Un 52enne ucciso con cinque colpi di pistola e un 25enne in ospedale con una ferita d’arma da fuoco a un braccio. Ad Arzano, in provincia di Napoli, c’è una storia di sangue che sta prendendo una direzione inaspettata. Tra le pieghe delle indagini sull’agguato avvenuto mercoledì sera si sta insinuando il sospetto che la vittima, Rosario Coppola, sia stata uccisa per uno scambio di persona, come accadde a Ercolano il 13 novembre 2009 al giovane cantante Salvatore Barbaro che, al volante della sua auto, fu scambiato dai killer per un boss del clan rivale.
Il sospetto ha preso corpo per via del profilo di Coppola: nessun legame mai accertato con la criminalità organizzata; sconosciuto ai radar degli investigatori che ben conoscono il tessuto criminale locale. Solo un precedente per reati contro il patrimonio risalente al 2005. Poi da allora, come oggi urlano quanti lo conoscevano, mai uno sgarro: «Rosario era un gran lavoratore». Usciva la mattina e rincasava poco prima delle sette di sera per portare i soldi a casa. Lavorava come imbianchino e difatti l’altra sera aveva ancora indosso la tuta da lavoro quando i proiettili lo hanno sorpreso.
In macchina, Rosario Coppola non era da solo: sul lato passeggeri c’era un barbiere di 25 anni, Antonio P., incensurato. Un proiettile lo ha centrato al braccio destro ma è chiaro che sia accaduto per caso. I sicari, infatti, hanno affiancato la Smart dal lato del conducente e hanno mirato a Coppola, scaricandogli addosso i proiettili che, dopo avere infranto il finestrino chiuso, non gli hanno dato scampo. Ben cinque i colpi andati a segno. I killer, su una moto, li hanno sorpresi in via Tenente Alberto Barone, dove sono stati esplosi i primi colpi di pistola. Ferito, Rosario Coppola ha continuato a guidare, nella speranza di seminare i killer o che i killer potessero desistere. Non ce l’ha fatta. La corsa della Smart bianca s’è interrotta dinanzi a una cornetteria aperta da pochi mesi in via Sette Re all’altezza del civico 66.
La dinamica dei fatti fa pensare a un agguato di stampo camorristico, ma è proprio qui che le indagini si aprono a più scenari. La difficoltà di legare Coppola ad ambienti criminali ha aperto la possibilità all’errore di persona, quell’errore che molte delle persone amiche di Coppola urlano anche attraverso i social network. E viene così fuori un primo ritratto di Rosario Coppola: ad Arzano in molti lo conoscevano perché come imbianchino aveva eseguito diversi lavori nelle abitazioni. Anche suo figlio aveva cominciato a seguirlo per imparare il mestiere. Un mestiere per il quale Rosario si sacrificava. «Tutte le mattine lo incontravo giù al portone alle ore 07:30, mentre andava a lavorare come imbianchino e rientrava a casa verso le 18:30. Raramente un giorno di festa, era una persona molto disponibile anche nel suo lavoro – è la testimonianza di una persona che abitava nelle vicinanza di casa di Rosario -. Era una persona buona con tutti; chiunque poteva chiedergli aiuto ed era subito pronto a dare una mano». In tanti provano a difenderne la memoria, altri chiedono di «non gettare fango» non conoscendo la storia di Rosario Coppola. I carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, alla guida del maggiore Andrea Coratza, sono al lavoro proprio per dare risposte certe a una storia piena di interrogativi. Si parte dai punti fermi. Anzitutto sono in corso verifiche sulle ragioni dell’incontro tra Persico e Coppola: secondo le dichiarazioni acquisite, Persico voleva affidare a Coppola alcuni lavori all’interno del suo negozio di barbiere, che insiste a qualche centinaio di metri di distanza dal luogo in cui la Smart bianca si è fermata. Il secondo punto fermo è il percorso compiuto dalla Smart nel momento in cui è stata intercettata dai killer: le telecamere di video-sorveglianza, pubbliche o private, potranno aiutare i carabinieri a cristallizzare la scena del delitto e magari rintracciare i movimenti dei killer prima e dopo l’agguato. Poi c’è il fronte della storia personale di Coppola, dei suoi rapporti, una storia che va necessariamente scandagliata. Mentre sullo sfondo aleggia il sospetto che la somiglianza a un ras locale possa essere all’origine dell’ennesima vittima innocente. Proprio come accadde a Ercolano sedici anni fa.
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