Gli Usa: intesa ad aprile e finisce la guerra con l’Iran. Ma arrivano 10 mila soldati

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WASHINGTON. Donald Trump ha smentito che gli Stati Uniti abbiano chiesto un’estensione del cessate il fuoco «di due settimane». La Casa Bianca infatti ritiene che non ce ne sia bisogno perché lo scontro con l’Iran sarà chiuso prima. Parlando con Fox Business News, il presidente statunitense ha detto che la guerra «è molto vicina alla fine», e un accordo entro la fine del mese è «possibile». Ha anche dichiarato che «probabilmente» i negoziatori americani – la guida del team è sempre lasciata a JD Vance, il vicepresidente – incontreranno nuovamente entro la fine della settimana gli iraniani. «Abbiamo davanti due giorni incredibili», ha aggiunto il leader Usa lasciando capire che la strada della diplomazia resta aperta.

Luogo del faccia a faccia ancora Islamabad. Washington riconosce al Pakistan l’esclusiva titolarità della mediazione. Ieri per tessere la tela e apparecchiare il tavolo per un secondo incontro dopo lo stallo e la rottura di sabato scorso, Asim Munir, capo dell’Esercito del Pakistan si è recato a Teheran. Ha consegnato alla delegazione iraniana i messaggi americani e attorno ad alcuni temi – dal nucleare al braccio di ferro su Hormuz – si stanno costruendo le condizioni per chiudere il conflitto e trovare un’intesa duratura.

Mentre le diplomazie cercano un punto di caduta comune gli Usa non rinunciano alla pressione militare. Sono in arrivo in Medio Oriente circa diecimila uomini, seimila sono a bordo della portaerei Bush e gli altri quattromila sono Marines di diverse unità che saranno nel teatro del conflitto a fine aprile.

La tregua tiene e funziona pure il blocco navale. Lo Stretto di Hormuz è impenetrabile per le navi da e dirette ai porti iraniani. Nelle prime 48 ore nessuna nave è passata, nove imbarcazioni sono state respinte e fatte rientrare nei porti della Repubblica islamica. Lungo rotte sicure invece transitano navi dirette in Iraq e negli altri scali del Golfo sulla sponda araba. Il resoconto del Centcom è contestato dagli iraniani, l’agenzia Fars ieri ha riferito di una barca che ha superato il blocco americano. Sempre gli iraniani hanno minacciato il transito delle petroliere dal Mar Rosso se la situazione di Hormuz non troverà un epilogo rapidamente.

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Da Hormuz transita il 90% del greggio iraniano, i costi del blocco sono circa di 500 milioni di dollari al giorno per un regime in crescente difficoltà economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ieri ha anche annunciato – altro elemento di pressione – che chiederà agli alleati il congelamento degli asset e dei fondi dei Guardiani della Rivoluzione. Ha inoltre avvertito i Paesi che comprano ancora greggio e gas dall’Iran che potranno essere obiettivo di sanzioni secondarie.

«La benzina tornerà a 3 $ in estate», ha spiegato ieri Bessent annunciando la fine delle esenzioni alle sanzioni su greggio russo e iraniano. Era la misura – consentirne per un mese il commercio – per contenere il prezzo sul mercato. Ma non ha avuto grande successo.

Domani a Parigi si riunirà una coalizione internazionale per un summit su Hormuz. L’obiettivo è creare una task force e delineare un piano per monitorare e garantire il transito dallo Stretto una volta terminate le ostilità. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz – che sarà presente a Parigi – ha evidenziato che «non ci sarà una rapida riapertura» di Hormuz. L’attivismo degli europei non ha trovato sponde a Teheran dove la leadership ha recapitato il messaggio che è meglio che la Ue si tenga fuori da questa contesa, ovvero non si schieri dalla parte degli americani.

L’Iran ha anche avanzato una proposta di mediazione su Hormuz: l’idea si basa sul lasciare transitare le petroliere lungo il fianco omanita dello Stretto e allo stesso tempo mantenere il controllo dei passaggi lungo la costa iraniana. Lo ha riferito, citando fonti iraniane, la Reuters. La proposta è condizionata all’accettazione di alcune clausole, non rese note, da parte degli Usa.

Trump ha provato a chiudere una potenziale crisi con Pechino. Alcuni media Usa hanno rivelato che la Cina avrebbe consentito la vendita dei suoi satelliti all’Iran per colpire obiettivi americani. Il presidente statunitense ha detto – citando una lettera che avrebbe scritto a Xi Jinping e dal quale ha ricevuto una risposta – che «Pechino non rifornisce di armi l’Iran».

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