Un film le ha cambiato la vita, portandola su una strada diversa da quella intrapresa, dai campi di calcio al set, e poi dalle riprese al palco del Festival di Cannes, dove quasi un anno fa ha lasciato a bocca aperta tutti per il modo con cui ha interpretato la 17enne Fatima, protagonista del film di Hafsia Herzi La più piccola, basato sull’omonimo libro autobiografico di Fatima Daas: «Ho accettato la proposta spinta dalla curiosità – spiega Nadia Melliti, migliore attrice a Cannes 2025, ospite dell’ultimo Bif&st e ora del Lovers Film Festival –, sapevo che il personaggio non era affatto facile da interpretare, anche perché il soggetto riguarda un tema che è ancora tabù. Amo affrontare argomenti che spiazzano e disturbano, penso che servano a far discutere e quindi a farci crescere». Nel film (dal 23 in sala con Fandango) Fatima, nata in Francia, musulmana osservante, residente a Parigi, con la famiglia di origini algerine, è una neo-studentessa di Filosofia alle prese con un mondo nuovo in cui per la prima volta scopre se stessa, la sua omosessualità, le sue vere aspirazioni.

Cosa ha amato della storia?
«Il fatto che sia un inno all’amore, al rispetto, alla necessità di aprirsi e cambiare mentalità. Abbiamo tutti bisogno di questo tipo di racconti, che parlano di accettazione e alterità».
A che punto è in Francia l’integrazione tra culture diverse?
«Non posso dire esattamente a che punto si sia arrivati, comunque è un peccato che non ci sia una vera volontà di abbattere le barriere, unire le culture, assimilarle e trarne reciproci benefici. La bellezza del mondo sta proprio nella diversità, nella possibilità di entrare in contatto con modi di vivere completamente differenti. Nessuno dovrebbe mai essere vittima di esclusione, per nessun motivo, che sia il colore della pelle o il luogo di provenienza. A patto che non si faccia male ad alcuno, per me ognuno può fare quello che vuole. Le guerre sono dovute a ignoranza, mancanza di empatia e di apertura mentale. La paura scatta quando non ci si conosce, è un peccato soprattutto per le ultime generazioni che con i social sono particolarmente esposte a informazioni errate e fake news che spingono a prendere posizione senza reali consapevolezze».
LA PREMIAZIONE
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Prima di attrice, è stata giocatrice di calcio. Bel cambiamento, come è andata?
«La persona più sorpresa è stata mia madre, veniva a vedermi alle partite, non si aspettava minimamente che potessi cambiare idea. All’inizio non capiva, poi è stata felice. A Cannes sono andata con mia sorella, mio fratello è venuto a vedere il film dopo, al festival di Locarno. Non ci sono stati problemi, faccio parte di una famiglia di liberi pensatori».
Cosa ama del calcio e quali sono i suoi giocatori preferiti?
«Mi piace perché è uno sport collettivo, in cui la solidarietà è importante, un po’ come accade nel cinema, dove un attore non è mai solo, perché alle sue spalle ha sempre un’intera troupe. I miei preferiti sono Ronaldo e anche Zidane, vederli mi ha fatto venire voglia di diventare calciatrice».
Qual è invece l’aspetto più attraente della recitazione?
«I film sono immortali, continueranno a esistere anche quando noi non ci saremo più, faranno provare sensazioni ad altri spettatori, che potranno identificarsi in quelle storie e magari stare meglio. Credo che questa sia la cosa del cinema che mi piace di più. E poi c’è il lavoro, imparare i testi a memoria, diventare personaggi, annullarsi. Spero di poter rivivere presto questo tipo di sensazioni».

Quale il momento più difficile durante le riprese del film?
«Quando si interpreta un ruolo succede che una parte di noi stessi muoia, scompaia, per lasciare spazio al personaggio. Ho accolto Fatima con molta gioia e piacere, le ho dato un posto nel mio cuore, ho pensato che la sua vicenda potesse indicare una strada per vincere l’intolleranza. E, in effetti, mi è accaduto che, dopo le proiezioni, in tanti luoghi diversi gli spettatori siano venuti a salutarmi, a raccontarmi qualcosa delle loro vite. Una ragazza mi ha detto di essere dispiaciuta, perché suo padre era mancato da poco e lei non aveva fatto in tempo ad affrontare con lui il tema di cui il film parla».
Ha vinto il massimo premio a Cannes senza aver mai recitato prima e senza aver mai seguito corsi. Continuerà così?
«Sì, non seguo corsi, vado avanti con il mio percorso universitario, sono iscritta a Scienze Motorie e Sportive. Il premio al Festival è stato un onore grandissimo, un traguardo importante, anche perché non è stato facile realizzare il film, all’inizio ci sono stati problemi di finanziamenti. Sono stata felice anche degli altri premi, il film sta viaggiando nel mondo e ha guadagnato grande visibilità. So bene di dovere tutto a un’equipe fantastica, che mi ha dato cose bellissime sul piano umano, oltre che su quello professionale. Provo soprattutto una grande gratitudine».
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