzia per l’indipendenza dei magistrati. E qui si trova- è il caso di dirlo con chiarezza- quello che in fondo è il vero scopo di questa riforma: impedire alla magistratura di esercitare il suo controllo di legalità sugli atti del potere esecutivo. È il controllo per cui Giorgia Meloni si è sempre lamentata: «I giudici impediscono al Governo di fare il suo lavoro».

Il sorteggio (come si è sottolineato in un recente Seminario dell’Associazione dei costituzionalisti) è pericoloso anche per altre ragioni, pur esse rilevanti. I provvedimenti dei Csm incidono fortemente sulla vita professionale e sulla onorabilità dei magistrati. Sono di estrema delicatezza. Richiedono in chi li assume precise doti personali di esperienza, autorevolezza, sensibilità e soprattutto capacità di cogliere le esigenze di organizzazione complessiva del sistema giustizia e di indicare i rimedi opportuni. Sembra perciò davvero fuor di logica affidare questi compiti propri del Csm a soggetti scelti in base a sorteggio, che non garantisce in essi alcuna specifica qualità. Scegliere per sorteggio significa credere che la capacità non conti più, che tutte le persone siano assolutamente uguali, e che uno valga l’altro. Ma questo, allorché si tratta di assumere decisioni particolarmente delicate, non è realistico.

Inoltre chi elegge una persona se ne assume la responsabilità. Egli cercherà dunque di scegliere in modo avveduto e ciò potrà garantire il buon livello della persona eletta. Con il sorteggio invece la responsabilità di chi sceglie non esiste più. E anche la persona sorteggiata non si sentirà più in dovere di comportarsi correttamente per un senso di rispetto e di responsabilità verso chi l’ha scelta. Il principio di responsabilità salta completamente.

Ancora. I due Csm e l’Alta Corte disciplinare esercitano un potere di rilevanza costituzionale al cui uso devono essere legittimati. Ma essi ricevono veramente questa legittimazione solo se sono scelti in modo consapevole e ponderato. La pura casualità del sorteggio non legittima alcun potere.

Ultima considerazione. Se il criterio del sorteggio è valido anche per chi deve prendere decisioni che richiedono particolari capacità e specifiche caratteristiche (com’è appunto per i Csm) tanto vale allora applicarlo in molti altri casi. Si pensi, solo per fare pochi esempi, ai Consigli giudiziari presso le Corti d’appello, agli Ordini professionali, agli organi di governo degli Atenei. Si crede che il sorteggio funzionerebbe ?

Se il governo non riteneva proprio di poter rinunciare al sorteggio avrebbe almeno dovuto prevedere dei correttivi. Sarebbe stato logico, e da taluni era auspicato, un sistema misto: prima (per tutti i possibili futuri membri dei Csm) si forma un elenco di candidati scelti per elezione, in modo da accertare le loro qualità; e poi, fra questi, si procede con il sorteggio. Ma il governo non ha voluto.

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