Mps, la lista del cda punta al 30%. Resta l’incognita di Delfin

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L’incognita principale riguarda il voto di Delfin. La holding della famiglia Del Vecchio, primo azionista di Mps, è il vero ago della bilancia nell’assemblea che oggi dovrà rinnovare il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena. Da come si posizionerà quel 17,5% del capitale che fa capo agli eredi di Leonardo Del Vecchio dipenderanno gli equilibri futuri della banca.

Nessuno, a ieri, si azzardava a considerare possibile un appoggio di Delfin alla lista presentata dalla Plt della famiglia Tortora che candidato come amministratore delegato l’ad uscente Luigi Lovaglio. Ma neppure un voto a favore della lista del cda, che ha l’appoggio del gruppo Caltagirone con Fabrizio Palermo come candidato ad.

Contro questa scelta pesa anche l’inchiesta della procura di Milano che vede indagati Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone – con il concorso dello stesso Lovaglio – per il presunto concerto nella complessa operazione che li ha portati, tramite Mps, alla scalata a Mediobanca e da qui di fatto alla presa sulle Generali.

Prima applicazione della legge Capitali

Resta quindi la terza lista quella di Assogestioni che però può puntare solo alla minoranza. Oppure l’astensione, che avrebbe comunque una serie di conseguenze sull’assetto futuro della banca. Di certo, i vertici della holding tengono le carte coperte.

È l’effetto dell’applicazione della nuova legge Capitali, che per la prima volta viene messa alla prova. Ed è per questo che gli addetti ai lavori hanno dedicato tempo alle simulazioni per ipotizzare quali saranno le forze all’interno del nuovo cda. Se le liste di maggioranza non raggiungessero complessivamente la soglia del 20% dei voti, otterrebbero solo 3 consiglieri su 15, se invece la superassero si procederebbe a una ripartizione proporzionale – con il metodo D’Hondt, lo stesso utilizzato per le elezioni amministrative.

Alla lista vincitrice è comunque garantito un premio di maggioranza con un minimo di 8 consiglieri. Secondo le ultime stime, le minoranze dovrebbero aggiudicarsi tra 5 e 6 amministratori, che andrebbero poi ripartiti tra Assogestioni e la lista di Plt.

La novità del voto nominale e il nodo Banco Bpm

La vera novità, però, arriva con il voto nominale – previsto solo in caso di vittoria della lista del cda. In quel caso, dopo l’assegnazione dei seggi si svolgerà una seconda tornata elettorale durante la quale ogni azionista potrà esprimere il proprio voto per i singoli candidati. Gli stessi verranno poi ordinati in base al numero dei voti ricevuti.

Un passaggio delicato e non scontato. Se è vero che l’indicazione finale di presidente e amministratore delegato spetta al consiglio d’amministrazione nella sua prima riunione, è altrettanto vero che se i nomi indicati per i vertici di Mps – oltre a Palermo, il presidente uscente Nicola Maione – dovessero risultare tra i meno votati, il segnale non sarebbe dei migliori. Da capire anche come si posizionerà l’altro socio rilevante di Mps, quel Banco Bpm spesso indicato come partner ideale per una fusione.

Schieramenti e scenari

A favore della lista del cda dovrebbero schierarsi il Gruppo Caltagirone, secondo azionista con il 13,5% del capitale, Edizione della famiglia Benetton (1,4%), le casse di previdenza Enasarco, Enpam ed Enpaia (1,5%), il fondo Vanguard, accreditato di una quota superiore al 3%, più quei fondi ed azionisti istituzionali che si faranno guidare dai proxy advisors Iss e Glass Lewis, espressisi a favore della lista del cda pur con dei distinguo sui singoli candidati.

Secondo le indicazioni della vigilia, potrebbe raggiungere una percentuale vicina al 30% del capitale. Con Plt voteranno invece Norges e Blackrock, oltre ad altri soci ex Mediobanca che avevano appoggiato la scalata della banca senese. Le simulazioni circolate la indicano tra il 10% e il 15%.

A monte di tutto, va detto che se valesse il principio «una testa, un voto», il voto capitario delle vecchie Banche popolari, Luigi Lovaglio verrebbe probabilmente rieletto amministratore delegato di Monte dei Paschi senza troppi problemi. In questo caso invece le azioni si contano e insieme si pesano – a differenza di quanto sosteneva Enrico Cuccia -.

E si pesano e contano in maniera particolarmente complicata grazie alla nuova normativa. Lo stato d’animo dei senesi, molti dei quali piccoli azionisti della banca, è di totale disorientamento di fronte alla cacciata del manager che la banca l’ha risanata.

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